{"type":"FeatureCollection","features":[{"type":"Feature","properties":{"id":3905,"name":"Locanda San Ginese","description":"<p>Un posto che, nella tradizione, offre a chi viaggia un rifugio, una sosta, un ristoro, dove ricaricarsi per poter proseguire il viaggio oppure un luogo da dove \u00e8 possibile iniziare un viaggio. Alla Locanda San Ginese i letti sono molto comodi e le camere sono veramente spaziose (ecco perch\u00e9 \u201croom\u201d). Le nostre colazioni sono abbondanti, affettuose e fantasiose e anche i vostri amici a 4 zampe saranno sempre ospiti graditi.<\/p>\n","modified":"2019-11-19T13:47:33","color":"#dd3333","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/bb-san-ginese-1-1024x493.jpg","id":3911,"caption":"bb-san-ginese"}],"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/locanda_san_ginese-300x250.jpg","accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"related_url":["http:\/\/www.locandasanginese.com"],"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3905","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=3905&action=edit","translations":{"en":{"id":3914,"name":"Locanda San Ginese","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/locanda-san-ginese\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3914","description":"<p>A place where you&#8217;ll find a rest, or else where to start your journey from: comfortable beds, big rooms, special breakfasts. Your pets are welcome<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/locanda-san-ginese\/","addr:street":"Via di San Ginese ","addr:housenumber":"266","addr:postcode":" 55061 ","addr:city":"Capannori (LU) ","contact:phone":"+39 347 3724772","contact:email":"masbond@gmail.com","opening_hours":"","capacity":"","address":"Via di San Ginese , 266 Capannori (LU) ","sequence":1},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.588802699999974,43.7928732]}},{"type":"Feature","properties":{"id":912,"name":"Frantoio Sociale Vicopisano","description":"<p>Prende nome dal ruscello (Rio Grifone ) che scorre a lato del frantoio e che fino al secolo scorso faceva girare le sue macine. Le olive, raccolte rigorosamente a mano, sono qui immesse nella modernissima linea di frangitura a freddo ( 26\u00b0 ), dove si svolgono tutti i passaggi: pesatura; defoliazione; lavaggio; molitura; gramola; decanter &#8220;Leopard Pieralisi a 2 fasi&#8221;; centrifuga.<br \/>\nQui si effettuano i controlli rigorosi e continui del livello di acidit\u00e0, perossidi e polifenoli di ogni lotto: misure indispensabili per rilevare ogni possibile difetto nel prodotto finito. L\u2019 olio extravergine di oliva, \u00e8 poi filtrato e stoccato in conche di acciaio inox in ambiente protetto e mantenuto a temperatura costante di 18\u00b0, fino all\u2019 imbottigliamento appena prima della commercializzazione.<\/p>\n","modified":"2019-10-05T13:12:41","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/IMG_20180323_120445-1024x768.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[145]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"related_url":["http:\/\/www.vicopisanolio.it\/index-lingua-1.html"],"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/912","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=912&action=edit","translations":{"en":{"id":5718,"name":"Vicopisano comunity water mill","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/vicopisano-comunity-water-mill\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/5718","description":"<p>It takes its name from the stream (Rio Grifone) which flows alongside the oil mill and which until the last century made its mills turn. The olives, rigorously picked by hand, are placed here in the very modern cold pressing line (26 \u00b0), where all the steps take place: weighing; defoliation; wash; milling; brakes; &#8220;Leopard Pieralisi 2-phase&#8221; decanter; centrifuge.<br \/>\nHere rigorous and continuous checks are carried out on the level of acidity, peroxides and polyphenols of each batch: indispensable measures to detect any possible defect in the finished product. The extra virgin olive oil is then filtered and stored in stainless steel basins in a protected environment and kept at a constant temperature of 18 \u00b0, until bottling just before marketing.<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/frantoio-sociale\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"(+39) 050.79.60.05","contact:email":"info@vicopisanolio.it","opening_hours":"","capacity":"","sequence":2},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.58429181,43.70647306]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1000,"name":"La Fabbrica del Carbone","description":"<p>Con le sue strutture lacerate ed i macchinari erosi dalla ruggine, quel luogo \u00e8 in grado di suscitare un forte potere suggestivo ed evocare sensazioni e riflessioni che trascendono la superficie degli oggetti.<\/p>\n<p>La storia di questo singolare agglomerato di edifici e di vicende umane ha inizio intorno al 1858, quando il proprietario terriero Leopoldo Silvatici prese possesso di un vasto appezzamento agricolo sottostante il colle San Jacopo e costeggiato dal rio Grifone. Conosciuto anche come rio di Lupeta, questo piccolo corso d\u2019acqua, nonostante la sua portata modesta, aveva permesso in quella zona lo sviluppo di piccole attivit\u00e0 legate all\u2019acqua e all\u2019energia idrica. Sfruttando questa opportunit\u00e0, il Silvatici dette il via alla costruzione di un grande fabbricato a pianta rettangolare, di cui ancora oggi \u00e8 possibile ammirare l\u2019aspetto solido e imponente, destinandolo all\u2019uso di frantoio. Allo scopo di sopperire alle eventuali carenze idriche del modesto rio ed assicurare alla ruota del frantoio un apporto d\u2019acqua costante, vennero realizzate due gore di grande capienza. A queste ne verr\u00e0 successivamente aggiunta una terza. All\u2019attivit\u00e0 del frantoio venne affiancata, dopo qualche anno, quella del mulino, svolta in un\u2019altra ala del medesimo fabbricato. Sin dagli esordi e per tutta la seconda met\u00e0 dell\u2019800, sia il frantoio che il mulino trasformarono una grande quantit\u00e0 di prodotto, permettendo ai Silvatici di ottenere cospicui profitti. Successivamente, per\u00f2, la produzione sub\u00ec un calo sostanziale sino a giungere nei primi anni del \u2018900 ad una fase di grave crisi. Nuovi mulini, dotati di tecnologie avanzate, erano infatti stati costruiti nelle aree prospicienti la raccolta, eliminando cos\u00ec per gli utenti l\u2019onere del trasporto: di conseguenza le richieste di molitura e frangitura nei confronti dei Silvatici erano fortemente diminuite. Giuseppe Silvatici, succeduto a Leopoldo, decise di cessare attivit\u00e0 cos\u00ec poco redditizie e mise in vendita tutta la propriet\u00e0. Il 2 marzo 1934 Nicolo Crastan, comproprietario della nota azienda alimentare pontederese, acquist\u00f2 il complesso.