{"type":"Feature","properties":{"id":3048,"name":"San Calocero, Albenga","description":"","modified":"2022-08-22T10:15:44","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","imageGallery":[{"src":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/9-2.jpg","id":3964,"caption":""},{"src":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/3-2.jpg","id":4163,"caption":""},{"src":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/1-3-1024x618.jpg","id":4382,"caption":""}],"image":"http:\/\/ir.be.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/San-Calocero-ad-Albenga-\u2013-A-1-1024x546.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[367]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":true,"description":""},"on_foot":{"check":true,"description":""},"by_car":{"check":true,"description":"<p>Dall\u2019uscita autostradale (Albenga): seguire SP582 e Via Aurelia in direzione di SP6. Prendere l&#8217;uscita SP6 da Via Aurelia. Procedere su Strada Provinciale 582 del Colle di S. Bernardo\/SP582 per 200 m.<br \/>\nAlla rotonda prendere la seconda uscita e prendere Regione Carr\u00e0\/Strada Provinciale 582 del Colle di S. Bernardo\/SP582. Alla rotonda successiva, prendere la seconda uscita e rimanere su Regione Carr\u00e0\/Strada Provinciale 582 del Colle di S. Bernardo\/SP582. Dopo circa 1.6 km, alla rotonda, prendere la seconda uscita e prendere Strada Statale Albenga &#8211; Garessio\/SP582. Svoltare a destra e prendere Via Aurelia. Dopo circa 900 m, prendere l&#8217;uscita SP6 verso Aeroporto\/Albenga\/Garlenda\/Villanova\/Casanova. Continua su SP6. Guida in direzione di Salita Madonna di Fatima a Albenga. Dopo circa 500 m, svoltare a sinistra e prendere SP6. Alla rotonda, prendere la seconda uscita e proseguire in Via Antonio Gramsci. In prossimit\u00e0 delle poste, girare a sinistra in Reg. Avarenna, dove si potr\u00e0 parcheggiare l\u2019automobile. Da l\u00ec, tornare su Via Antonio Gramsci, oltrepassare la rotonda e prendere Via Fratelli Ruffini. Dopo poco pi\u00f9 di 100 m, svoltare a sinistra e percorrere la salita. Oltrepassare la chiesa di N.S. di Fatima, lasciare le indicazioni per la Via Iulia Augusta e proseguire dritti, seguendo le indicazioni per l\u2019area archeologica di San Calocero.<br \/>\n\u00c8 presente un parcheggio per disabili in prossimit\u00e0 di Via Ruffini 11.<br \/>\nDalla stazione ferroviaria (Albenga): procedere lungo Via XXV Aprile, successivamente prendere Via Trieste sino a giungere in Piazza del Popolo. Percorrere il ponte E. 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Il suo corpo sarebbe stato sepolto nell\u2019area occupata dalla \u201cnecropoli del Monte\u201d (ossia un cimitero pagano ubicato lungo la Via Iulia Augusta, che univa l\u2019Italia Annonaria alla Gallia (Francia) e all\u2019Iberia (ossia la Spagna). Il momento in cui tali fatti sarebbero accaduti \u00e8 controverso: una versione li collocherebbe sotto l\u2019imperatore Adriano (agli inizi II secolo d.C.), sebbene sembri pi\u00f9 plausibile collocarli ai tempi dell\u2019ultima persecuzione attuata da Diocleziano (inizio IV secolo). Le pi\u00f9 antiche testimonianze scritte relative a San Calocero sono contenute in un\u2019epigrafe incisa su un architrave di marmo rinvenuta tra le rovine del complesso. Essa era probabilmente pertinente ad un ciborio elevato sulla sepoltura del santo (le cui ossa andarono disperse in epoca longobarda \u2013 met\u00e0 VII secolo \u2013  e sostituite nel secolo successivo con quelle di un santo omonimo di Roma o, forse, di Ravenna). L\u2019epigrafe risale alla prima met\u00e0 del VIII secolo e rappresenta una delle pi\u00f9 antiche testimonianze del monachesimo benedettino in Liguria. Attualmente conservata presso il Palazzo Vecchio del Comune. \r\nLe spoglie del Santo in parte vennero trasferite gi\u00e0 nel IX secolo nel monastero di S. Pietro di Civate in Lombardia (allo scopo di porle al riparo dalle incursioni saracene), in parte vennero invece traslate nel 1593 in un monastero realizzato ad Albenga nel quartiere di