{"type":"Feature","properties":{"id":2604,"name":"PNS0502 Punto di inquadramento storico e glaciologico-paesaggistico","description":"<p>Ti trovi in un tipico ambiente alpino di alta montagna. Basse temperature e lungo periodo di innevamento in inverno, irraggiamento estremamente intenso e venti che causano disidratazione in estate; in questi ambienti tutto sembra congiurare contro la possibilit\u00e0 di sopravvivenza delle piante. La stagione per vegetare si riduce, spesso, a pochissime settimane. Ci\u00f2 nonostante sono molte le piante che riescono a sopravvivere, grazie a particolari adattamenti alle difficili condizioni dell\u2019alta montagna. \u00c8 il caso dei salici striscianti, come il salice erbaceo. Parenti strettissimi dei salici arborei di pianura, qui i salici crescono lungo il terreno anzich\u00e9 in verticale, sollevandosi dal suolo solo di pochi centimetri. Fino ad agosto potete anche osservare le piccole campanelle sfrangiate della Soldanella, che spesso fiorisce prima che la neve sia del tutto sciolta, perforando gli ultimi centimetri del manto bianco. Comuni sono i piccoli fiori rosa della Silene acaule, tipica pianta a cuscinetto, o quelli blu delle diverse specie di genziane che amano i suoli acidi, caratteristici di queste zone. Sono solo alcune delle molte piante che riescono a fiorire in questi luoghi.<\/p>\n<p>Il Ghiacciaio di Doseg\u00f9 che vedi in direzione del tuo percorso, \u00e8 uno degli ultimi testimoni dei vastissimi ghiacciai che un tempo coprivano gran parte della Valle di Doseg\u00f9 e della Valle di Gavia. Nel Pleistocene, a partire da un milione e ottocento mila anni fa, si sono succedute diverse fasi glaciali, intercalate da periodi pi\u00f9 caldi in cui i ghiacciai si ritiravano. L\u2019ultimo importante episodio ha avuto un massimo tra i 18 e i 22.000 anni fa. Il ghiaccio riempiva la valle fino a 3000 metri di quota: ne emergevano, come isole di roccia, solo le cime e i crinali pi\u00f9 elevati. Circa 17000 anni fa il ghiaccio ha iniziato la sua ritirata, lasciando dietro di s\u00e9 molte testimonianze della sua antica presenza. Ad esempio le rocce montonate, dossi rocciosi con un lato smussato e l\u2019altro ripido, o le \u201cstrie\u201d, i solchi sulla roccia incisi dal pietrisco trascinato dal ghiaccio nel suo movimento verso valle.<\/p>\n<p>La tua posizione offre una magnifica vista panoramica sulla Punta San Matteo che si eleva laggi\u00f9, a nord est. Il nome della montagna \u00e8 dovuto all\u2019ascensione, compiuta da Julius von Payer nel giorno di San Matteo, il 21 settembre del 1867, mentre la prima salita fu effettuata due anni prima, il 28 giugno del 1865, ad opera degli inglesi Francis Fox Tuckett e Douglas William Freshfield.<\/p>\n<p>Nel corso del primo conflitto mondiale la cima del San Matteo rimase a lungo non presidiata da truppe, in quanto fu ritenuta da entrambe le parti di difficile approvvigionamento e difendibilit\u00e0. Tuttavia nell\u2019estate del 1917 la cima fu occupata da parte austriaca, e questo rese possibile il controllo del passaggio di uomini e mezzi italiani dal Passo di Gavia e il dominio strategico sul settore posto tra il Corno dei Tre Signori e la Punta d\u2019Albiolo, nell\u2019Alta Valle di Viso.<br \/>\nL\u2019esercito austriaco allest\u00ec la parte sommitale del San Matteo con trincee dotate di mitragliatrice e collegate tra loro da brevi gallerie scavate nel ghiaccio. A circa 30 metri dalla cima fu inoltre scavata &#8211; sempre nel ghiaccio &#8211; una profonda galleria dotata di un\u2019apertura a est in direzione del Monte Giumella. Questa galleria serv\u00ec da ricovero per gli uomini e da deposito di rifornimenti e di munizioni. Alla presa austriaca del San Matteo corrispose da parte italiana il rafforzamento delle posizioni di Vallom brina, Villacorna, Tresero, Doseg\u00f9 e San Giacomo.