{"type":"Feature","properties":{"id":8864,"name":"San Martino Lucca","description":"<p>Il sito della cattedrale, come in altre citt\u00e0 di antica origine, si colloca ai limiti della citt\u00e0 romana: gli spazi centrali della Lucca romana erano fortemente urbanizzati e non era ancora attuabile il progetto, che si concretizzer\u00e0 per la chiesa di San Michele, di utilizzare lo spazio del foro. Non abbiamo notizie sulla primitiva costruzione: si \u00e8 pensato ad un esempio di complesso episcopale,costituito da una serie di chiese raggruppate, con funzioni differenziate. Nell&#8217;area dell&#8217;attuale piazza San Martino si affacciavano il battistero, la chiesa nota attualmente come Chiesa dei Santi Giovanni e Reparata e probabilmente la chiesa che occupava il sito della odierna cattedrale. Altri edifici sacri sorgevano nei pressi, come la chiesa oggi distrutta di San Salvatore in Pul\u00eca.<\/p>\n<p>San Martino ricevette il titolo di chiesa cattedrale nell&#8217;VIII secolo, a scapito della chiesa di Santa Reparata. Lo spostamento avvenne probabilmente per sottolineare il nuovo stato di cose a Lucca, con la fine del dominio longobardo e l&#8217;avvento dei conti carolingi, in stretta collaborazione con il papato. Segno di questo cambiamento fu la traslazione nel 780, ad opera del vescovo Giovanni I, delle reliquie di San Regolo dalla ormai spopolata citt\u00e0 di Populonia. Per ospitare le prestigiose reliquie si rese necessario l&#8217;ampliamento della chiesa, con la costruzione di una cripta e di nuovi e pi\u00f9 sontuosi arredi interni.<\/p>\n<p>La cattedrale fu completamente ricostruita a partire dal 1060 e solennemente consacrata nel 1070 da Anselmo da Baggio, che all&#8217;epoca della consacrazione era gi\u00e0 papa Alessandro II, ma aveva mantenuto il titolo di vescovo di Lucca, anche perch\u00e9 impegnato nello scontro con l&#8217;antipapa Onorio II, ovvero Cadalo da Parma.<\/p>\n<p>L&#8217;unico resto di questa fase della cattedrale, che peraltro doveva essere un edificio di grande importanza, \u00e8 il Busto di Anselmo da Baggio, conservato oggi nel Museo della Cattedrale.<\/p>\n<p>La chiesa, in stile romanico, doveva avere corpo basilicale a cinque navate, sorrette da colonne sormontate da matronei, tetti a copertura lignea. Il porticato, costruito successivamente, conserva ancora una serie i mensoloni su cui doveva essere disteso un tavolato in modo da formare un passaggio che congiungesse ai matronei.<\/p>\n<p>Nel 1196 veniva costituita l&#8217;Opera del Frontespizio, che si dotava di consoli e rendite proprie allo scopo di costruire ed adornare la facciata con un nuovo portico, elemento gi\u00e0 presente nella cattedrale fin dall&#8217;833, distrutto nel 905 e ricostruito nel 928. A sua volta la cattedrale pisana doveva influenzare pesantemente il rifacimento del portico di facciata, ad opera di Guidetto da Como, scultore ed architetto gi\u00e0 impegnato nel cantiere pisano, che nella facciata del San Martino si raffigura con in mano una pergamena che reca la data 1204.<\/p>\n<p>Il cantiere port\u00f2 alla nascita del cosiddetto Secondo stile del romanico lucchese, fortemente influenzato dal pi\u00f9 innovativo romanico pisano, ma che accentua ulteriormente la complessit\u00e0 e l&#8217;intrico della decorazione a colonnette.<\/p>\n<p>Vista del lato sinistro del settore absidale, dove sono rimaste tracce della redazione del 1320; si notino gli archi acuti, e l&#8217;esile pilastro rettangolare (quello affrescato), con semplice modanatura senza capitello.<br \/>\nAppena concluso il cantiere del portico di facciata, si dovette mettere mano, forse a causa di un dissesto statico, ad un rifacimento dell&#8217;area absidale. Il vescovo Enrico II concesse parte del terreno degli orti del palazzo vescovile (ancora oggi situato ad est della cattedrale) ad augmentandam ecclesiam[4] per un prolungamento dell&#8217;abside di quattordici braccia. La lunghezza di questo prolungamento lascia supporre che si stesse gi\u00e0 progettando un rimodellamento della cattedrale a tre navate con transetto; infatti il prolungamento ha portato le tribune della chiesa alla stessa lunghezza che successivamente fu data ai bracci del transetto. I lavori, come testimonia una lapide murata nell&#8217;abside, iniziarono nel 1308; furono ripresi nel 1320 dall&#8217;Operaio ser Bonaventura Rolenzi (che appose la lapide nel punto cui erano giunte le costruzioni sotto il suo predecessore). Nel 1348 come risulta da una donazione testamentaria della vedova di Castruccio Castracani in trefunibus ( sic per tribunis) novis inceptis et finiendis, che forse per motivi di risparmio, forse per l&#8217;urgenza dei lavori, forse per lo spirito conservatore tipico delle espressioni artistiche lucchesi, furono portati avanti in gran parte riutilizzando pietre lavorate ed intarsi marmorei provenienti dalla antica chiesa, creando cos\u00ec una grande abside unica dall&#8217;ingannevole aspetto romanico in pieno XIV secolo.