<\/p>\n<p>Date le scarse probabilit\u00e0 di profitto, Crastan decise di abbandonare l\u2019attivit\u00e0 del mulino per intraprenderne un\u2019altra, che in quel momento godeva di una discreta richiesta: la produzione carbonifera. Dovendo far fronte alle mutate esigenze produttive, il nuovo proprietario fece edificare, fra il 1934 ed il 1940, una serie di fabbricati adiacenti al nucleo originario del frantoio. Nacquero in quel momento quei corpi di fabbrica in muratura e con copertura a capanna, adibiti a magazzino, che ancora oggi sorgono lungo i confini della propriet\u00e0 e ne caratterizzano l\u2019aspetto. Altri manufatti di analoga fattura si trovano sul lato opposto, nei pressi della riva sinistra del rio Grifone. Il frantoio, dotato di ampi volumi, fu riutilizzato in parte come sede degli uffici, in parte come magazzino per lo stoccaggio del carbone. In contrasto stridente col resto dei fabbricati, pur essendone coevi, risultano i due capannoni destinati a contenere i forni impiegati nella nuova produzione. Attraverso uno dei cancelli laterali, ancora oggi \u00e8 possibile scorgere il loro profilo aguzzo e plumbeo spezzato verticalmente dalle linee nere dei due fumaioli di scarico. In breve tempo, quel frantoio cos\u00ec perfettamente armonizzato con l\u2019ambiente circostante, attraverso una traumatica superfetazione si era trasformato in uno strano groviglio di edifici eterogenei ammassati l\u2019uno a ridosso dell\u2019altro, in totale distonia con i dolci colli di ulivi e cipressi dei Monti Pisani. L\u2019attivit\u00e0 si incentrava sulla produzione del carbone vegetale, tramite l\u2019utilizzo della brace prodotta dalla combustione di legna proveniente dai boschi circostanti. Il prodotto era destinato principalmente al riscaldamento domestico, in particolare agli &#8216;scaldaletto&#8217;, al tempo unico conforto durante le stagioni fredde. La produzione carbonifera dei Crastan venne interrotta nei primi anni della Seconda Guerra Mondiale quando, a seguito degli esiti del conflitto, l\u2019economia italiana sub\u00ec un tracollo. Durante il periodo bellico l\u2019area venne utilizzata in vari modi. I magazzini antistanti il frantoio furono adibiti ad &#8216;Ammasso dell\u2019olio e del grano di Vicopisano&#8217;, del quale sono tutt\u2019ora visibili i resti dell\u2019insegna. Nella palazzina a destra del frantoio si progett\u00f2 di trasferire gli uffici della Piaggio da Pontedera, dove la vicinanza con la stazione ferroviaria, bersaglio dei bombardamenti alleati, costituiva un concreto pericolo. L\u2019avanzata alleata e la conseguente cessazione dei bombardamenti fecero venire meno le necessit\u00e0 del trasferimento. Gli uffici non furono terminati e rimasero dismessi. Vennero poi utilizzati come deposito di fortuna.<\/p>\n<p><em>(da leviedelbrigante.it )<\/em><\/p>\n","modified":"2018-04-12T16:28:46","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/phoca_thumb_l_fabbricadelcarbone_8578-300x200.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[151]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1000","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=1000&action=edit","translations":{"en":{"id":5809,"name":"The charcoal factory","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/the-charcoal-factory\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/5809","description":"<p>With its torn structures and machinery eroded by rust, that place is capable of arousing a strong suggestive power and evoking sensations and reflections that transcend the surface of objects.<\/p>\n<p>The history of this singular agglomeration of buildings and human events begins around 1858, when the landowner Leopoldo Silvatici took possession of a vast agricultural plot below the San Jacopo hill and bordered by the Rio Grifone. Also known as the Rio di Lupeta, this small stream, despite its modest flow, had allowed the development of small activities related to water and water energy in that area. Taking advantage of this opportunity, Silvatici started the construction of a large rectangular building, of which it is still possible to admire the solid and imposing appearance, destined for the use of an oil mill. In order to make up for any water shortages in the modest river and ensure a constant supply of water to the crusher wheel, two large capacity gores were built. A third will be added to these. After a few years, the mill activity was flanked by that of the mill, carried out in another wing of the same building. Since the beginning and throughout the second half of the 19th century, both the mill and the mill transformed a large quantity of product, allowing the Silvatici to obtain substantial profits. Subsequently, however, production suffered a substantial decrease until reaching a phase of serious crisis in the early 1900s. New mills, equipped with advanced technologies, had in fact been built in the areas facing the collection, thus eliminating the burden of transport for users: consequently the requests for milling and pressing against the Silvatici had greatly decreased. Giuseppe Silvatici, who succeeded Leopoldo, decided to cease activities so unprofitable and put all the property up for sale. On 2 March 1934 Nicolo Crastan, co-owner of the well-known Pontese food company, bought the complex.<\/p>\n<p>Given the low probability of profit, Crastan decided to abandon the activity of the mill to undertake another one, which at the time enjoyed a fair demand: coal production. Faced with changing production needs, the new owner had a series of buildings built between 1934 and 1940 adjacent to the original core of the mill. At that time, those brick and gabled roof buildings were used as warehouses, which still stand along the borders of the property and characterize their appearance. Other artefacts of similar manufacture are located on the opposite side, near the left bank of the Rio Grifone. The oil mill, equipped with large volumes, was reused partly as an office location, partly as a warehouse for coal storage. In stark contrast to the rest of the buildings, while being coeval with them, there are the two sheds intended to contain the ovens used in the new production. Through one of the side gates, still today it is possible to see their pointed and leaden profile broken vertically by the black lines of the two exhaust smokestacks. In a short time, that oil mill so perfectly harmonized with the surrounding environment, through a traumatic superfetation had turned into a strange tangle of heterogeneous buildings piled close to each other, in total dystonia with the sweet hills of olive and cypress trees of the Pisan Mountains. The activity focused on the production of vegetable coal, through the use of the embers produced by the burning of wood from the surrounding woods. The product was mainly intended for domestic heating, in particular for &#8216;bed warmers&#8217;, the only time of comfort during the cold seasons. The coal production of the Crastans was stopped in the early years of the Second World War when, following the outcome of the conflict, the Italian economy collapsed. During the war period the area was used in various ways. The warehouses in front of the oil mill were used as &#8220;storage of Vicopisano oil and wheat&#8221;, of which the remains of the sign are still visible. In the building to the right of the oil mill, it was planned to transfer the Piaggio offices from Pontedera, where the proximity to the railway station, the target of the allied bombings, was a real danger. The Allied advance and the consequent cessation of the bombing made the need for the transfer disappear. The offices were not finished and remained abandoned. They were then used as a makeshift deposit.<\/p>\n<p>(from leviedelbrigante.it)<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/la-fabbrica-del-carbone\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":3},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.586500996806649,43.70430280119263]}},{"type":"Feature","properties":{"id":995,"name":"Pieve di S.Maria di Vicopisano","description":"<div>E\u2019 la pi\u00f9 antica e la principale delle chiese che si trovavano nelle immediate vicinanze di Vico, ed \u00e8 l\u2019unica ad essere stata costruita all\u2019esterno delle mura, senza l&#8217;orientamento canonico con l&#8217;ingresso rivolto ad occidente. Infatti la facciata \u00e8 rivolta verso una delle porte di ingresso del castello, Porta Maccioni, poi divenuta porta della Rocca. La chiesa \u00e8 nominata per la prima volta nel 934, ma da questo documento si pu\u00f2 capire che esisteva gi\u00e0 da qualche tempo.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>LA FACCIATA E L&#8217;ESTERNO<\/strong><\/div>\n<div>La costruzione attuale \u00e8 del XII sec. ed \u00e8 un esempio ben conservato di Chiesa romanico-pisana caratterizzato da una pianta basilicale con abside unica. La muratura \u00e8 realizzata in pietra verrucana e la facciata \u00e8 spartita in due ordini sovrapposti da una cornice orizzontale. Nella parte superiore, decorata da archetti pensili, si apre una bifora. La parte inferiore, dove si aprono tre portali, \u00e8 arricchita da semicolonne che reggono arcatelle pensili: queste ultime sono sormontate da oculi e racchiudono rombi scolpiti con motivi geometrici e vegetali. In evidenza, alla sommit\u00e0 della lesena di sinistra, un <strong>bassorilievo in pietra<\/strong>, databile all\u2019VIII-X secolo, rappresenta probabilmente un episodio evangelico.