{"type":"FeatureCollection","features":[{"type":"Feature","properties":{"id":11238,"name":"Cosa","description":"\n<p>L&#8217;antica citt\u00e0 di Cosa sorge su un promontorio roccioso (114 m s.l.m.) formato da due alture, divise da un&#8217;ampia sella. La colonia, di diritto latino, fu fondata dai Romani nel 273 a.C. dopo la sconfitta delle forze alleate delle citt\u00e0 etrusche di Volsinii e di Vulci (280 a.C.) e la cessione di buona parte del territorio vulcente, compresa la fascia litoranea.<\/p>\n\n\n\n<p>La nuova colonia latina di Cosa venne cos\u00ec a controllare un&#8217; area geografica ampia circa 550 kmq. Il nome deriv\u00f2 da quello pi\u00f9 antico di Cusi o Cusia, relativo a un piccolo centro etrusco disposto sul luogo dell&#8217;attuale Orbetello. La posizione strategica e il carattere di fortezza, derivante dalla presenza di un possente circuito murario, vanno messe in rapporto sia con la minaccia che la potenza navale cartaginese costituiva per i Romani (la prima guerra Punica cominci\u00f2 nel 264 a.C.) sia con la necessit\u00e0 di tener sotto controllo i territori etruschi di recente conquista, ancora non definitivamente sottomessi.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel centro urbano una fitta griglia di strade che si incrociano ad angolo retto definisce lunghi isolati rettangolari per le case dei coloni ed aree pi\u00f9 ampie destinate a ospitare edifici pubblici. Nella prima fase di vita della colonia (III-II sec. a.C.), le abitazioni erano modulari e standardizzate: ingresso aperto sulla strada, atrium (cortile centrale), hortus (orto o giardino) sul fondo, pavimenti in opus signinum (cocciopesto), muri in mattoni crudi e tetti coperti con embrici e coppi. Ogni abitazione aveva una cisterna per la raccolta dell&#8217;acqua piovana. In seguito alcune piccole abitazioni furono accorpate per creare case pi\u00f9 grandi: al di sopra di una grande casa, quella di Q. Fulvius, sorge l&#8217;attuale Museo Archeologico, che ne ripete in parte la pianta.<\/p>\n\n\n\n<p>Due erano le aree pubbliche della citt\u00e0: l&#8217;acropoli, con funzione religiosa, e il f\u00f2ro, sede dell&#8217;attivit\u00e0 politica della comunit\u00e0. Nell&#8217;acropoli sono ancora ben conservati i resti del Capitolium, tempio dedicato alla triade capitolina (Giove, Giunone e Minerva), caratterizzato dalla cella interna tripartita, e i resti del piccolo tempio di Mater Matuta, dea dell&#8217;aurora, protettrice della vita nascente e della fecondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Il foro conserva resti degli edifici commerciali, con portici e pozzetti per La colonia di Cosa costituisce un esempio di come la deduzione di una colonia non riguardi solo la fondazione della citt\u00e0, ma costituisca spesso un progetto unitario e coerente di ristrutturazione di un territorio attraverso infrastrutture (centuriazione, ponti, strade, porti&#8230;). Per risolvere le difficolt\u00e0 di drenaggio della pianura costiera fu creata una rete di canali perpendicolari, aventi l&#8217;inclinazione del tratto terminale del fiume Albegna. L&#8217;attuale presenza di viottoli e canali di scolo, soprattutto nella valle di Capalbio, muniti della medesima inclinazione, mostra l&#8217;efficienza e la validit\u00e0 del controllo del regime idrografico, che fu in questa zona sempre problematico.<\/p>\n\n\n\n<p>Ai piedi del promontorio in cui sorgeva la colonia fu costruito il porto della citt\u00e0: Portus Cosanus. Alle spalle dell&#8217;approdo portuale era un&#8217;ampia laguna costiera di cui il lago di Burano \u00e8 un residuo. Tutta l&#8217;area circostante il porto fu attrezzata con imponenti infrastrutture, per creare un ricovero sicuro per le imbarcazioni (moli e frangiflutti in blocchi di calcare), e per evitare l&#8217;insabbiamento del porto stesso e della laguna retrostante. Per quest&#8217;ultimo scopo, in una prima fase (primi decenni II sec. a.C.) fu sfruttata la forza delle correnti di un emissario della laguna e di una grande fenditura naturale della roccia, oggi denominata Spacco della Regina. In una seconda fase (inizi I sec. a.C.) lo Spacco della Regina, forse reso inagibile da frana, fu sostituito da un&#8217;opera artificiale, oggi denominata La Tagliata: si tratta di un canale interamente scavato nella roccia, il quale si estendeva per un percorso di circa 80 m dal mare alla laguna.<\/p>\n\n\n\n<p>Contemporaneamente nella laguna fu costruita una peschiera di forma rettangolare e divisa in due scomparti. Isolata dalla laguna nella parte nord orientale mediante una diga, dipendeva, per la circolazione delle acque e per il controllo della sua salinit\u00e0, dalla Tagliata e da una sorgente d&#8217;acqua situata ai piedi del promontorio. La sorgente approvvigionava anche l&#8217;area del porto mediante l&#8217;acquedotto. All&#8217;inizio del II sec. d.C. si verific\u00f2 un progressivo spostamento dell&#8217;abitato dalla collina alla valle sottostante di Succosa (da Subcosa), nei pressi del porto. Agli inizi del VI secolo l&#8217;acropoli fu oggetto di una completa ristrutturazione per accogliere una guarnigione militare fortificata, mentre nell&#8217;area del foro si concentr\u00f2 un abitato di povere case isolate e sparse che avevano come punto di riferimento comune una chiesa cristiana che sorgeva sulle rovine dell&#8217;antica basilica civile romana.<\/p>\n\n\n\n<p>Il questo periodo Cosa potrebbe essere quindi stata una fortezza bizantina posta a contrastare l&#8217;avanzata dei Longobardi. Risale forse a questo tempo il cambiamento del nome in Ansedonia. In seguito Cosa-Ansedonia pass\u00f2 ai Franchi e, per volere di Carlo Magno, fu poi donata come feudo all&#8217;Abbazia delle Tre Fontane di Roma (805). A partire dal X secolo Ansedonia fu occupata da un nuovo insediamento fortificato (castello) posto sull &#8216; altura alI&#8217; estremit\u00e0 orientale dell &#8216; antica citt\u00e0 romana. Si tratta, appunto, del castello che nei documenti \u00e8 nominato tra i possessi della potente Abbazia delle Tre Fontane. Tra il XII e XIV secolo tutta l&#8217; area pass\u00f2 attraverso le alterne dominazioni degli Aldobrandeschi,della Repubblica di Orvieto e infine della Repubblica di Siena, che la distrusse nel 1329.<\/p>\n\n\n\n<p>Fonte: Musei di Maremma<\/p>\n","modified":"2022-05-26T15:38:12","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","imageGallery":[{"src":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DSC02340-1024x682.jpg","id":11225,"caption":"Cosa"}],"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/DSC02340-1024x682.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[248]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/11238","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=11238&action=edit","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/cosa\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":1},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[11.28596305847168,42.412811397970444]}}]}