<br \/>\nPer il mese di agosto del 1918 gli italiani organizzarono la conquista del San Matteo con un piano di attacco ripartito in cinque colonne. Il piano prevedeva che la prima colonna, composta da dieci guide ardite della Val Zebr\u00f9 e guidato dal sergente Pietro Caimi, risalisse la cima del San Matteo salendo lungo la parete Nord-Ovest. Una seconda colonna, composta da trenta soldati agli ordini del tenente Giovan Battista Compagnoni, guida alpina e maestro elementare di Santa Caterina Valfurva, sarebbe risalita attraverso la cresta Sud-Ovest attraversando il Ghiacciaio di Doseg\u00f9. La terza colonna, sempre composta da trenta uomini e capitanata dal tenente Camillo De Filippi, avrebbe nel frattempo aggirato il Monte Mantello per intervenire in caso di bisogno. Il Monte Mantello rappresentava invece l\u2019obbiettivo della quarta colonna, composta da soli nove uomini, che avevano il compito di occuparne la cima. La quinta colonna infine aveva l\u2019ordine di intervenire durante la fase finale dell\u2019azione per costringere alla resa il nemico. E infine la 306esima compagnia skiatori Monte Ortler, capitanata da Guido Bertarelli, era pronta a dare supporto in caso di necessit\u00e0. La mattina del 13 agosto 1918 il piano di attacco scatt\u00f2, e con un\u2019azione rapida che registr\u00f2 limitate perdite un centinaio di alpini mise piede sulla vetta del San Matteo.<br \/>\nNelle giornate successive gli alpini italiani furono impegnati in un duro lavoro di allestimento delle postazioni difensive. A capo del presidio italiano allestito sulla Punta San Matteo fu posto il capitano Arnaldo Berni della 307esima compagnia skiatori Monte Ortler. Ascoltiamolo in una lettera alla famiglia:<br \/>\n\u201cCarissimi,<br \/>\neccomi finalmente, dopo tanti giorni di forzato silenzio, ad intrattenermi un po\u2019 pi\u00f9 a lungo con voi [\u2026]. Voi sapete, dal Comunicato ufficiale, che il giorno 13 \u00e8 stata conquistata la Punta San Matteo a 3684 metri ed il Monte Mantello [\u2026]. L\u2019azione \u00e8 stata fatta dal mio Battaglione ed anch\u2019io vi ho preso parte con la mia compagnia, la quale si \u00e8 fatta onore. Ora siamo sulle posizioni conquistate e vi potete immaginare come ci si sta. Sono disagi immensi per le condizioni di clima e di suolo, \u00e8 una preoccupazione continua per non farci strappare la nuova conquista dal nemico che ci \u00e8 vicinissimo [\u2026]. Malgrado i disagi passati la mia salute si \u00e8 sempre mantenuta ottima. La nostra azione\u2026 \u00e8 riuscita in modo brillantissimo e con pochissime perdite [\u2026]. \u00c8 stata l\u2019azione pi\u00f9 alta svoltasi dall\u2019inizio della guerra. I giornalisti non arrivano fino a noi e cos\u00ec le gesta dei nostri soldati, che quass\u00f9 hanno veramente del prodigioso, non sono rese note o lo sono troppo poco\u2026\u201d<\/p>\n<p>Incaricata della riconquista da parte austriaca della Punta San Matteo fu la terza compagnia del battaglione d\u2019assalto del primo reggimento Kaisersch\u00fctzen, che pass\u00f2 all\u2019azione il 3 settembre 1918 con un ampio dispiegamento di forze. Dopo un intenso bombardamento di preparazione sulla cima, sfruttando la densa nebbia, 400 Kaisersch\u00fctzen partirono dal Monte Giumella. Le fasi della battaglia furono tanto rapide quanto cruente, e alla fine restarono sul campo un centinaio di uomini appartenenti ad entrambi gli schieramenti: tra loro, il capitano Berni, travolto dai blocchi di ghiaccio nella galleria dove si trovava con i suoi uomini. Negli anni successivi il padre Archinto ed i fratelli, con l\u2019aiuto del fedele attendente Giacomo Perico, raggiunsero molte volte la cima del San Matteo nell\u2019intento di ritrovare il suo corpo, ma senza alcun esito. Ad un secolo di distanza da quei drammatici avvenimenti la vetta del San Matteo custodisce i corpi di una cinquantina di uomini &#8211; perlopi\u00f9 alpini italiani &#8211; ancora sepolti nella calotta di ghiaccio sommitale.