<\/div>\n<div>La fiancata meridionale, in cui si apre un unico portalino, ha in alto quattro strette monofore, di cui una decorata con un motivo a tralci di vite con foglie. Sia il fianco che l\u2019alzato della navata centrale hanno archetti pensili che racchiudono pietre scolpite e poggiano su peducci decorati con volti umani, figure di animali e motivi naturalistici eseguiti a rilievo. Da notare una serie di iscrizioni medioevali incise nella parte bassa della muratura che denunciano la presenza in antico di un cimitero intorno alla chiesa. La fiancata settentrionale risulta invece priva di decorazioni in quanto a questa si dovevano appoggiare le strutture del chiostro e della casa del pievano. Al XVIII secolo risalgono i prolungamenti delle navate laterali e il campanile.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>L&#8217;INTERNO<\/strong><\/div>\n<div>L\u2019interno \u00e8 suddiviso in tre navate da dodici colonne granitiche con capitelli di varia foggia: quelli medioevali sono in pietra serena; il primo, il terzo e l\u2019ultimo di sinistra sono in marmo scolpito a foglie d\u2019acanto, gli ultimi due poggianti su colonne marmoree scanalate, e provengono da edifici di epoca romana. Due pilastri definiscono la vasta zona presbiteriale dove si trova l\u2019altare maggiore, ricostruito agli inizi del Novecento riutilizzando antichi rilievi con motivi vegetali e zoomorfi, probabilmente appartenenti alla chiesa altomedievale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>LA DEPOSIZIONE DELLA CROCE (SEC. XIII)\u00a0<\/strong><\/div>\n<div>Nell\u2019abside \u00e8 collocato il maestoso gruppo ligneo della Deposizione, risalente al <strong>primo ventennio del Duecento <\/strong>e con evidenti assonanze con l&#8217;altra Deposizione presente in Provincia di Pisa, quella di Volterra. Esso costituisce uno dei rari esempi di questa tipologia di sacra rappresentazione, un tempo assai diffusa, l&#8217;unico di cui si conserva la quasi totalit\u00e0 delle figure originarie: di restauro sono soltanto le teste degli angeli, alcune parti del San Giovanni e il calice. Sono presenti inoltre tracce dell\u2019antica policromia delle vesti. I personaggi raffigurati sono (da sinistra a destra): la Madonna dolente, Giovanni di Arimatea che raccoglie il corpo del Cristo, il Nicodemo che toglie i chiodi dai piedi e S. Giovanni con in mano il Vangelo. Oltre ad essere uno dei pochi esemplari rimasti \u00e8 uno tra i pi\u00f9 singolari, poich\u00e9 la figura di Cristo \u00e8 rappresentata in una maniera inconsueta, fortemente arcuata e nell\u2019atto di cadere, prova che l\u2019artista che realizz\u00f2 tale opera aveva abbastanza autonomia da distaccarsi da quelli che erano i modelli<\/div>\n<div>consueti, cio\u00e8 il Cristo ancora inchiodato alla Croce, avvicinandosi a modelli pi\u00f9 &#8220;gotici&#8221;, con una maggiore attenzione alla linea curva e sinuosa, che va a sostituire la linea retta e la rigidit\u00e0 tipica dell&#8217;arte romanica.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>GLI AFFRESCHI (SEC. XIII)<\/strong><\/div>\n<div>Le massicce pareti in verrucano conservano frammenti di affreschi duecenteschi, recentemente restaurati. Rappresentano scene tratte dal Vangelo, e testimoniano l\u2019usanza di illustrare le Storie Sacre, per farle meglio comprenderle ai fedeli pi\u00f9 rozzi ed illetterat (Biblia Pauperum)i. Il ciclo inizia sulla parete della navata destra, dove si riconoscono le scene della Annunciazione, della Visitazione e della Nativit\u00e0; segue, probabilmente, l\u2019episodio con Erode che ordina la strage degli innocenti. Al di sopra delle scene narrative vi sono motivi decorativi a girali e a riquadri alternati a scacchi; al di sotto, decorazioni a finto drappeggio. Sulla controfacciata, a sinistra sono rappresentate due scene sovrapposte: in alto \u00e8 riconoscibile il Battesimo di Cristo, al di sotto San Giorgio, il drago e la principessa; a destra le tracce recuperate dal restauro non sono leggibili. Sulla parete della navata destra sono state restaurate due scene: una raffigura forse la Cattura di Cristo, l\u2019altra la Pentecoste. L&#8217;intero ciclo terminava con la deposizione lignea che poneva fine alla vicenda terrena di Ges\u00f9. Il ciclo di affreschi venne coperto di intonaco tra il XVI e il XVII secolo, quando alle pareti furono addossati i grandi altari in pietra serena tuttora esistenti.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>(da Viconet.it)<\/div>\n<div><\/div>\n","modified":"2018-04-12T16:33:37","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/vicopisano01-768x513.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[151]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/995","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=995&action=edit","translations":{"en":{"id":5802,"name":"S.Maria di Vicopisano","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/s-maria-di-vicopisano\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/5802","description":"<p>It is the oldest and the main of the churches that were located in the immediate vicinity of Vico, and is the only one to have been built outside the walls, without the canonical orientation with the entrance facing west. In fact, the facade faces one of the castle&#8217;s entrance doors, Porta Maccioni, which later became the Rocca door. The church was named for the first time in 934, but it can be understood from this document that it existed for some time.<\/p>\n<p>THE FACADE AND THE EXTERIOR<br \/>\nThe current construction is of the XII century. and it is a well-preserved example of a Romanesque-Pisan church characterized by a basilica plan with a single apse. The masonry is made of verrucana stone and the facade is divided into two orders superimposed by a horizontal frame. In the upper part, decorated with hanging arches, a mullioned window opens. The lower part, where three portals open, is enriched by half-columns that support hanging arches: the latter are surmounted by oculi and enclose rhombuses carved with geometric and plant motifs. In evidence, at the top of the left pilaster, a stone bas-relief, datable to the VIII-X century, probably represents an evangelical episode.<br \/>\nThe southern side, in which a single door opens, has four narrow single lancet windows at the top, one of which is decorated with a vine-vine motif with leaves. Both the side and the elevation of the central nave have hanging arches that enclose carved stones and rest on corbels decorated with human faces, animal figures and naturalistic motifs in relief. Note a series of medieval inscriptions engraved in the lower part of the masonry which denounce the presence in ancient times of a cemetery around the church. The northern side is instead devoid of decorations as the structures of the cloister and the house of the parish priest had to rest on this. The extensions of the side aisles and the bell tower date back to the 18th century.<\/p>\n<p>THE INTERIOR<br \/>\nThe interior is divided into three naves with twelve granite columns with capitals of various shapes: the medieval ones are in pietra serena; the first, third and last on the left are in marble carved with acanthus leaves, the last two resting on fluted marble columns, and come from Roman buildings. Two pillars define the vast presbytery area where the main altar is located, rebuilt at the beginning of the twentieth century reusing ancient reliefs with plant and zoomorphic motifs, probably belonging to the early medieval church.<\/p>\n<p>THE DEPOSITION OF THE CROSS (13th cent.)