{"type":"Feature","properties":{"id":2699,"name":"Castello della Brina ( Loc Falcinello)","description":"","modified":"2022-08-22T13:49:40","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","imageGallery":[{"src":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/1-3-1024x619.jpg","id":4091,"caption":""},{"src":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2-2.jpg","id":4230,"caption":""},{"src":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/3-3.jpg","id":4500,"caption":""}],"image":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Castello-della-Brina-a-Sarzana-A-300x262.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[393]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":true,"description":"<p>\u00e8 possibile giungere in prossimit\u00e0 del sito<\/p>\n"},"on_foot":{"check":true,"description":""},"by_car":{"check":true,"description":"<p>\u00e8 possibile giungere in prossimit\u00e0 del sito<\/p>\n"},"by_public_transportation":{"check":true,"description":"<p>\u00e8 possibile giungere in prossimit\u00e0 del sito<\/p>\n"}},"related_url":["http:\/\/castellodellabrina.it\/info-e-contatti\/"],"locale":"it","source":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2699","wp_edit":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2699&action=edit","translations":{"en":{"id":3886,"name":"Castello della Brina ( Loc Falcinello)","web":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/\/castello-della-brina-loc-falcinello\/?lang=en","source":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3886","description":""},"fr":{"id":3890,"name":"Castello della Brina ( Loc Falcinello)","web":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/\/castello-della-brina-loc-falcinello\/?lang=fr","source":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3890","description":""}},"web":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/poi\/castello-della-brina-loc-falcinello\/","addr:street":"Via Falcinello","addr:housenumber":"","addr:postcode":"19038 ","addr:city":"Sarzana (SP)","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","address":"Via Falcinello,  Sarzana (SP)","content_from":"","titolo_alternativo":"","rilevanza_storica":"La storia del sito occupato dal castello della Brina \u00e8 piuttosto antica: si pensa che la sua frequentazione risalga addirittura all\u2019epoca preromana. \r\nIl sito infatti era occupato da un insediamento della trib\u00f9 ligure degli Apuani che da questo sito probabilmente controllava la costa (V\/IV secolo a.C.).\r\nDopo una fase di presenza umana meno intensa, da collocarsi indicativamente in un momento successivo rispetto alla conquista romana e alla fondazione di Luni (177 a.C.) l\u2019altura ove sorse il castello, chiamata \u201cla Nuda\u201d, venne abbandonata, per poi tornare ad essere intensamente frequentata (fine IX secolo).\r\nNell\u2019area, infatti, \u00e8 attestata una frequentazione pertinente ad un borgo Alto Medievale (IX secolo), probabilmente articolato in varie capanne lignee (o, pi\u00f9 genericamente, in materiale deperibile).\r\nDivenuto di propriet\u00e0 della famiglia dei signori locali dei da Burcione, il sito venne fortificato e, ben presto, attir\u00f2 le rivendicazioni di propriet\u00e0 da parte dei Vescovi di Luni, i quali entrarono in conflitto con i Malaspina per il suo possesso. Inizialmente, furono i Vescovi i Luni ad avere la meglio e nello specifico, tra il 1279 e il 1281, il Vescovo Enrico da Fucecchio si fece fautore di alcuni interventi di restauro e ristrutturazione del fortilizio. Dapprima, egli volle far costruire un palazzo sui resti di una torre circolare preesistente. In seguito, egli si adoper\u00f2 nell\u2019edificazione di una ulteriore cinta muraria, che contribu\u00ec alla separazione tra il cassero (ossia la struttura principale della fortificazione) ed il resto del castello. \r\nInfine, sempre al Vescovo Enrico da Fucecchio si deve anche una torre a pianta circolare, di larghezza di poco inferiore ai 5 m (per la precisione, essa deteneva una larghezza pari a circa 4.6 metri), realizzata con materiale di provenienza locale.\r\nIn un secondo momento, furono invece i Malaspina a prevalere e ad impossessarsi del Castello della Brina, imponendo nel 1306 la Pace di Castelnuovo (che, fra i firmatari, vide persino Dante Alighieri, il quale ag\u00ec in qualit\u00e0 di procuratore dei Marchesi) e impossessandosi del sito.