Sant\u2019Eulalia per volont\u00e0 del vescovo Luca Fieschi. Il complesso di Sant\u2019Eulalia venne realizzato in tempi relativamente brevi, per poter dare alle monache maggiore sicurezza (come stabilito nel 1585 dal vescovo Mons. Nicol\u00f2 Mascardi). Tale edificio, nell\u2019Ottocento, venne trasformato in Ospedale; pertanto le reliquie del santo furono spostate definitivamente nella cattedrale di Albenga, dove si trovano tutt\u2019ora. \r\nTornando al complesso monastico, stando alle fonti archivistiche il monastero benedettino di San Calocero nel corso del seconda met\u00e0 del XIV secolo divenne un convento di Clarisse. Verso la fine del XVI secolo, in ragione delle minacce delle incursioni turche esso venne abbandonato (1593) e le Clarisse si trasferirono in una sede pi\u00f9 riparata, entro le mura della citt\u00e0 (nel vecchio Ospedale Civico). Successivamente esso venne trasformato in un fondo agricolo ad inizio XVII secolo (nel 1607, infatti, la famiglia Peloso Cepolla acquist\u00f2 dalle monache clarisse l\u2019area, che venne adibita a tale uso). \r\nL\u2019interesse verso il sito, ormai in stato di abbandono, si risvegli\u00f2 solo negli anni Trenta del Novecento, quando l\u2019archeologo Nino Lamboglia avvi\u00f2 ad indagini archeologiche. \r\n","rilevanza_stile_romanico":"Il complesso di San Calocero ad Albenga \u00e8 ubicato nella regione Doria, sul versante Nord della collina del Monte San Martino. Tale area \u00e8 nota per essere particolarmente interessante per la storia di Albenga, in quanto nel tempo sono stati effettuati diversi ritrovamenti databili tra I e III\/IV sec. d.C., per lo pi\u00f9 riconducibili ad un anfiteatro, a contesti funerari e al tracciato viario della Via Julia Augusta. Tali ritrovamenti confermano la frequentazione dell\u2019area in epoca romana imperiale e, successivamente, in epoca tardo-antica. L\u2019indagine archeologica qui condotta \u00e8 stata complessa ed ha impegnato ricercatori di varie universit\u00e0, italiane e non. \r\nGrazie alle indagini archeologiche ed allo studio delle fonti, \u00e8 stato possibile comprendere che il complesso \u00e8 orientato in senso Est\/Ovest, con abside ad Est, e presenta differenti fasi monumentali.\r\nNella prima met\u00e0 del VI secolo si verific\u00f2 la costruzione di una prima basilica cristiana a tre navate dissimmetriche rivestita di una funzione funeraria sin dal momento della sua fondazione. Ad essa, si accedeva dalla Via Iulia Augusta tramite un criptoportico, che sosteneva la navata settentrionale della chiesa pi\u00f9 antica. La basilica venne occupata da monaci forse gi\u00e0 a partire dall\u2019Alto Medioevo. Gli interventi degli anni \u201980 hanno consentito di portare in luce la totalit\u00e0 delle strutture del complesso monastico bassomedievale, anche se gli studiosi si sono concentrati sui depositi precedenti, soprattutto in riferimento al criptoportico. \r\nAlla comprensione di tali aspetti si giunse dopo decenni di indagini archeologiche, avviate sin dal 1934. In quell\u2019anno, Nino Lamboglia avvi\u00f2 uno dei primi scavi stratigrafici in Italia proprio a San Calocero, concentrandosi soprattutto sulla chiesa, mentre l\u2019area del monastero venne esplorata in misura minore. Tra i vari fronti di ricerca aperti in questo momento, si possono segnalare i sondaggi nel settore Nord\/Ovest dell\u2019edificio, utili per portare in luce l\u2019imboccatura del forno tardomedievale e l\u2019area dell\u2019ambiente antistante (ossia cucina e spazio di servizio).