<br \/>\nIn the apse there is the majestic wooden group of the Deposition, dating back to the first two decades of the thirteenth century and with evident assonances with the other Deposition present in the Province of Pisa, that of Volterra. It constitutes one of the rare examples of this type of sacred representation, once very widespread, the only one of which almost all the original figures are preserved: only the heads of the angels are restored, some parts of the San Giovanni and the chalice. There are also traces of the ancient polychrome of the clothes. The characters depicted are (from left to right): the sorrowful Madonna, John of Arimathea who collects the body of Christ, the Nicodemus who takes the nails off his feet and St. John holding the Gospel in his hand. In addition to being one of the few remaining specimens, it is one of the most unique, since the figure of Christ is represented in an unusual, strongly arched and in the act of falling, proof that the artist who created this work had enough autonomy to detach from what were the models<br \/>\nusual, that is, the Christ still nailed to the Cross, approaching more &#8220;Gothic&#8221; models, with greater attention to the curved and sinuous line, which replaces the straight line and the typical rigidity of Romanesque art.<\/p>\n<p>THE FRESCOES (13th cent.)<br \/>\nThe massive warty walls retain fragments of thirteenth-century frescoes, recently restored. They represent scenes from the Gospel, and testify to the custom of illustrating the Sacred Stories, to make them better understood by the most crude and illiterate faithful (Biblia Pauperum) i. The cycle begins on the wall of the right nave, where the scenes of the Annunciation, the Visitation and the Nativity are recognized; probably follows the episode with Herod ordering the massacre of the innocent. Above the narrative scenes there are decorative motifs with scrolls and alternating checkered squares; below, fake drapery decorations. On the counter-fa\u00e7ade, two overlapping scenes are represented on the left: the Baptism of Christ is recognizable at the top, below St. George, the dragon and the princess; on the right the traces recovered from the restoration are not legible. On the wall of the right aisle two scenes have been restored: one depicts perhaps the Capture of Christ, the other the Pentecost. The whole cycle ended with the wooden deposition that put an end to the affair<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/pieve-di-s-maria-di-vicopisano\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":4},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.583387911319733,43.70025818376576]}},{"type":"Feature","properties":{"id":1002,"name":"Rocca del Brunelleschi","description":"<p>La citt\u00e0, fedele alla Repubblica Pisana, difesa da forti mura e protetta dalle acque del Fiume Serezza e dell&#8217;Arno, aveva resistito a nove mesi di assedio nei quali si susseguirono assalti condotti con bombarde, catapulte, torri mobili e arieti, ma alla fine si arrese per fame. I fiorentini entrarono cos\u00ec in possesso di un centro sulle rive dell\u2019Arno dal quale dominavano i commerci fluviali e il vicino ramo della Via Francigena controllando i flussi dei pellegrini, dei mercanti e le prospere campagne intorno alle pendici del Monte Pisano. Con la caduta nelle mani di Firenze si pens\u00f2 di rinforzare questa importante conquista per scoraggiare le mire dei vicini. Venne presa la decisione di costruire una fortezza che fosse imprendibile e scoraggiasse le insidie degli eserciti dei Visconti che da lucca minacciavano la Toscana. Il governo fiorentino commission\u00f2 al celebre architetto Filippo Brunelleschi il progetto della nuova opera difensiva. La proposta del Brunelleschi risult\u00f2 subito molto innovativa: alla presentazione di fronte alla commissione governativa della quale faceva parte anche il giovane condottiero Francesco Sforza, grazie a un modello in creta e legno, il celebre architetto convinse tutti per le soluzioni innovative progettate.<br \/>\nPer realizzare la nuova opera l&#8217;abitato di Vicopisano fu pesantemente modificato: le chiese e i palazzi che si trovavano nell\u2019area della sommit\u00e0 del colle di Vico furono in buona parte abbattuti. La fortificazione del Brunelleschi incorpor\u00f2 nelle nuove atrutture la pre-esistente Torre di S. Maria (del XII secolo). Quest&#8217;ultima fu trasformata nel mastio dell&#8217;attuale Rocca. La tipologia della fortezza \u00e8 ancora medievale, con alte mura merlate poggiate su archetti con piombatoie per gettare pece greca infiammata e olio bollente sugli assalitori. Ma nel complessso difensivo ci sono anche molte innovazioni come l&#8217;abbondante uso di ponti levatoi destinati, quando ritirati, ad isolare le varie parti della fortezza nel caso il nemico fosse riuscito a penetrarvi. Per esempio, prima di accedere al cortile della Rocca, si doveva conquistare l\u2019antiporta munita di Ponte levatoio e di fossato. All&#8217;interno, in caso di perdita del cortile, i difensori potevano abbattere la scala poggiata su quattro esili archi che collega il cortile col cammino di ronda delle cortine. Se il nemico fosse riuscito a giungere fin sulle cortine, la difesa si sarebbe attestata nella torre: era possibile isolare la torre dal resto della fortificazione ritirando il ponte levatoio che collega il cammino di ronda con l\u2019unico ingresso della stessa. La torre, munita di propria cisterna e deposito di vettovaglie, poteva ancora resistere a lungo.<br \/>\nLa soluzione pi\u00f9 geniale ideata da Brunelleschi \u00e8 sicuramente il poderoso muraglione merlato che scende dalla Rocca fino ai piedi del Colle, dove termina con l&#8217;alta torre del Soccorso (21 m) edificata nelle vicinanze dell&#8217;Arno, che in quel periodo passava proprio sotto le mura di Vicopisano. Come suggerisce il nome della torre questa opera era destinata a evitare l&#8217;isolamento in caso di assedio garantendo l&#8217;approvvigionamento di viveri, armi e rinforzi via fiume in caso di assedio.<br \/>\nLe barche potevano approdare in una caletta, difesa da fortificazioni oggi scomparse, scaricare uomini e polveri che venivano fatte entrare da uno stretto portello, poi risalivano al secondo piano della torre, per accedere al muraglione e salire alla Rocca. Ma il Brunelleschi aveva pensato a tutto: infatti, se il nemico fosse riuscito a conquistare la Torre del Soccorso e avesse cercato di accedere alla rocca dal muraglione, si sarebbe trovato esposto al tiro d\u2019infilata proveniente dalla Rocca, ma soprattutto avrebbe trovato interrotto il collegamento fra il muraglione e il cammino di ronda delle cortine della Rocca da un&#8217;altro ponte levatoio, che apriva un varco di circa tre metri su uno strapiombo di quindici metri. Oggi sulla torre della rocca sventola di nuovo la bandiera pisana, ma non ci sono venti di guerra, soltanto visitatori che si arrampicano fino alla cima della fortezza per ammirare il panorama.<br \/>\n<em>(da leviedelbrigante.it<\/em>)<\/p>\n","modified":"2018-04-12T16:25:23","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2018\/04\/roccabrunelleschi-1024x680.jpeg","taxonomy":{"webmapp_category":[151]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/1002","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=1002&action=edit","translations":{"en":{"id":5811,"name":"Brunelleschi fortress","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/brunelleschi-fortress\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/5811","description":"<p>The city, faithful to the Pisan Republic, defended by strong walls and protected by the waters of the River Serezza and the Arno, had endured nine months of siege in which assaults carried out with bombards, catapults, mobile towers and rams followed, but in the end he gave up on hunger. The Florentines thus came into possession of a center on the banks of the Arno from which river trade and the nearby branch of the Via Francigena dominated, controlling the flows of pilgrims, merchants and the prosperous countryside around the slopes of Mount Pisano. With the fall into the hands of Florence it was thought to reinforce this important conquest to discourage the sights of the neighbors. The decision was made to build a fortress that was impregnable and discouraged the pitfalls of the Visconti armies that threatened Tuscany from Lucca. The Florentine government commissioned the famous architect Filippo Brunelleschi to design the new defensive work. Brunelleschi&#8217;s proposal was immediately very innovative: at the presentation in front of the government commission which also included the young leader Francesco Sforza, thanks to a model in clay and wood, the famous architect convinced everyone for the innovative solutions designed.