\r\nPer il castello, precedentemente migliorato e ulteriormente fortificato dal vescovo, tanto da costituire una potenziale minaccia,  vennero previste demolizioni militari programmate. \r\nLa torre circolare, nello specifico, venne demolita con la tecnica della \u201cmina\u201d e, privata di sostegno, cadde a terra: di essa si pu\u00f2 osservare ancora il cosiddetto \u201cTorraccio\u201d, ossia uno degli spezzoni di maggiore entit\u00e0 della Torre stessa. Dal XV secolo, quando ormai anche i Malaspina avevano perso il predominio sul castello della Brina, l\u2019edificio quadrangolare venne adibito a dogana, sino agli albori del XVII secolo, momento in cui un incendio ne provoc\u00f2 il crollo definitivo, avviando l\u2019abbandono del colle.\r\nTra XVI e XVII secolo, dai documenti continuano ad emergere menzioni dei ruderi del castello e della sua chiesa (ossia la chiesa castellana di San Biagio), ormai utilizzati come \u201ccava\u201d per il materiale costruttivo reimpiegato nelle case locali. Ci\u00f2 accadde anche perch\u00e9 il castello aveva ormai perso parte della sua importanza, in ragione del fatto che i movimenti di persone lungo la Via Francigena erano migrati ad Est e, localmente, tale strada serviva solamente per spostamenti a breve raggio. \r\n","rilevanza_stile_romanico":"Il Castello della Brina sorge sulle alture ubicate alle spalle di Sarzana, nello specifico su un colle noto con il nome di \u201cla Nuda\u201d, alta circa 500 m s.l.m. . La sua posizione \u00e8 estremamente favorevole dal punto di vista strategico e viario (si ricordi infatti che il sito si trova nelle vicinanze della Via Francigena) e consente una visuale panoramica sul golfo di La Spezia, sulla Val di Magra e sull\u2019Appennino parmense. Storicamente, esso si colloca lungo una via di comunicazione oggetto di contese tra i Vescovi di Luni e i Malaspina, che neppure la pace di Castelnuovo del 1306 riusc\u00ec a fermare. Le ricerche archeologiche presso il castello della Brina presero avvio nel 2000 e perdurarono sino al 2013, grazie ad un\u2019ampia collaborazione tra Universit\u00e0 di Pisa e di Sassari, Soprintendenza Archeologica della Liguria, Club Alpino Italiano-sez. Sarzana, Provincia di La Spezia, Comune di Sarzana e di Santo Stefano Magra.\r\nI primi tre anni di scavo interessarono la sommit\u00e0 della collina, dove non solo era attestato il toponimo \u201cTorraccio\u201d (potenzialmente interessante dal punto di vista archeologico e storico), ma era anche possibile osservare un moncone di torre (anch\u2019esso noto con il nome di \u201cTorraccio\u201d), ossia un rudere dal quale hanno preso origine le ricerche archeologiche.\r\nQueste prime indagini hanno consentito di portare alla luce varie testimonianze: tra queste, alcune evidenze di epoca romana (ceramica, una moneta e alcuni laterizi, forse indice di un piccolo nucleo frequentato nella zona o poco lontano) e resti di strutture lignee a carattere residenziale, talora circondate da una palizzata. \r\nTali resti si collocano prima dell\u2019edificazione del castello in pietra (IX\/X secolo). Nei primi decenni dopo il Mille, infatti, l\u2019insediamento composto da capanne lignee dovette cedere il passo ad un recinto in pietra che comprendeva un ambiente ed un torrione a pianta circolare. \r\nTra la fine dell\u2019XI e l\u2019inizio del XII secolo venne modificato il muro di recinzione e si oper\u00f2 la demolizione della prima torre a base circolare; fu solamente nel XIII secolo che il cassero raggiunse la forma definitiva, con un palazzo signorile di pianta rettangolare ed una torre circolare di avvistamento, per la costruzione della quale venne impiegata manodopera specializzata e maestranze capaci di predisporre un miscelatore meccanico utile alla produzione e lavorazione della malta. \r\nTuttavia, entro i primi venticinque anni del XIV secolo, il castello venne distrutto in maniera pianificata per ragioni politiche, che portarono all\u2019abbattimento del muro di cinta, delle mura del palazzo e della torre (per la quale, come accennato in precedenza) si fece ricorso ad una tecnica particolare, detta della \u201cmina\u201d. Si tratta di una tecnica ricorrente negli assedi che comportava la creazione di una spaccatura sottile ma profonda alla base della torre, inserendo nelle aperture delle travi lignee. Una volta incendiate le travi, la torre dovette cadere rovinosamente a terra, rompendosi in pi\u00f9 tronconi. Di questi, il pi\u00f9 grande viene oggi comunemente chiamato \u201cTorraccio\u201d.