\r\nQuesti scavi si rivelarono propedeutici a nuove indagini, svoltesi tra il 1938 ed il 1939, grazie alle quale vennero identificati, sotto due metri di detriti, i resti della chiesa post-medievale, di cui vennero riportati in luce la navata meridionale e quella centrale. Grazie ad un \u201csondaggio a pozzo\u201d praticato sul limite nord orientale sella navata centrale, si individu\u00f2 un muro pi\u00f9 antico (il cosiddetto \u201cmuro a reseghe\u201d risalente, secondo lo studioso, ad et\u00e0 imperiale). Su tale muro, si sarebbe impostata la fondazione che sorregge i pilastri tra la navata centrale e quella settentrionale. In quegli anni, l\u2019archeologo identific\u00f2 tegoloni romani intatti a circa 2 metri di profondit\u00e0 rispetto al piano moderno ed indag\u00f2 l\u2019ambiente a valle, compreso tra la struttura ad arcatelle ed il muro detto \u201da reseghe\u201d, noto come \u201ccriptoportico\u201d. \r\nNella zona indagata sul fronte interno della facciata principale, vennero identificate numerose tombe a cappuccina o a muretto (plausibilmente collocabili cronologicamente tra IV e VI secolo) al di sotto delle quali venne identificato uno strato di frammenti romani sottostante le fondazioni di et\u00e0 medievale. \r\nOltre alla fase tardo romana e a quella altomedievale, lo studioso individu\u00f2 una fase medievale e tardo medievale, con ampliamenti ed edifici monastici.\r\nTra 1970 e 1971, Lamboglia individu\u00f2 l\u2019abside \u201ca semicerchio oltrepassato\u201d di VIII secolo, relativa alla chiesa altomedievale, con tre navate, portico e recinto annesso. Inoltre, fra i vari ambiti, l\u2019archeologo indag\u00f2 anche Nella navata centrale, invece, vennero identificate diverse sepolture, molte delle quali di et\u00e0 paleocristiana.\r\nTra gli anni \u201880 e \u201890 del Novecento, nella zona vennero condotte complesse ricerche archeologiche da parte della Soprintendenza Archeologica della Liguria, con la direzione della dott.ssa Spadea e del prof. Ph. Pergola, per l\u2019Ecole Fran\u00e7aise de Rome.\r\nGrazie a tali ricerche, si comprese che la fase pi\u00f9 antica del complesso \u00e8 rappresentata da un portico (in origine un recinto funerario) percorso da chi giungeva dalla Via Iulia Augusta, datato alla seconda met\u00e0 del I secolo d.C. . Per quanto riguarda l\u2019edificio cristiano, realizzato probabilmente su un\u2019area adibita gi\u00e0 in precedenza ad uso cultuale, tra fine del V e l\u2019inizio del VI secolo venne costruita una grande basilica a tre navate che sfrutta murature preesistenti.\r\nNegli anni \u201980 venne indagata anche la navata settentrionale, con indagine dell\u2019ambiente del criptoportico. Tale intervento ha evidenziato come il portico fosse stato coperto da un tetto ligneo sostituito da una volta a botte oggi crollata, resa pi\u00f9 leggera dall\u2019utilizzo di anfore di produzione spagnola, africana e orientale (di fine V-inizio VI secolo, epoca alla quale si datano tali interventi) reimpiegate intere, secondo una tecnica tardoromana-bizantina, ampiamente diffusa in et\u00e0 tardoantica. Lo scavo ha inoltre consentito di comprendere come il muro Nord ad arcate (successivamente tamponate) sia da attribuirsi ad una delle fasi pi\u00f9 antiche , successiva al muro \u201ca reseghe\u201d. Sono invece contemporanee a tale muro i sarcofagi, svuotati in epoche successive e poi riempiti di terra, grumi di malta e detriti. \r\nSempre negli anni \u201980, vennero portati a termine scavi nell\u2019abside, area gi\u00e0 interessata dagli interventi degli anni \u201930 e \u201970 del \u2018900. L\u2019indagine delle fasi pi\u00f9 tarde (moderne e tardomedievali) ha permesso di comprendere come l\u2019abside semicircolare fosse stata rasata e su di essa fosse stata costruita la tarda abside rettangolare. La sostruzione moderna ha cancellato del tutto anche le tracce dell\u2019altare medievale che si trovava al centro del catino absidale, l\u2019indagine del quale ha tuttavia portato ad individuare i resti della fondazione dell\u2019altare stesso, che celava una sepoltura in a deposizione primaria, una in riduzione.