<br \/>\nTo build the new work, the town of Vicopisano was heavily modified: the churches and palaces that were in the area of \u200b\u200bthe top of the Vico hill were largely demolished. Brunelleschi&#8217;s fortification incorporated the pre-existing Tower of S. Maria (12th century) into the new structures. The latter was transformed into the keep of the current fortress. The typology of the fortress is still medieval, with high crenellated walls resting on arches with seals to cast inflamed Greek pitch and hot oil on the attackers. But in the defensive complex there are also many innovations such as the abundant use of drawbridges intended, when withdrawn, to isolate the various parts of the fortress in case the enemy managed to penetrate it. For example, before entering the courtyard of the fortress, you had to conquer the front door equipped with a drawbridge and a moat. Inside, in case of loss of the courtyard, the defenders could break down the staircase resting on four slender arches that connects the courtyard with the patrol walkway. If the enemy had managed to reach the curtains, the defense would have stood in the tower: it was possible to isolate the tower from the rest of the fortification by withdrawing the drawbridge that connects the patrol path with the only entrance of the same. The tower, equipped with its own cistern and supplies of provisions, could still last for a long time.<br \/>\nThe most ingenious solution designed by Brunelleschi is surely the mighty crenellated wall that descends from the Rocca to the foot of the Colle, where it ends with the high Soccorso tower (21 m) built near the Arno, which at that time passed right under the walls of Vicopisano. As the name of the tower suggests, this work was intended to avoid isolation in the event of a siege by guaranteeing the supply of food, weapons and reinforcements by river in the event of a siege.<br \/>\nThe boats could land in a cove, defended by fortifications that have now disappeared, unload men and dust that were brought in by a narrow hatch, then they went up to the second floor of the tower, to access the wall and climb to the Rocca. But Brunelleschi had thought of everything: in fact, if the enemy had succeeded in conquering the Torre del Soccorso and had tried to access the fortress from the wall, he would have found himself exposed to the pull shot from the Rocca, but above all he would have found the connection between the wall and the patrol path of the curtains of the Rocca from another drawbridge, which opened a passage of about three meters on a cliff of fifteen meters. Today the Pisan flag is flying over the tower of the fortress, but there are no winds of war, only visitors who climb to the top of the fortress to admire the view.<br \/>\n(from leviedelbrigante.it)<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/rocca-del-brunelleschi\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":5},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.587108135223389,43.699728796032325]}},{"type":"Feature","properties":{"id":7855,"name":"Torre di Caprona","description":"<p>Sullo sperone roccioso a monte del paese di Caprona spicca la &#8220;torre degli <a title=\"Upezzinghi\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Upezzinghi\">Upezzinghi<\/a>&#8220;, copia <a title=\"XIX secolo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/XIX_secolo\">ottocentesca<\/a> della torre dell&#8217;antico castello esistente alla met\u00e0 dell&#8217;<a title=\"XI secolo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/XI_secolo\">XI secolo<\/a>, citato da <a class=\"mw-redirect\" title=\"Dante\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dante\">Dante<\/a> (<a title=\"Inferno - Canto ventunesimo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Inferno_-_Canto_ventunesimo\">Inferno, XXI<\/a>, 94-96) e smantellato da <a title=\"Firenze\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Firenze\">Firenze<\/a> nel <a title=\"1433\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1433\">1433<\/a>. La torre chiamata comunemente &#8220;Torretta&#8221; si trova sulla sommit\u00e0 di uno sperone roccioso, in una posizione altamente suggestiva che domina le pendici del <a title=\"Monte Pisano\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Monte_Pisano\">monte Pisano<\/a>. Oggi \u00e8 in completo stato di abbandono e necessiterebbe di un&#8217;opera di messa in sicurezza.<\/p>\n<p>All&#8217;incrocio fra via del ponte e via Dante Alighieri si trova una lapide storica che recita:<\/p>\n<blockquote><p>XXI AGOSTO MDCCCXCII<\/p>\n<p>TRENTACINQUE ANNI ADDIETRO FRANCESCO LUPERI CENTONI PROPUGNAVA E LEGALMENTE OTTENEVA CHE LE ACQUE PLUVIALI DI QUESTO ANTICO BORGO SOTTO L&#8217;ALVEO DEL TORRENTE ZAMBRA PASSANDO NEL SOTTOSTANTE FOSSO &#8211; VICINAJA &#8211; DEFLUISSERO MA DIFETTO DI LEGGI O EGOISMO DI POTENTI I NECESSARI LAVORI LUNGAMENTE IMPEDIRONO. PROGREDITI I TEMPI LE LEGGI E LE OPINIONI AJUTANDO PER LE ASSIDUE CURE DEL COMPAESANO ETTORE SIGHIERI AI PUBBLICI LAVORI MUNICIPALI PREPOSTO L&#8217;OPERA TANTO AGOGNATA NEL LUGLIO 1892 FINALMENTE COMPIEVASI.<\/p>\n<p>LA POPOLAZIONE CAPRONESE RICONOSCENTE QUESTO MARMO PONEVA<\/p><\/blockquote>\n<div class=\"thumb tright\"><\/div>\n<p>La localit\u00e0 \u00e8 ricordata a partire dal <a title=\"1024\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1024\">1024<\/a>. Il castello di Caprona sub\u00ec una sortita ad opera dei soldati fiorentini il 16 agosto del <a title=\"1289\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1289\">1289<\/a>, azione a cui partecip\u00f2 anche il giovane <a title=\"Dante Alighieri\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Dante_Alighieri\">Dante Alighieri<\/a>, arruolato con altri quattrocento cavalieri nelle schiere di <a title=\"Nino Visconti\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Nino_Visconti\">Nino Visconti<\/a>. Il sommo poeta citer\u00e0 la cittadina nel <a title=\"Inferno - Canto ventunesimo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Inferno_-_Canto_ventunesimo\">canto XXI dell&#8217;Inferno<\/a>, vv. 94-96.<\/p>\n<table class=\"citazione-table\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>\n<p style=\"text-align: center;\">\u00abcos\u00ec vid&#8217;io gi\u00e0 temer li fanti<br \/>\nch&#8217;uscivan patteggiati di Caprona,<br \/>\nveggendo se&#8217; tra nemici cotanti.\u00bb<\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>Il suddetto castello era collocato ai piedi dello sperone roccioso su cui sorgeva la torre di avvistamento, che permetteva la comunicazione con le strutture fortificate circostanti, cio\u00e8 la <a title=\"Rocca della Verruca\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Rocca_della_Verruca\">Rocca della Verruca<\/a> e le torri di <a title=\"Uliveto Terme\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Uliveto_Terme\">Uliveto<\/a>, per il controllo della stretta zona di terra posta fra il fiume <a title=\"Arno\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Arno\">Arno<\/a> e la propaggine meridionale del <a title=\"Monte Pisano\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Monte_Pisano\">Monte Pisano<\/a><\/p>\n<p>L&#8217;estrazione di pietra dalle cave capronesi ha progressivamente trasformato il paesaggio della cittadina. Quando lo sperone roccioso era ancora sostanzialmente integro era possibile scorgere intorno alla torretta i resti del forte medievale. Fino agli <a title=\"Anni 1950\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Anni_1950\">anni cinquanta<\/a>, inoltre, a qualche centinaio di metri a ovest dei suddetti ruderi erano visibili le mura di un palazzo la cui costruzione, voluta da <a class=\"mw-redirect\" title=\"Cosimo I\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cosimo_I\">Cosimo I<\/a>, non venne mai portata a termine: l&#8217;edificio era popolarmente noto col nome di &#8220;<i>Palazzaccio<\/i>&#8220;.