{"type":"Feature","properties":{"id":1000,"name":"La Fabbrica del Carbone","description":"<p>Con le sue strutture lacerate ed i macchinari erosi dalla ruggine, quel luogo \u00e8 in grado di suscitare un forte potere suggestivo ed evocare sensazioni e riflessioni che trascendono la superficie degli oggetti.<\/p>\n<p>La storia di questo singolare agglomerato di edifici e di vicende umane ha inizio intorno al 1858, quando il proprietario terriero Leopoldo Silvatici prese possesso di un vasto appezzamento agricolo sottostante il colle San Jacopo e costeggiato dal rio Grifone. Conosciuto anche come rio di Lupeta, questo piccolo corso d\u2019acqua, nonostante la sua portata modesta, aveva permesso in quella zona lo sviluppo di piccole attivit\u00e0 legate all\u2019acqua e all\u2019energia idrica. Sfruttando questa opportunit\u00e0, il Silvatici dette il via alla costruzione di un grande fabbricato a pianta rettangolare, di cui ancora oggi \u00e8 possibile ammirare l\u2019aspetto solido e imponente, destinandolo all\u2019uso di frantoio. Allo scopo di sopperire alle eventuali carenze idriche del modesto rio ed assicurare alla ruota del frantoio un apporto d\u2019acqua costante, vennero realizzate due gore di grande capienza. A queste ne verr\u00e0 successivamente aggiunta una terza. All\u2019attivit\u00e0 del frantoio venne affiancata, dopo qualche anno, quella del mulino, svolta in un\u2019altra ala del medesimo fabbricato. Sin dagli esordi e per tutta la seconda met\u00e0 dell\u2019800, sia il frantoio che il mulino trasformarono una grande quantit\u00e0 di prodotto, permettendo ai Silvatici di ottenere cospicui profitti. Successivamente, per\u00f2, la produzione sub\u00ec un calo sostanziale sino a giungere nei primi anni del \u2018900 ad una fase di grave crisi. Nuovi mulini, dotati di tecnologie avanzate, erano infatti stati costruiti nelle aree prospicienti la raccolta, eliminando cos\u00ec per gli utenti l\u2019onere del trasporto: di conseguenza le richieste di molitura e frangitura nei confronti dei Silvatici erano fortemente diminuite. Giuseppe Silvatici, succeduto a Leopoldo, decise di cessare attivit\u00e0 cos\u00ec poco redditizie e mise in vendita tutta la propriet\u00e0. Il 2 marzo 1934 Nicolo Crastan, comproprietario della nota azienda alimentare pontederese, acquist\u00f2 il complesso.<\/p>\n<p>Date le scarse probabilit\u00e0 di profitto, Crastan decise di abbandonare l\u2019attivit\u00e0 del mulino per intraprenderne un\u2019altra, che in quel momento godeva di una discreta richiesta: la produzione carbonifera. Dovendo far fronte alle mutate esigenze produttive, il nuovo proprietario fece edificare, fra il 1934 ed il 1940, una serie di fabbricati adiacenti al nucleo originario del frantoio. Nacquero in quel momento quei corpi di fabbrica in muratura e con copertura a capanna, adibiti a magazzino, che ancora oggi sorgono lungo i confini della propriet\u00e0 e ne caratterizzano l\u2019aspetto. Altri manufatti di analoga fattura si trovano sul lato opposto, nei pressi della riva sinistra del rio Grifone. Il frantoio, dotato di ampi volumi, fu riutilizzato in parte come sede degli uffici, in parte come magazzino per lo stoccaggio del carbone. In contrasto stridente col resto dei fabbricati, pur essendone coevi, risultano i due capannoni destinati a contenere i forni impiegati nella nuova produzione. Attraverso uno dei cancelli laterali, ancora oggi \u00e8 possibile scorgere il loro profilo aguzzo e plumbeo spezzato verticalmente dalle linee nere dei due fumaioli di scarico. In breve tempo, quel frantoio cos\u00ec perfettamente armonizzato con l\u2019ambiente circostante, attraverso una traumatica superfetazione si era trasformato in uno strano groviglio di edifici eterogenei ammassati l\u2019uno a ridosso dell\u2019altro, in totale distonia con i dolci colli di ulivi e cipressi dei Monti Pisani. L\u2019attivit\u00e0 si incentrava sulla produzione del carbone vegetale, tramite l\u2019utilizzo della brace prodotta dalla combustione di legna proveniente dai boschi circostanti. Il prodotto era destinato principalmente al riscaldamento domestico, in particolare agli &#8216;scaldaletto&#8217;, al tempo unico conforto durante le stagioni fredde. La produzione carbonifera dei Crastan venne interrotta nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale quando, a seguito degli esiti del conflitto, l\u2019economia italiana sub\u00ec un tracollo. Durante il periodo bellico l\u2019area venne utilizzata in vari modi. I magazzini antistanti il frantoio furono adibiti ad &#8216;Ammasso dell\u2019olio e del grano di Vicopisano&#8217;, del quale sono tutt\u2019ora visibili i resti dell\u2019insegna. Nella palazzina a destra del frantoio si progett\u00f2 di trasferire gli uffici della Piaggio da Pontedera, dove la vicinanza con la stazione ferroviaria, bersaglio dei bombardamenti alleati, costituiva un concreto pericolo. L\u2019avanzata alleata e la conseguente cessazione dei bombardamenti fecero venire meno le necessit\u00e0 del trasferimento. Gli uffici non furono terminati e rimasero dismessi. Vennero poi utilizzati come deposito di fortuna.<\/p>\n<p><em>(da leviedelbrigante.it )<\/em><\/p>\n","modified":"2018-04-12T16:28:46","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/phoca_thumb_l_fabbricadelcarbone_8578-300x200.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[151]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1000","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=1000&action=edit","web":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/la-fabbrica-del-carbone\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.586500996806649,43.70430280119263]}}