<\/p>\n<p>Le cattive condizioni economiche della citt\u00e0 di Lucca in quegli anni della sua storia, ridussero considerevolmente i fondi disponibili e le tribune furono costruite in un gotico alquanto povero e dimesso, con archi acuti e pilastri a sezione rettangolare coronati a cornice semplice, lavorati con poca destrezza e che denotano una \u00abgrande negligenza di esecuzione\u00bb (Ridolfi).<\/p>\n<p>Nel 1372, due anni dopo la liberazione dal giogo pisano, che i lucchesi sentirono cos\u00ec grave da dedicare nel duomo stesso un altare Alla libert\u00e0, erano completate l&#8217;abside, il muro perimetrale del transetto, e voltata la prima campata orientale. La navata era ancora quella romanica e comunque si faceva conto di reimpiegarne le pareti perimetrali rinforzate e rivestite. Sia i pilastri sia le volte diedero per\u00f2 segni di dissesto statico; l&#8217;Opera del Duomo era talmente malridotta da non avere un Operaio in carica e la questione fu portata al Maggiore e generale Consiglio del popolo.<\/p>\n<p>La cattedrale di Lucca in una fotografia degli anni &#8217;80 del XIX secolo<br \/>\nQuesto, nell&#8217;adunanza del 19 aprile 1372 deliber\u00f2 di eleggere ben tre Operai, che dovevano esaminare le propriet\u00e0 rimaste all&#8217;Opera e cercare di trarne il maggior profitto possibile, col quale far continuare i lavori interrotti e iniziare quelli mai iniziati. Fra i tre Operai prescelti spicca il nome di Francesco Guinigi che &#8211; dopo aver recitato un ruolo primario nella liberazione della citt\u00e0 da Pisa &#8211; si serviva delle sue enormi ricchezze per esercitare un signoria de facto sul governo lucchese. Probabilmente fu proprio lui a convocare un consulto in cui furono invitati i maggiori esperti d&#8217;architettura disponibili in Toscana. Ridolfi[5] ritiene che la maggioranza di questi esperti dovettero provenire dal grande cantiere di Santa Maria del Fiore, la cattedrale fiorentina, del cui gigantesco corpo basilicale si stava ormai terminando la costruzione, in attesa di affrontare il grande problema della cupola. La domanda posta agli intervenuti fu se si dovesse continuare il progetto iniziato o se fosse necessario apportare cambiamenti. Il parere conclusivo venne fatto conoscere al Consiglio generale nella seduta del 23 giugno 1372.<\/p>\n<p>I lavori gi\u00e0 effettuati furono giudicati \u00abmeschini e non solidi a sufficienza\u00bb e si raccomandava l&#8217;adozione di pilastri pi\u00f9 robusti, di un disegno ispirato a quelli talentiani usati per Santa Maria del Fiore. I pilastri gi\u00e0 costruiti dovevano addirittura essere rimossi, dopo aver puntellato accuratamente le murature circostanti, e sostituiti da pilastri ottagonali del modello proposto, con una spesa di circa 600 fiorini. Nel corso della seduta venne data piena autorit\u00e0 agli Operai (menzionando con particolare onore Francesco Guinigi) di disporre dei proventi dell&#8217;Opera per disfare e costruire a loro arbitrio. Molto probabilmente, in quella sede o in successive sessioni, i maestri interpellati dovettero fornire modelli non solo per il nuovo pilastro, ma anche per il resto dell&#8217;alzato, coi matronei e le volte a costoloni. I lavori dovettero ricominciare con nuova alacrit\u00e0 anche se si sa da un&#8217;istanza presentata dall&#8217;Operaio ser Bartolomeo di Nicolao Bacchini che nel 1379, nonostante fossero stati eretti altri pilastri, non si era ancora provveduto alla sostituzione di quelli eretti seguendo il precedente progetto. Il comune concesse altri 200 fiorini e si deve credere che solo allora si procedesse alla sostituzione. Nel maggio 1384 il comune erogava altri 200 fiorini per l&#8217;erezione di altri pilastri, dodici anni dopo la ripresa dei lavori. Altre notizie di vendite, richieste di sussidi e aiuti, al comune e nel 1387 addirittura a Papa Urbano VI, concorrono nell&#8217;indicare la fine dei lavori intorno al 1390.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>[testo tratto da wikipedia.it]<\/em><\/p>\n","modified":"2020-12-22T15:41:16","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","imageGallery":[{"src":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/VF_LU-si-1024x567.jpg","id":557,"caption":"Pellegrini da Lucca a SIena"}],"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/02\/VF_LU-si-1024x567.