\r\nTale altare-reliquario si ascrive ad un periodo indeterminato non anteriore al X\/XII secolo. \r\nNegli stessi anni venne realizzato un saggio nella cosiddetta \u201cstanza del forno\u201d, utile per la comprensione dell\u2019organizzazione degli ambienti nel monastero. Non sono state rinvenute alcune tracce di frequentazione altomedievale e della prima parte del medioevo. L\u2019indagine della navata Sud, gi\u00e0 intaccata dal Lamboglia ha portato in luce i resti della piscina sacrarii, una struttura quadrangolare con un fondo di lastre in ardesia. \r\nLa chiesa sorgeva su un terrapieno, ed era sorretta da un portico avete funzione di ingresso e di cripta. \r\nLa chiesa di VI secolo poteva contare su un apparato decorativo di cui sono stati identificati pilastrini marmorei frammentari decorati con un tralcio d\u2019edera intervallato da plutei. \r\nUn rinnovamento architettonico della chiesa si ebbe ad inizio VIII secolo, con l\u2019esecuzione di interventi forse collegabili con l\u2019abate Marinaces di cui si parla in un\u2019epigrafe incisa su un architrave marmorea oggi conservata nella loggia del Comune. \r\nSono invece pertinenti all\u2019et\u00e0 tardomedievali interventi di sostituzione dell\u2019abside semicircolare con un coro quadrangolare, la realizzazione dell\u2019ossario della navata centrale e l\u2019isolamento della navata Sud, anch\u2019essa utilizzata come ossario. All\u2019ultima fase di vita appartengono i ruderi degli edifici di servizio ed i recinti utilizzati forse come orti. \r\nTra il 1985 e il 1989 il complesso di San Calocero \u00e8 stato sottoposto ad indagini archeologiche da parte del prof. Pergola, con indagini nella crypta sottostante la navata sinistra crollata della chiesa, in un piccolo ambiente antistante la navata, ambiente di servizio adibito a lavatoio e cucina. Erano ancora in corso lo scavo della navata centrale (e relativi ambienti antistanti) e di quella destra. Gli scavi hanno consentito di comprendere che la zona era gi\u00e0 occupata in et\u00e0 romana (presumibilmente da una necropoli). Risalgono ad et\u00e0 medievale i terrazzamenti necessari alla realizzazione della chiesa e alla delimitazione della zona sepolcrale, probabilmente ad opera dei benedettini. Nel 1368, infatti, venne fondato un monastero dal Vescovo di Albenga Giovanni Fieschi. Dopo il passaggio alle clarisse, l\u2019edificio sub\u00ec notevoli mutamenti con l\u2019aggiunta di una ala di vani destinati ad alloggi e servizi. \r\nTuttavia, le indagini archeologiche furono interrotte nei primi anni \u201990, lasciando vari problemi aperti. A partire dal 2014 vennero realizzati nuovi sondaggi di scavo dal Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana e l\u2019Universit\u00e9 d\u2019Aix-Marseille, concentratesi in vari punti, fra i quali la zona della facciata della basilica.\r\nIn particolare, il sondaggio dinnanzi alla facciata consent\u00ec di portare in luce  un acciottolato di pregevoli fattezze (gi\u00e0 riconosciuto negli anni \u201980) con lacune dovute ad interventi successivi all\u2019abbandono (talora colmate con pietre disposte con un movimento circolare). Tale acciottolato sembra associabile all\u2019insediamento monastico. Al di sotto, sono state identificate cinque sepolture di incerta datazione:  infatti, al momento della realizzazione della pavimentazione, la terra deve essere stata spianata per predisporre la realizzazione dell\u2019acciottolato ci\u00f2 spiega come mai la fase tardomedievale si sovrapponga direttamente a strati che hanno restituito reperti di et\u00e0 classica. \r\nTra le sepolture, la pi\u00f9 recente \u00e8 orientata in senso Nord\/Sud ed \u00e8 inquadrabile attraverso le analisi al C14 al XV secolo. Essa infatti conservava un adolescente (presumibilmente di circa 13 anni), di probabile sesso femminile, deposto in nuda terra ed in posizione prona, in una sepoltura piuttosto profonda e con un consistente strato di terreno posto a coprire la defunta. Si tratta di una figura probabilmente affetta da scorbuto e da una forte anemia, provocate da carenze di tipo alimentare. Essa \u00e8 definibile come una deviant burial (ossia una sepoltura anomala), in quanto la giovane venne sepolta secondo un rituale del tutto inconsueto sia nella tradizione cristiana sia nelle epoche precedenti all\u2019affermazione di questa religione, indicatore di una sorta di \u201cdiscriminazione\u201d nella morte, forse per comportamenti non rispettosi delle regole sociali che la persona sepolta