<\/p>\n<p>Dal <a title=\"1887\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1887\">1887<\/a> al <a title=\"1953\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1953\">1953<\/a> Caprona era servita dalla <a title=\"Tranvia\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tranvia\">tranvia<\/a> a vapore che, percorrendo l&#8217;asse della <a title=\"Strada statale 67 Tosco-Romagnola\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Strada_statale_67_Tosco-Romagnola\">via Fiorentina<\/a>, collegava <a title=\"Tranvia Pisa-Pontedera\/Calci\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tranvia_Pisa-Pontedera\/Calci\">Pisa con Pontedera<\/a> e, attraverso una diramazione in sede propria che si distaccava in localit\u00e0 <a title=\"Navacchio\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Navacchio\">Navacchio<\/a>, con <a title=\"Calci\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Calci\">Calci<\/a>. Superato l&#8217;<a title=\"Arno\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Arno\">Arno<\/a> con un tratto in sede stradale sul ponte di Zambra, la linea aveva a Caprona una vera e propria stazione dotata di un fascio di tre binari di cui uno a servizio del raccordo di 2\u00a0km che collegava tale localit\u00e0 con la cava di pietra sita in localit\u00e0 Uliveto. Quest&#8217;ultimo fu dismesso e smantellato nel <a title=\"1941\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1941\">1941<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">[ testo tratto da wikipedia.it ]<\/p>\n","modified":"2020-10-11T19:44:22","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/Caprona.jpg","id":7749,"caption":"Caprona"}],"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/MTBCaprona-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[195]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/7855","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=7855&action=edit","translations":{"en":{"id":7858,"name":"Caprona tower","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/caprona-tower\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/7858","description":"<p>On the rocky spur above the town of Caprona stands the &#8220;Torre degli Upezzinghi&#8221;, a nineteenth-century copy of the tower of the ancient castle existing in the mid-eleventh century, mentioned by Dante (Inferno, XXI, 94-96) and dismantled by Florence in 1433. The tower commonly called &#8220;Torretta&#8221; is located on the top of a rocky spur, in a highly suggestive position overlooking the slopes of Mount Pisano. Today it is in a complete state of neglect and would need to be made safe.<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/torre-di-caprona\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":6},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5068397,43.707181]}},{"type":"Feature","properties":{"id":7859,"name":"Pieve di Santa Giulia","description":"<h3><span id=\"Esterno\" class=\"mw-headline\">Esterno<\/span><\/h3>\n<p>La chiesa ha una pianta a <a title=\"Croce latina\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Croce_latina\">croce latina<\/a>, con un&#8217;unica <a title=\"Navata\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Navata\">navata<\/a> provvista di <a title=\"Abside\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Abside\">abside<\/a>. La struttura \u00e8 costituita da bozze di <a class=\"mw-redirect\" title=\"Verrucano\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Verrucano\">verrucano<\/a> e conci di <a class=\"mw-redirect\" title=\"Pietra arenaria\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Pietra_arenaria\">pietra arenaria<\/a>. La facciata a capanna ha il fastigio del tetto sorretto da mensole e un <a title=\"Timpano (architettura)\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Timpano_(architettura)\">timpano<\/a> con al centro un <a title=\"Oculo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Oculo\">oculo<\/a> cieco, mentre inferiormente risulta delimitata lateralmente da semipilastri, arricchita da archetti pensili su peducci scolpiti e caratterizzata centralmente da un portale con <a title=\"Architrave\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Architrave\">architrave<\/a> di riutilizzo, sovrastato da due oculi, un arco cieco, sul quale fino al giugno 1986 vi era lo stemma della famiglia Bracci Cambini, che aveva il patronato sulla pieve. Lo stemma in marmo, simile a quello che \u00e8 tuttora sulla casa canonica, cadde a terra per una pallonata tirata da due ragazzi che giocavano sulla piazzetta antistante la chiesa.<\/p>\n<p>La parete meridionale, libera, mette in evidenza tre differenti fasi costruttive: una porzione omogenea con un cornicione <a title=\"Modanatura\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Modanatura\">modanato<\/a> sopra archetti pensili poggiati su mensole scolpite con decorazioni animali, vegetali e ad intreccio <a title=\"Vimine\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Vimine\">vimineo<\/a>; una parte superiore con due ampi archi <a title=\"Tamponatura\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tamponatura\">tamponati<\/a> <a title=\"Arco a tutto sesto\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Arco_a_tutto_sesto\">a tutto sesto<\/a>; il <a title=\"Campanile\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Campanile\">campanile<\/a> a base rettangolare. Quest&#8217;ultimo, realizzato con diverse qualit\u00e0 di pietra alla fine del <a title=\"XII secolo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/XII_secolo\">XII<\/a> o ai primi del <a title=\"XIII secolo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/XIII_secolo\">XIII secolo<\/a>, ha in cima una <a title=\"Cella campanaria\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cella_campanaria\">cella<\/a> con quattro aperture ad arco coronate da archetti pensili, il tutto sovrastato da un tetto a capanna.<\/p>\n<p>La facciata orientale, contraddistinta dall&#8217;abside semicircolare centrale e da tre strette <a class=\"mw-redirect\" title=\"Monofore\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Monofore\">monofore<\/a> con arco ogivale, presenta la stessa decorazione di cornicione, archetti e mensole presente sul lato sud.<\/p>\n<p>Il fianco settentrionale delimita l&#8217;annesso cimitero e appare incompleto. Presenta quattro archi su pilastri e l&#8217;impostazione di un quinto, abolito per l&#8217;inserimento di una colonna di appoggio a un grande arco a tutto sesto identico a quelli della facciata meridionale.<\/p>\n<div class=\"thumb tright\">\n<div class=\"thumbinner\">\n<h2 class=\"thumbcaption\" style=\"text-align: right;\">Interno<\/h2>\n<\/div>\n<\/div>\n<p>L&#8217;interno spoglio ad un&#8217;unica ampia navata presenta a sinistra gli archi tamponati che la separavano dall&#8217;antica piccola navata laterale. Le tamponature presentano ancora traccia delle decorazioni pittoriche a finto drappeggio, realizzate probabilmente negli anni &#8217;30 del <a title=\"XIX secolo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/XIX_secolo\">XIX secolo<\/a>. La parte frontale \u00e8 massiccia, continua e caratterizzata solo dalla presenza di due iscrizioni lapidee e di un busto in <a title=\"Marmo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Marmo\">marmo<\/a>. Tre grandi colonne in granito contraddistinguono la parte pi\u00f9 recente della struttura della chiesa e fungono da appoggio per ampie arcate.