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[242]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/8864","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=8864&action=edit","translations":{"en":{"id":9163,"name":"San Martino Lucca","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/san-martino-lucca\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/9163","description":"<p>The site of the cathedral, as in other cities of ancient origin, is located on the limits of the Roman city: the central spaces of Roman Lucca were heavily urbanized and the project, which will be implemented for the church of San Michele, to use the hole space. We have no information on the primitive construction: an example of an episcopal complex was thought of, consisting of a series of grouped churches, with differentiated functions. The baptistery, the church currently known as the Church of Santi Giovanni e Reparata and probably the church that occupied the site of today&#8217;s cathedral overlooked the area of \u200b\u200bthe current Piazza San Martino. Other sacred buildings stood nearby, such as the now destroyed church of San Salvatore in Pul\u00eca. San Martino received the title of cathedral church in the eighth century, at the expense of the church of Santa Reparata. The move probably occurred to underline the new state of affairs in Lucca, with the end of the Longobard dominion and the advent of the Carolingian counts, in close collaboration with the papacy. A sign of this change was the transfer in 780, by Bishop Giovanni I, of the relics of San Regolo from the now depopulated city of Populonia. To house the prestigious relics it was necessary to enlarge the church, with the construction of a crypt and new and more sumptuous interior furnishings. The cathedral was completely rebuilt starting from 1060 and solemnly consecrated in 1070 by Anselmo da Baggio, who at the time of the consecration was already Pope Alexander II, but had kept the title of bishop of Lucca, also because he was engaged in the clash with the antipope. Honorius II, or Cadalo da Parma. The only remnant of this phase of the cathedral, which must have been a building of great importance, is the Bust of Anselmo da Baggio, preserved today in the Cathedral Museum. The church, in Romanesque style, must have had a basilical body with five naves, supported by columns surmounted by women&#8217;s galleries, wooden roofs. The portico, built later, still retains a series of corbels on which a planking was to be laid out to form a passage that connected to the women&#8217;s galleries. In 1196 the Opera del Frontespizio was established, which provided itself with its own consuls and revenues in order to build and adorn the facade with a new portico, an element already present in the cathedral since 833, destroyed in 905 and rebuilt in 928. A in turn, the Pisan cathedral must have heavily influenced the reconstruction of the fa\u00e7ade portico, by Guidetto da Como, a sculptor and architect already involved in the Pisan construction site, who on the fa\u00e7ade of San Martino is depicted holding a parchment bearing the date 1204. The construction site led to the birth of the so-called Second style of the Romanesque of Lucca, strongly influenced by the more innovative Pisan Romanesque, but which further accentuates the complexity and intricacy of the columned decoration. View of the left side of the apsidal sector, where traces of the 1320 redaction remain; note the pointed arches, and the slender rectangular pillar (the one with frescoes), with simple molding without capital. As soon as the construction of the fa\u00e7ade portico was completed, it was necessary, perhaps due to a static instability, to renovate the apse area. Bishop Henry II granted part of the land of the gardens of the bishop&#8217;s palace (still today located east of the cathedral) to augmentandam ecclesiam [4] for an extension of the apse by fourteen arms. The length of this extension suggests that a remodeling of the three-nave cathedral with a transept was already being planned; in fact, the extension brought the church stands to the same length that was subsequently given to the arms of the transept. The works, as evidenced by a plaque in the apse, began in 1308; they were resumed in 1320 by the Operaio ser Bonaventura Rolenzi (who placed the plaque where the buildings under his predecessor had reached). In 1348 as evidenced by a testamentary donation by the widow of Castruccio Castracani in trefunibus (sic per tribunis) novis inceptis et fineendis, which perhaps for reasons of savings, perhaps for the urgency of the work, perhaps for the conservative spirit typical of Lucca&#8217;s artistic expressions , were carried out largely by reusing worked stones and marble inlays from the ancient church, thus creating a large single apse with a deceptive Romanesque appearance in the middle of the fourteenth century. The poor economic conditions of the city of Lucca in those years of its history considerably reduced the funds available and the stands were built in a rather poor and modest Gothic style, with pointed arches and rectangular-section pillars crowned with a simple frame, worked with little dexterity. and which denote a &#8220;great negligence of execution&#8221;<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/san-martino-lucca\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":""},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5057522,43.8406634]}}