\r\nNel 2005 ha preso avvio la seconda fase di studi ed indagini archeologiche, incentrate soprattutto all\u2019esterno del cassero, nella zona del borgo fortificato, della chiesa castrense (intitolata a San Biagio) e della strada di crinale verso Sarzana. Gli obiettivi erano quelli di comprendere meglio la struttura e le funzioni del fortilizio, le relazioni che esso intratteneva con il territorio, la Via Francigena e la viabilit\u00e0 minore in et\u00e0 medievale e post-medievale. \r\nIn particolare, la volont\u00e0 era quella di delimitare l\u2019area del cassero di XIII secolo, definire andamento e cronologia delle strutture pi\u00f9 antiche identificate in precedenza sul confine Sud\/Ovest della parte di cassero gi\u00e0 indagata e rintracciare eventuali strutture a carattere residenziale del borgo.\r\nGrazie all\u2019esecuzione di tre saggi fu possibile osservare le distruzioni duecentesche (particolarmente invasive sulla sommit\u00e0 del colle, presso la quale le strutture vennero demolite completamente, tanto da consentire di fondare nuovi edifici direttamente sulla roccia). In questo momento e sino alla met\u00e0 del Trecento, l\u2019area intorno al cassero (la cui frequentazione si attesta tra la fine dell\u2019XI e il XIV secolo) \u00e8 risultata libera da evidenze murarie. \r\nLaddove invece \u00e8 stato possibile identificare lacerti di murature non intaccate dalle distruzioni di XIII secolo, \u00e8 stato possibile verificare, anche per quest\u2019area, la preesistenza di edifici e capanne in legno o materiale misto. \r\nLe indagini condotte tra il 2006 ed il 2007, finalizzate a comprendere l\u2019ampiezza dell\u2019abitato medievale sull\u2019altura e determinare la possibile organizzazione interna dell\u2019insediamento, hanno portato all\u2019approfondimento delle indagini in tre aree, due delle quali erano ubicate presso il limite Sud-orientale dell\u2019altura, mentre la terza si trova a Sud-Ovest del cassero. In tutte e tre le aree vennero riconosciuti interventi di risistemazione del perimetro della sommit\u00e0 tramite una sorta di bassa recinzione (realizzata con elementi lapidei legati con terra) impostata sui crolli delle strutture di et\u00e0 basso-medievale. \r\nPer quanto riguarda la cronologia, essa sembra essere pertinente al pieno XVII secolo.\r\n\u00c8 stato particolarmente interessante riuscire ad identificare interventi di nuova fortificazione del sito risalenti al tardo XIV secolo (ossia ad un momento successivo alla demolizione del cassero), attestata nelle fonti documentarie, nelle quali si menziona un tentativo, condotto dapprima dal Malaspina, poi dal Marchese di Podenziana, di fortificare nuovamente il sito verso la fine del XIV secolo. \r\nLa prosecuzione delle indagini archeologiche tra il 2008 e il 2009 ha riguardato le tre aree ubicate presso il limite Sud\/Est del colle e a Sud\/Ovest del cassero, con l\u2019obiettivo di definire le vicende dell\u2019abitato. \r\nGrazie a questi tre saggi, \u00e8 stato possibile ottenere nuove informazioni relative alle fasi finali dell\u2019insediamento, oltre a porre nuovi interrogativi sulla fisionomia del castello tra XI e XII secolo rispetto alle fasi altomedievali. \r\nLe tre aree hanno consentito di individuare ulteriori resti di una sorta di recinzione realizzata con elementi lapidei legati con semplice terra, il cui piano di imposta si trovava sui primi crolli delle strutture medievali (fine del XVI secolo e la prima met\u00e0 del secolo successivo) e sugli ultimi livelli di frequentazione.\r\nDurante le ricerche vennero identificati lacerti di strutture murarie realizzate reimpiegando materiali precedentemente appartenenti al cassero e databili al XIV\/XV secolo (interpretati come possibili resti del podium malaspiniano citato verso la fine del XIV secolo). \r\nA Sud\/Ovest del cassero vennero riconosciuti i livelli di utilizzo di un cortile esistente fra due cortine murarie, utilizzato tra XI e XII secolo ed utilizzato per l\u2019essiccazione e la tostatura delle granaglie. \r\nIn direzione Sud sono state identificate strutture abitative e difensive di fine XI\/XIII secolo, nonch\u00e9 due file di buche da palo (IX\/X-inizi XII secolo) delle quali una definisce un vano con silos granari interrati (XI secolo).\r\nNel 2010, le ricerche hanno interessato le aree precedentemente sottoposte ad indagine archeologica, consentendo di riconoscere nel saggio a Sud\/Ovest del cassero bassomedievale tracce di un insediamento ligure della met\u00e0 V\/prima met\u00e0 VI sec. a. C. al di sotto degli interventi di livellamento dell\u2019area per la costruzione della cinta medievale edificata tra la seconda met\u00e0 del X e gli inizi dell\u2019XI secolo. \r\nLe tracce dell\u2019insediamento ligure consistono in una struttura muraria in pietra non legata (della quale venne riconosciuto lo zoccolo) oltre a strati riferibili ad un\u2019area esterna con tracce di un focolare e materiale ceramico.