<br \/>\nLeggiamo cosa \u00e8 scritto nella guida alpinistica Ortles, Adamello, Giudicarie, Garda Ovest:<br \/>\n\u201cTanto la conquista della Punta di San Matteo, compiuta da un gruppo d\u2019assalto di alpini, quanto la riconquista da parte dei Kaisersch\u00fctzen furono ritenute disperate e impossibili dai rispettivi esperti militari, che si basavano sulle esperienze negative fatte fino ad allora. Insieme alla Punta San Matteo i Kaisersch\u00fctzen si ripresero anche il Monte Mantello. Da allora [\u2026] su quelle cime gelide e solitarie, indicibilmente belle, regna di nuovo la pace che c\u2019era prima del conflitto e che rammenta l\u2019eternit\u00e0. Negli alti circhi rocciosi sotto quelle vette si trovano ancora trincee, muretti in pietra, fondamenta di piazzole per cannoni e per le teleferiche. Innumerevoli sentieri e tracce di passaggio segnano i percorsi verso i ghiacciai che sembrano assurdi e inutili, lasciando perplessi gli escursionisti; se ignari di quegli avvenimenti, essi si chiedono chi li abbia tracciati e a che cosa servissero. Furono gli alpini, i Kaisersch\u00fctzen, gli Standsch\u00fctzen a percorrerli per giungere alle rispettive linee e vedette sul fronte. Nelle rocce delle cime circostanti si trovano resti di posizioni e caverne da cui esce l\u2019alito freddo e insieme appassionante della storia, che qui trascende ogni esperienza alpinistica normale.\u201d<br \/>\nLe battaglie per la conquista del San Matteo furono le azioni organiche combattute alla quota pi\u00f9 elevata di tutta la Grande Guerra.<\/p>\n","modified":"2021-07-06T13:56:57","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","imageGallery":[{"src":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS5023-1024x576.jpg","id":3790,"caption":""},{"src":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS5022-1024x576.jpg","id":3787,"caption":""},{"src":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS5021-576x1024.jpg","id":3784,"caption":""}],"image":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS5020-1024x576.jpg","audio":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS_IT05_0502.mp3","taxonomy":{"webmapp_category":[11]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"hearing":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"vision":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"cognitive":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2604","wp_edit":"http:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2604&action=edit","translations":{"en":{"id":3323,"name":"PNS0502 Punto di inquadramento storico e glaciologico-paesaggistico","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0502-punto-di-inquadramento-storico-e-glaciologico-paesaggistico\/?lang=en","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3323","description":"<p>You are in a typical high mountain Alpine setting. Low temperatures and long periods of snow in winter, extremely intense sun and wind causing dehydration in summer: everything in this mountain environment seems to work against plant survival. And as if this were not enough, the growing season is frequently reduced to just a few weeks. Despite this many plants manage to survive up here thanks to specific adaptations to difficult high mountain conditions. This is the case of low growing willows such as the dwarf willow. Close relatives of the tree willows which grow on the plains, here willows grow along the land rather than up from it, rising only a few centimetres from the ground. Until August you can also find small Soldanella, little fringed bellflowers, which often flower before the snow has all melted, breaking through the last few centimetres of snow. Small pink moss campion flowers, a typical cushion plant, or the blues of the various gentians which love the acid soils of this area. These are just some of the many plants which manage to flower in these places. <\/p>\n<p>The Doseg\u00f9 glacier which you can see in the direction you will shortly be walking