<\/p>\n<p>L&#8217;<a title=\"Presbiterio\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Presbiterio\">area presbiteriale<\/a>, spoglia e collocata su un piano leggermente superiore rispetto alla navata, presenta al centro l&#8217;<a class=\"mw-redirect\" title=\"Altar maggiore\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Altar_maggiore\">altar maggiore<\/a>, proveniente dalla <a title=\"Chiesa e monastero di San Michele alla Verruca\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Chiesa_e_monastero_di_San_Michele_alla_Verruca\">chiesa di San Michele alla Verruca<\/a>, con iscrizione <a class=\"mw-redirect\" title=\"Medievale\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Medievale\">medievale<\/a> lungo il bordo, e nel <a title=\"Transetto\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Transetto\">transetto<\/a> sinistro un altare minore, provvisto di <a title=\"Tabernacolo\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Tabernacolo\">tabernacolo<\/a>. Sulle pareti sono ancora visibili tracce di <a class=\"mw-redirect\" title=\"Affreschi\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Affreschi\">affreschi<\/a> e decorazioni scolpite.<\/p>\n<p>L&#8217;ultimo restauro, avvenuto nel <a title=\"1977\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1977\">1977<\/a>, ha visto la realizzazione del pavimento in <a class=\"mw-redirect\" title=\"Cotto (materiale)\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Cotto_(materiale)\">cotto<\/a> con il motivo <a title=\"Opera spicata\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Opera_spicata\">a lisca di pesce<\/a> caratteristico della pavimentazione originaria. Alcune grate metalliche permettono di visionare i principali ritrovamenti archeologici effettuati sotto il pavimento.<\/p>\n<p>Da notare l&#8217;<a class=\"extiw\" title=\"b:Disposizioni foniche di organi a canne\/Europa\/Italia\/Toscana\/Provincia di Pisa\/Vicopisano\/Caprona - Pieve di Santa Giulia\" href=\"https:\/\/it.wikibooks.org\/wiki\/Disposizioni_foniche_di_organi_a_canne\/Europa\/Italia\/Toscana\/Provincia_di_Pisa\/Vicopisano\/Caprona_-_Pieve_di_Santa_Giulia\">organo<\/a> di <a class=\"new\" title=\"Domenico Francesco Caciol (la pagina non esiste)\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Domenico_Francesco_Caciol&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Domenico Francesco Cacioli<\/a>, del <a title=\"1738\" href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/1738\">1738<\/a>,<sup id=\"cite_ref-1\" class=\"reference\"><\/sup>dal prospetto elegantissimo, restaurato dall&#8217;organaro Glauco Ghilardi nel 1983 su commissione della Parrocchia di Caprona ed inaugurato da mons. Luigi Sessa; lo strumento proveniva dalla chiesa della Compagnia di Calcinaia. La pieve \u00e8 scelta spesso per i matrimoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>[testo tratto da wikipedia.it ]<\/em><\/p>\n","modified":"2020-10-11T19:52:03","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/SantaGiulia.jpg","id":7751,"caption":"Santa Giulia"}],"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/SantaGiulia-768x576.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[242]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/7859","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=7859&action=edit","translations":{"en":{"id":7861,"name":"Santa Giulia parish","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/santa-giulia-parish\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/7861","description":"<h2><span class=\"tlid-translation translation\" lang=\"en\">Exterior<\/span><\/h2>\n<p><span class=\"tlid-translation translation\" lang=\"en\"> The church has a Latin cross plan, with a single nave with an apse. The structure is made up of verrucano drafts and sandstone blocks. The gabled fa\u00e7ade has the gable of the roof supported by shelves and a tympanum with a blind oculus in the center, while below it is delimited laterally by semi-pillars, enriched by hanging arches on sculpted corbels and centrally characterized by a portal with reused architrave, surmounted by two oculi, a blind arch, on which until June 1986 there was the coat of arms of the Bracci Cambini family, which had patronage over the parish church. The marble coat of arms, similar to the one that is still on the rectory, fell to the ground due to a ball thrown by two boys playing on the square in front of the church. The free southern wall highlights three different construction phases: a homogeneous portion with a molded cornice over hanging arches resting on shelves sculpted with animal, vegetable and wickerwork decorations; an upper part with two large rounded arches; the bell tower with a rectangular base. The latter, made with different qualities of stone at the end of the 12th or early 13th century, has a cell at the top with four arched openings crowned by hanging arches, all topped by a gable roof. The eastern fa\u00e7ade, characterized by the central semicircular apse and three narrow single-lancet windows with ogival arches, has the same decoration of the cornice, arches and shelves present on the south side. The northern flank delimits the annexed cemetery and appears incomplete. It has four arches on pillars and the setting of a fifth, abolished for the insertion of a column supporting a large round arch identical to those of the southern facade.<\/span><\/p>\n<h2><span class=\"tlid-translation translation\" lang=\"en\"> Interior<\/span><\/h2>\n<p><span class=\"tlid-translation translation\" lang=\"en\"> The bare interior with a single wide nave presents on the left the buffered arches that separated it from the ancient small side nave. The infills still show traces of the pictorial decorations with fake drapery, probably made in the 1830s. The front is massive, continuous and characterized only by the presence of two stone inscriptions and a marble bust. Three large granite columns mark the most recent part of the church structure and act as a support for large arches. The presbytery area, bare and located on a level slightly higher than the nave, has in the center the high altar, coming from the church of San Michele alla Verruca, with medieval inscription along the edge, and in the left transept a minor altar, provided of tabernacle. Traces of frescoes and sculpted decorations are still visible on the walls. The last restoration, which took place in 1977, saw the creation of the terracotta floor with the fishbone motif characteristic of the original flooring. Some metal grates allow you to view the main archaeological finds made under the floor. Note the organ by Domenico Francesco Cacioli, from 1738, [1] with an extremely elegant fa\u00e7ade, restored by the organ builder Glauco Ghilardi in 1983 on commission from the Parish of Caprona and inaugurated by Msgr. Luigi Sessa; the instrument came from the church of the Compagnia di Calcinaia. The parish is often chosen for weddings.<\/span><\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/pieve-di-santa-giulia\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":7},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.501425,43.7119326]}},{"type":"Feature","properties":{"id":3888,"name":"Certosa di Calci","description":"<p>Fu per decisione dell&#8217;arcivescovo di Pisa Francesco Moricotti che il 30 maggio del 1366 venne fondata la Certosa, nella Val Graziosa di Calci.<\/p>\n<p>Il convento assunse in seguito un&#8217;importanza anche politica, in particolare dopo l&#8217;annessione dell&#8217;antico monastero benedettino dell&#8217;isola di Gorgona, avvenuta nel 1425. Nella seconda met\u00e0 del XV secolo, artisti fiorentini si stabilirono a Pisa per assolvere a lavori dell&#8217;Opera del Duomo. Ma \u00e8 soprattutto tra Seicento e Settecento che vengono compiuti i lavori pi\u00f9 importanti.<\/p>\n<p>Si accede al complesso attraverso un vestibolo seicentesco, coronato dalla statua di San Bruno, il fondatore dell&#8217;Ordine dei Certosini; a destra si apre la cappella di Sebastiano, in origine riservata alle donne, e a sinistra la foresteria delle donne, attuale biglietteria.