\r\nNel medesimo anno vennero aperti ulteriori settori di indagine, uno dei quali interess\u00f2 la zona a Sud\/Ovest del ridotto sommitale, mentre un altro venne realizzato nell\u2019area settentrionale del cassero, dove, al di sotto di una discarica domestica contenente ceramiche di fine X\/fine XI secolo, venne identificata una fase cantieristica (XI secolo) e un\u2019altra fase (seconda met\u00e0 XI secolo) relativa a vasche per la preparazione della calce. Le indagini del 2010 hanno consentito di raccogliere dati sulla frequentazione di X\/XII secolo, che deve probabilmente essere attribuita ad un\u2019aristocrazia piuttosto alta. \r\nInfine, sono stati riconosciuti importanti elementi relativi ad attivit\u00e0 insediative all\u2019interno della cinta medievale databili tra XIII e XIV secolo: infatti \u00e8 stato localizzato un probabile ambiente usato come stalla signorile, nonch\u00e9 alcuni interventi a carico della cinta muraria, attestati nella porta Sud e l\u2019individuazione di una porta di pi\u00f9 piccole dimensioni rispetto alla precedente, preliminarmente interpretata come postierla. \r\nUna fase ulteriore di studio si ebbe tra 2012 e 2013. Oltre alle attivit\u00e0 di rilievo e di analisi dei materiali, \u00e8 stato possibile riprendere due saggi di scavo aperti negli anni precedenti. Gli scavi hanno consentito di acquisire nuove informazioni in merito alla frequentazione altomedievale, con il riconoscimento di interventi pertinenti alla fine IX\/fine XI secolo. \r\nIn uno dei sondaggi (realizzato nel settore centro orientale del sito) \u00e8 stata possibile l\u2019identificazione della fase cantieristica relativa all\u2019edificio fortificato, a pianta quadrangolare (primi anni XI secolo).\r\nAlcune buche da palo presumibilmente pertinenti ad un impianto in materiale deperibile sono invece da associarsi ad una fase anteriore rispetto alla costruzione dell\u2019edificio (si ritiene che tali interventi siano da collocarsi genericamente ad una fase anteriore al X secolo). \r\nLa seconda area indagata, a ridosso del muro di cinta ubicato in direzione Ovest, ha permesso di riconoscere tracce di un edificio (fine X\/XI secolo) con aree destinate ad ospitare il fuoco e zone funzionali alla posa di giacigli. Tale struttura era, forse, destinata all\u2019immagazzinamento dei cereali tostati, e venne individuato al di sotto di strutture legate ad una possibile stalla bassomedievale (gi\u00e0 riconosciuta in occasione delle precedenti campagne di scavo). \r\nGrazie ai fondi europei POR-FESR 2007\/2013 (Asse 4 \u2013 Valorizzazione delle risorse naturali e culturali\/Azione 4.1.- Promozione del patrimonio culturale e naturale\/P.I.T. \u2013 Provincia della Spezia \u2013 Paesaggio nella Terra della Luna: itinerari e siti archeologici)\r\n l\u2019area venne sottoposta ad interventi di valorizzazione anche grazie all\u2019allestimento di un itinerario di visita attrezzato che consenta di conoscere le varie fasi edilizie riconosciute nel corso delle indagini. Oltre a tali interventi, a carico del sito sono stati svolti lavori di restauro conservativo delle strutture murarie medievali. Il sito \u00e8 inserito nella rete di percorsi di trekking dell\u2019Alta Via del Monti Liguri, che ne rende pi\u00f9 agevole la fruizione.\r\nLe attivit\u00e0 erano finalizzate alla valorizzazione non solo dei dati archeologici, ma anche dell\u2019aspetto botanico e della valenza naturalistica, paesaggistica ed ambientale dell\u2019area.\r\n","come_arrivare":"Dall\u2019uscita autostradale (S. Stefano M\/Croce Rossa Italia\/Livorno): mantenere la sinistra e, alla rotonda, prendere la seconda uscita. Alla rotonda successiva prendere la prima uscita e imboccare Via Cisa Sud (1.2 km). Alla rotonda, prendere la terza uscita e imboccare Via Cisa Sud\/SS62 (2.0 km). Svoltare leggermente a sinistra e prendere Via Gabella (130 m). Svoltare a sinistra (500 m), poi nuovamente a sinistra (450 m). Successivamente svoltare leggermente a destra e prendere Via Lago (300 m). Girare a sinistra.\r\nDalla stazione ferroviaria (Sarzana): dalla stazione ferroviaria proseguire con i mezzi di trasporto pubblico.\r\nMezzi pubblici: https:\/\/www.atcesercizio.it\/index.php\/it\/variazioni-al-servizio\/1330-libretto-orario.\r\n"},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[9.96128086022066,44.1527192939036]}}