is one of the last traces of the vast glaciers which once covered the bulk of the Doseg\u00f9 and Gavia valleys. In the Pleistocene era, from one million eight hundred thousand years ago, various ice ages succeeded one another punctuated by warmer periods in which the glaciers withdrew. The last episode peaked at around 18-22,000 years ago. The glacier filled the valley up to an altitude of 2700 to 3000 metres with only the highest peaks and ridges sticking out over the top like rock islands. From 17,500 years ago the glacier began to recede, leaving behind it many traces of its ancient presence. The roche moutonn\u00e9e, rocks with one side smoothed over and the other steep or those with grooves in the rock carved out by the gravel dragged along by the glacier as it moved down into the valley bottom.<\/p>\n<p>Your position affords a magnificent view of Punta San Matteo (3678 metres) to the north east. The mountain\u2019s name is due to the climb completed by Julius von Payer on St. Matthew\u2019s day (21st September) 1867 while the first ascent dates to two years earlier, 28th June 1865, by Englishmen Francis Fox Tuckett and Douglas William Freshfield. <\/p>\n<p>During First World War the peak of San Matteo remained unguarded at length as it was considered difficult to supply and defend by both sides. However, in the summer of 1917 the peak was occupied by the Austrians and this enabled the latter to control Italian men and vehicle movements from Passo di Gavia and strategic domination over the sector between Corno dei Tre Signori (3360 metres, to the east of Passo di Gavia) and Punta d\u2019Albiolo (2970 metres) in the upper Viso valley.<br \/>\nThe Austrian army built trenches equipped with machine guns and linked together by short tunnels dug out of the ice at the peak of San Matteo. Around 30 metres from the peak a deep tunnel opening up to the east in the direction of Monte Giumella was dug. This tunnel served as a shelter for soldiers and a supplies and ammunition deposit. The Italians responded to the Austrians taking San Matteo by strengthening their Vallombrina, Villacorna, Tresero, Doseg\u00f9 and San Giacomo positions.<br \/>\nIn August 1918 the Italians organised an attack on San Matteo with a five pronged strategy. The plan involved the first column, made up of ten Val Zebr\u00f9 Arditi Alpine guides led by Sergeant Pietro Caimi climbing up to the peak of San Mateo along its north-west face. A second column made up of thirty soldiers under the command of Lieutenant Giovan Battista Compagnoni, Santa Caterina Valfurva Alpine guide and elementary school teacher, were to climb the south-west ridge, crossing the Doseg\u00f9 glacier. The third column, once again made up of thirty men and captained by Lieutenant Camillo De Filippi was, in the meantime, to move to the other side of Monte Mantello so as to be able to help if needed. Monte Mantello was the objective of the fourth column made up of just nine men whose task it was to occupy the peak. Lastly, the fifth column was given orders to act during the final phase of the action to oblige the enemy to surrender. Lastly the 306th Skiatori Monte Ortler Company captained by Guido Bertarelli was ready to provide support if needed. On the morning of 13th August 1918 the attack was launched and a hundred or so Alpini soldiers set foot on the peak in rapid action which led to immediate losses.