avrebbe avuto in vita, forse perch\u00e9 le malattie che la affliggevano (di cui oggi si possono solo carpire alcuni tratti, ossia quelli che hanno lasciato tracce sulle ossa) la portavano ad avere un comportamento recepito come malefico (si pensi, ad esempio, all\u2019epilessia). \r\nNon sono state identificate sepolture del periodo altomedievale a causa della realizzazione di un acciottolato posto in opera nel corso del XIV secolo. Risale al XIV secolo anche la realizzazione del monastero \r\nUn saggio nella balza superiore, condotto sempre nel 2014, consent\u00ec di riconoscere le tracce di cava tardo medievale utilizzata per la realizzazione del monastero femminile o per una sua ristrutturazione (di poco successiva rispetto alla costruzione). L\u2019area della balza superiore venne utilizzata per gli orti e le stalle del monastero.\r\nNel corso del 2015 venne identificata una vasca rettangolare per la cremazione (bustum) di epoca tardo imperiale (met\u00e0 III \u2013 inizio IV), segno che probabilmente l\u2019area era utilizzata anche in precedenza a fini cimiteriali. Sono pertinenti all\u2019epoca tardo-antica (entro il VI secolo) sepolture privilegiate poste dinnanzi all\u2019ingresso della chiesa. \r\nL\u2019apertura, in quello stesso anno, di un nuovo fronte di scavo nella navata centrale, gi\u00e0 indagata in passato da Lamboglia, consent\u00ec di identificare tracce di un pavimento probabilmente realizzato nella fase tarda della vita del monastero. Al di sotto, una volta indagati livelli di riempimento, sono state identificate ulteriori sepolture, tra le quali se ne segnala una anomala, coperta da pietrame piuttosto grande e volta ad ospitare le ossa di un individuo bruciato lontano rispetto al luogo della sepoltura. \r\nAnche per questo individuo (la cui deposizione del corpo si caratterizza per una scarsa accuratezza) sono state svolte analisi al C14, che hanno consentito di collocare cronologicamente questa sepoltura tra met\u00e0 del XVI e la seconda met\u00e0 del XVII sec., ossia in un momento in cui il complesso in un periodo in cui il complesso religioso risultava gi\u00e0 abbandonato, aprendo interrogativi\r\nda chiarire. Nel medesimo settore, sono stati identificati due muri realizzati in pietre sbozzate, legate con una malta rosacea, fortemente tenace, pertinente ad un edificio in parte gi\u00e0 indagato durante gli scavi di Lamboglia. \r\nNel 2010 venne inaugurato il parco archeologico di San Calocero, grazie all\u2019intervento della Soprintendenza, che diede vita a interventi di restauro conservativo delle murature esistenti, degli affreschi su di esse conservate, sui sarcofagi di epoca tardo-antica e altomedievale di messa in sicurezza, e di allestimenti didattico dell\u2019area. \r\n","come_arrivare":"Dall\u2019uscita autostradale (Albenga): seguire SP582 e Via Aurelia in direzione di SP6. Prendere l'uscita SP6 da Via Aurelia. Procedere su Strada Provinciale 582 del Colle di S. Bernardo\/SP582 per 200 m.\r\nAlla rotonda prendere la seconda uscita e prendere Regione Carr\u00e0\/Strada Provinciale 582 del Colle di S. Bernardo\/SP582. Alla rotonda successiva, prendere la seconda uscita e rimanere su Regione Carr\u00e0\/Strada Provinciale 582 del Colle di S. Bernardo\/SP582. Dopo circa 1.6 km, alla rotonda, prendere la seconda uscita e prendere Strada Statale Albenga - Garessio\/SP582. Svoltare a destra e prendere Via Aurelia. Dopo circa 900 m, prendere l'uscita SP6 verso Aeroporto\/Albenga\/Garlenda\/Villanova\/Casanova. Continua su SP6. Guida in direzione di Salita Madonna di Fatima a Albenga. Dopo circa 500 m, svoltare a sinistra e prendere SP6. Alla rotonda, prendere la seconda uscita e proseguire in Via Antonio Gramsci. In prossimit\u00e0 delle poste, girare a sinistra in Reg. Avarenna, dove si potr\u00e0 parcheggiare l\u2019automobile. Da l\u00ec, tornare su Via Antonio Gramsci, oltrepassare la rotonda e prendere Via Fratelli Ruffini. Dopo poco pi\u00f9 di 100 m, svoltare a sinistra e percorrere la salita. 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