<\/p>\n<p>L&#8217;ampia corte d&#8217;onore longitudinale introduce al santuario. Di fronte all&#8217;ingresso \u00e8 il prospetto barocco della chiesa, impostata su un podio con scalinata a doppia rampa, opera dell&#8217;architetto Nicola Stassi: da notare, sulla sommit\u00e0, la statua della Vergine in gloria.<\/p>\n<p>L&#8217;interno, risalente al XVII secolo, \u00e8 costituito da un&#8217;unica aula lungo le cui pareti sono addossati gli stalli lignei destinati ai monaci; una parete intarsiata a marmi policromi separa la zona destinata ai conversi. Sullo scorcio del Seicento inizia la decorazione pittorica parietale con le Storie del Vecchio Testamento, dei bolognesi Antonio e Giuseppe Rolli; gli affreschi della cupola sono del lucchese Stefano Cassiani, autore anche delle pitture ai lati, dietro l&#8217;altare e tra le finestre.<\/p>\n<p>L&#8217;altare maggiore fu realizzato su disegno di Giovan Francesco Bergamini e terminato nel 1686 dal figlio Alessandro; vi si trova una tela di Baldassarre Franceschini detto il Volterrano, con San Bruno che offre la Certosa di Pisa alla Madonna, del 1681.<\/p>\n<p>Dalla chiesa si accede alla sagrestia circondata da grandi armadi a muro, alla cappella delle Reliquie e alle varie cappelle, in cui ogni monaco celebrava la messa privata quotidiana; nella cappella di San Ranieri si conserva il dipinto settecentesco del pisano Giovan Battista Tempesti, con San Ranieri, patrono di Pisa; nella cappella di San Bruno troviamo una tela raffigurante il santo, di Jacopo Vignali; la cappella della Vergine del Rosario fu invece affrescata da Giuseppe Maria Terreni alla fine del Settecento.<\/p>\n<p>Tra gli ambienti pi\u00f9 interessanti del monastero, la Foresteria Granducale, cos\u00ec detta perch\u00e9 riservata ai sovrani di Toscana, con pregevoli stucchi del Somazzi e affreschi a figure allegoriche di Pietro Giarr\u00e8. Il refettorio attuale \u00e8 il risultato della trasformazione del primitivo ambiente trecentesco: tra le testimonianze pi\u00f9 antiche, l&#8217;affresco con l&#8217;Ultima Cena, di Bernardino Poccetti (1597), mentre il resto delle decorazioni parietali, compiute nel 1773, si deve a Pietro Giarr\u00e8. Sul seicentesco chiostro grande, con al centro la monumentale fontana ottagona, si aprono le celle dei monaci, ciascuna concepita come unit\u00e0 abitativa composta da pi\u00f9 stanze.<\/p>\n<p>Tra i numerosi ambienti del monastero ricordiamo l&#8217;appartamento del Priore, la ricca Biblioteca, l&#8217;Archivio storico e la farmacia. Nella foresteria \u00e8 stata allestita la Quadreria del convento, che ospita numerosi e pregevoli dipinti, tra cui la collezione della famiglia Borghini di Calci.<\/p>\n<p>L&#8217;ala ovest della Certosa ospita il Museo di storia naturale e del territorio dell&#8217;Universit\u00e0 di Pisa.<\/p>\n","modified":"2019-11-15T12:25:41","color":"#dd9933","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/calci-certosa-1024x707.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[242]},"accessibility":{"mobility":{"check":true,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"related_url":["http:\/\/polomusealetoscana.beniculturali.it\/index.php?it\/180\/calci-pi-museo-nazionale-della-certosa-monumentale-di-calci"],"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3888","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=3888&action=edit","translations":{"en":{"id":3892,"name":"Calci Charterhouse","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/calci-charterhouse\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3892","description":"<p>The monastery is known for the fresco of the Last Supper, by Bernardino Poccetti (1597), in the refectory.<\/p>\n<p>The Carthusians founded a monastery in 1366\/67 in what is called Val Graziosa, a plain overlooked by the Monti Pisani (&#8220;Pisan Mountains&#8221;), when Francesco Moricotti Prignani was archbishop of Pisa. Shortly afterwards Pope Gregory XI, a noted reformer of monasteries, expelled the monks from the Benedictine Gorgona Abbey, on the island of Gorgona, and gave the island and the estate to the Carthusians of Val Graziosa, who repopulated them. This event must have happened not long before Catherine of Siena&#8217;s visit of 1375, as she mentions in her letters the need to convert the facilities for the Carthusian use. Benedictines were barred from the island.<\/p>\n<p>In 1425, the Mediterranean reached a peak of political instability. The peace and safety of the monks on Gorgona could no longer be assured. Fearing a Saracen attack they abandoned the monastery and took up residence at Calci, bringing the records from Gorgona with them, to be duly published at Pisa.<\/p>\n<p>In the 17th and 18th centuries, the complex was renovated, receiving its current Baroque appearance.<\/p>\n<p>In November 1946, following World War II, conventuals from the Netherlands gradually started to repopulate the building that had been heavily damaged during the war years. It was thought and hoped that the institution of a Dutch Carthusian monastery in Italy could one day lead to the re-establishment of a Carthusian monastery in the Netherlands, a country from which the order had been absent since the late eighteenth century. Lack of funds, lack of novices and internal strife would eventually cause the Dutch to abandon their project in the early nineteen-sixties.<\/p>\n<p>In 1981, the University of Pisa moved its natural history museum here. The collection had been started in Pisa in the 16th century as a collection of curiosities connected to the Giardino dei Semplici. It now houses one of the largest collection of cetaceans skeletons in Europe, while halls dedicated to dinosaurs are being set up.<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/poi\/certosa-di-calci\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","sequence":8},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.522705589935299,43.72252793248036]}},{"type":"Feature","properties":{"id":3894,"name":"Agriturismo Al Palazzaccio","description":"<p>Il casolare \u00e8 costituito dall\u2019insieme di due edifici risalenti al \u2018400 e \u2018700. Immerso nel verde della valle di <strong>Calci<\/strong>, detta \u201cVal Graziosa\u201d per le sue dolci pendici e la natura rigogliosa, si affaccia sul bellissimo panorama della valle con vista sull\u2019antico Castello della Verruca. Il silenzio della campagna e l\u2019accoglienza riservata ai nostri ospiti assicurano una vacanza in pieno relax.<\/p>\n<p>All\u2019esterno ampi prati, circondati da oliveti, consentono di usufruire di diversi spazi: gatzebo e barbecue per cene all\u2019aperto, tavolo da ping pong, piscina, zona relax.<\/p>\n","modified":"2019-11-20T18:05:45","color":"#dd3333","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"imageGallery":[{"src":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/logo-agriturismo-al-palazzaccio-calci.png","id":3897,"caption":"logo-agriturismo-al-palazzaccio-calci"}],"image":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-content\/uploads\/2019\/11\/Palazzaccio1-1024x679.jpg","taxonomy":{"webmapp_category":[138,261]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":""},"hearing":{"check":false,"description":""},"vision":{"check":false,"description":""},"cognitive":{"check":false,"description":""},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"related_url":["https:\/\/www.alpalazzaccio.com\/"],"locale":"it","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3894","wp_edit":"http:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-admin\/post.php?post=3894&action=edit","translations":{"en":{"id":3900,"name":"Agriturismo Al Palazzaccio","web":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/\/agriturismo-al-palazzaccio\/?lang=en","source":"https:\/\/selfguided-toscana.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3900","description":"<p>The structure of the house is formed by two buildings that date back to the 15th and 18th centuries. 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