<br \/>\nOver the days which followed the Italian Alpini set to the hard work of setting up defensive positions. Leading the Italian guard set up on Punta San Matteo was Captain Arnaldo Berni of the 307th Skiatori Monte Ortler Company. Listen to what Berni had to say about this in a letter to his family:<br \/>\nDear all,<br \/>\nHere I am finally, after many days of enforced silence, able to spend a little more time with you [\u2026]. You know, from official communiques, that Punta San Matteo at 3684 metres and Monte Mantello were conquered on the 13th [\u2026]. The action was the work of my battalion and I took part in it, too, with my battalion, which did itself honour. Now we are in the positions conquered and you can imagine how it feels. There are immense climate and ground related difficulties and we are constantly preoccupied about it being taken away from us by the enemy, which is very close by [\u2026]. Despite past troubles my health has been excellent throughout. [Our action\u2026] was a huge success and with very few losses [\u2026]. It was the highest altitude action since the war began. The journalists don\u2019t make it up here and so the actions of our men, truly prodigious up here, have not been made public or too little attention has been paid them&#8230;<\/p>\n<p>The third company of the first Kaisersch\u00fctzen regiment\u2019s attack battalion was entrusted with an Austrian reconquest from Punta San Matteo and set to work on 3rd September 1918 with a considerable number of men. After heavy preparatory shelling on the peak and under cover of thick fog, 400 Kaisersch\u00fctzen set off from Monte Giumella. The battle was rapid and violent and at the end of it around one hundred men from both sides had not survived. One of these was Captain Berni, knocked down by blocks of ice in the tunnel he was waiting in with his men. Over the following years, his father Archinto and brothers, together with his loyal adjutant Giacomo Perico, climbed up to the peak of San Matteo many times in an attempt to find his corpse but always unsuccessfully. A century on from these dramatic events the San Matteo peak still guards the bodies of around fifty men &#8211; mainly Italian Alpini soldiers &#8211; still buried deep in the great peak glacier.<br \/>\nLet&#8217;s now read the Ortles, Adamello, Giudicarie, Garda Ovest mountain guidebook.<br \/>\nBoth the capturing of Punta San Matteo by an Alpini assault party and its reconquest by the Kaisersch\u00fctzen were considered desperate and futile by their respective military experts who based their assessments on prior negative experiences. Together with Punta San Matteo the Kaisersch\u00fctzen retook Monte Mantello, too. Since then [\u2026] on these frozen and solitary, indescribably beautiful peaks, the peace that reigned prior to the war has lasted and feels eternal. In the high rocky cirques below those peaks there are still trenches, stone walls and foundations for gun placements and teleferics. A multiplicity of footpaths and signs of passage mark routes to the glaciers which seem absurd and useless, leaving hikers who know nothing of what went on there perplexed and wondering who might have made them and for what purpose. It was the Alpini, the Kaisersch\u00fctzen and the Standsch\u00fctzen who used them to get to their respective lines and look-out posts on the front. In the rocks of the peaks around them there are the remains of positions and caves from which emerge the cold but, at the same time, fascinating winds of the past which here transcend all normal mountaineering experience.<br \/>\nThe battles for the conquest of San Matteo were organic battles fought at the highest altitudes for the whole of the Great War.<\/p>\n","audio":"https:\/\/a.webmapp.it\/stelvio.wp.webmapp.it\/media\/audios\/2604_en.mp3"},"de":{"id":2810,"name":"PNS0502 Punto di inquadramento storico e glaciologico-paesaggistico","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0502-punto-di-inquadramento-storico-e-glaciologico-paesaggistico\/?lang=de","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2810","description":"<p>Sie befinden sich in einer typischen Hochgebirgslandschaft. Niedrige Temperaturen und lange Schneeperioden im Winter, \u00e4u\u00dferst starke Sonnenstrahlung und austrocknende Winde im Sommer; alles in dieser Umgebung scheint sich gegen die \u00dcberlebensm\u00f6glichkeiten von Pflanzen verschw\u00f6rt zu haben. Zu all dem ist die Vegetationsperiode oft auf wenige Wochen beschr\u00e4nkt. Nichtsdestotrotz gibt es viele Pflanzen, die hier oben gedeihen, dank ihrer besonderen Anpassungsf\u00e4higkeiten an die schwierigen Bedingungen im Hochgebirge. Dies ist auch der Fall bei der Kriech-Weide und der Kraut-Weide. Diese engen Verwandten der Weidenb\u00e4ume in der Ebene, wachsen hier oben auf dem Boden entlang und nicht nach oben, wobei sie sich nur wenige Zentimeter von der Erde erheben. Bis August sind auch die kleinen ausgefransten Bl\u00fcmchen des Alpengl\u00f6ckchens vorzufinden; sie bl\u00fchen oft schon, bevor der Schnee ganz weggeschmolzen ist, indem sie die letzten Zentimeter der Schneedecke durchsto\u00dfen. H\u00e4ufig kommen auch die kleinen rosa Bl\u00fcten des st\u00e4ngellosen Leimkrauts vor, einer typischen Polsterpflanze, oder die blauen Bl\u00fcmchen der verschiedenen Enzian-Arten, die die charakteristischen sauren B\u00f6den dieser Gegend lieben. Doch dies sind nur einige der vielen Pflanzen, die hier erbl\u00fchen. <\/p>\n<p>Der Doseg\u00f9-Gletscher, den Sie auf Ihrem Weg genau vor sich sehen, ist einer der letzten Zeugen eines weitr\u00e4umigen Gletschergebiets, das einst einen Gro\u00dfteil des Doseg\u00f9-Tals und des Gavia-Tals bedeckte. Im Pleistoz\u00e4n, vor 1,8 Millionen Jahren, folgten mehrere Eiszeiten aufeinander; diese wurden von w\u00e4rmeren Zeitabschnitten unterbrochen, in denen sich die Gletscher zur\u00fcckzogen. Die letzte wichtige Eiszeit erreichte ihren H\u00f6hepunkt vor 18.000  bis 22.000 Jahren. Der Gletscher f\u00fcllte das Tal bis auf 2.700 und sogar 3.000 Meter: Nur die h\u00f6chsten Gipfel und Bergk\u00e4mme ragten wie Felsinseln hervor. Vor 17.500 Jahren begann das Eis dann seinen R\u00fcckzug, wobei es viele Zeugnisse seiner langen Pr\u00e4senz zur\u00fccklie\u00df. Ein Beispiel hierf\u00fcr sind die sogenannten Rundh\u00f6cker oder Rundbuckel, Felsbrocken die auf einer Seite gerundet sind und auf der anderen steil abfallen, oder die  Gletscherschrammen, d.h.  die Rillen in den Felsen, die vom Ger\u00f6ll, das der Gletscher talw\u00e4rts mit sich schob, eingeritzt wurden. <\/p>\n<p>Von Ihrem derzeitigen Standpunkt aus haben Sie einen herrlichen Ausblick auf die Punta San Matteo mit 3.678 Metern, die in Richtung Nordosten liegt. Der Name geht auf Julius von Payer zur\u00fcck, der den Berg am Tag des Heiligen Matth\u00e4us, das hei\u00dft am 21. September des Jahres 1867 bestieg; der erste Aufstieg gelang jedoch bereits zwei Jahre vorher &#8211; am 28. Juni 1865 &#8211; den Engl\u00e4ndern Francis Fox Tuckett und Douglas William Freshfield. <\/p>\n<p>Im Verlauf des Ersten Weltkriegs blieb der Gipfel der Punta San Matteo lange Zeit von Truppen unber\u00fchrt, denn beide Seiten hielten die Verteidigung und die damit verbundene Versorgungslogistik f\u00fcr schwierig. Nichtsdestotrotz wurde der Berggipfel im Sommer 1917 von den \u00d6sterreichern besetzt, wodurch sie nicht nur die italienischen Soldaten und Fahrzeuge, die den Gavia-Pass \u00fcberschritten, kontrollieren konnten, sondern auch das Gebiet zwischen dem Corno dei Tre Signori mit einer H\u00f6he von 3.360 Metern \u00f6stlich des Gavia-Passes, und der Punta d\u2019Albiolo mit einer H\u00f6he von 2.970 Metern im Oberen Valle di Viso.<br \/>\nDas \u00f6sterreichische Heer errichtete im Gipfelbereich Sch\u00fctzengr\u00e4ben, in denen Maschinengewehre aufgestellt wurden; die Gr\u00e4ben waren miteinander durch kurze, ins Eis geschlagene Stollen verbunden. Circa 30 Meter unterhalb des Gipfels wurde au\u00dferdem ein tiefer Tunnel ins Eis geschlagen mit einer \u00d6ffnung im Osten, in Richtung des Monte Giumella. Dieser Tunnel diente als Unterkunft f\u00fcr die M\u00e4nner und als Lager f\u00fcr Lebensmittelvorr\u00e4te und Munition. Auf die Besetzung der Punta San Matteo von \u00f6sterreichischer Seite erfolgte auf italienischer Seite die Verst\u00e4rkung der Stellungen auf den Gipfeln des Vallombrina, Villacorna, Tresero und Doseg\u00f9 sowie auf der Jakobsspitze.<br \/>\nF\u00fcr August 1918 planten die Italiener die Eroberung der Punta San Matteo durch einen von f\u00fcnf Kolonnen ausgef\u00fchrten Angriff. Der Plan sah vor, dass die erste Kolonne, bestehend aus zehn \u201ck\u00fchnen\u201d F\u00fchrern aus dem Val Zebr\u00f9 unter der F\u00fchrung des Feldwebels Pietro Caimi entlang der nordwestlichen Wand auf die Punta San Matteo steigen sollten. Eine zweite Kolonne von 30 Soldaten unter der F\u00fchrung des Leutnants Giovan Battista Compagnoni &#8211; Bergf\u00fchrer und Grundschullehrer aus Santa Caterina Valfurva &#8211;  sollten \u00fcber den s\u00fcd\u00f6stlichen Grat und den Doseg\u00f9-Gletscher aufsteigen. Die dritte Kolonne &#8211; auch diese mit 30 Soldaten -, gef\u00fchrt vom Leutnant  Camillo De Filippi, sollten in der Zwischenzeit den Monte Mantello umgehen, um bei Bedarf eingreifen zu k\u00f6nnen. Die Gipfelbesetzung des Monte Mantello war hingegen das Ziel der vierten Kolonne, die aus nur neun Soldaten bestand. Die f\u00fcnfte Kolonne schlie\u00dflich hatte die Aufgabe, in der Schlussphase des Angriffs einzugreifen, um den Feind zur Aufgabe zu zwingen. Au\u00dferdem stand auch das 306. Ski-Bataillon \u201cMonte Ortler\u201c  unter der F\u00fchrung des Hauptmanns Guido Bertarelli bereit, um notfalls Beistand zu leisten. Am Morgen des 13. August 1918 wurde das Startzeichen zum Angriff gegeben und in einer Milit\u00e4raktion, die nur geringe Verluste verzeichnete, besetzten circa 100 Alpini den Gipfel.<br \/>\nAn den darauffolgenden Tagen leisteten die Alpini harte Arbeit, indem sie die Verteidigungsstellungen errichteten. Das Kommando der italienischen Stellung auf der Punta San Matteo unterlag dem Hauptmann Arnaldo Berni des 307. Ski-Bataillons \u201cMonte Ortler\u201c. H\u00f6ren wir, was Arnaldo Berni in einem Brief an seine Familie schrieb:<br \/>\nMeine Liebsten,<br \/>\nendlich kann ich nach langen Tagen gezwungenen Schweigens Euch etwas mehr Zeit widmen [\u2026]. Ihr wisst aus dem offiziellen Kommuniqu\u00e9 dass am 13. dieses Monats die Punta San Matteo mit 3.684 Metern sowie der Monte Mantello erobert wurden [\u2026]. Die Aktion wurde von meinem Bataillon ausgef\u00fchrt und auch ich habe mit meiner Kompanie, die ihm alle Ehre machte, daran teilgenommen. Nunmehr befinden wir uns an den eroberten Positionen und Ihr k\u00f6nnt Euch vorstellen, wie es uns da geht. Die Beschwernisse aufgrund des Klimas und des Gel\u00e4ndes sind immens, und wir sind stetig darum besorgt, uns dieses eroberte Gebiet nicht vom Feind, der ganz nahe steht, entrei\u00dfen zu lassen [\u2026]. Trotz aller Unannehmlichkeiten erfreue ich mich immer bester Gesundheit. [Unsere Aktion\u2026] gelang aufs Vortrefflichste und mit nur ganz wenigen Verlusten [\u2026]. Seit Beginn des Krieges war dies die Aktion, die auf h\u00f6chster H\u00f6he \u00fcberhaupt durchgef\u00fchrt wurde. Die Journalisten kommen nicht bis zu uns hoch und so wird \u00fcber die Taten unserer Soldaten, die hier oben ans Wunderbare grenzen, nichts berichtet oder jedenfalls zu wenig \u2026  <\/p>\n<p>Mit der R\u00fcckeroberung der Punta San Matteo war auf \u00f6sterreichischer Seite die Dritte Kompanie des Sturmbataillons des Ersten Kaisersch\u00fctzen-Regiments beauftragt, die am 3. September 1918 mit einem massiven Aufgebot an Kr\u00e4ften zum Angriff \u00fcberging. Nach einem intensiven, vorbereitenden Beschuss des Gipfels und unter dem Schutz des dichten Nebels verlie\u00dfen 400 Kaisersch\u00fctzen den Monte Giumella. So schnell wie sich die Schlachtphasen abspielten, so blutig waren sie auch, und am Ende blieben auf dem Schlachtfeld etwa hundert M\u00e4nner beider Aufstellungen zur\u00fcck: Unter ihnen befand sich auch Hauptmann Berni, der im Tunnel, in dem er sich mit seinen M\u00e4nnern aufhielt,  von Eisbl\u00f6cken mitgerissen wurde. In den darauffolgenden Jahren stiegen dessen Vater Archinto und die Br\u00fcder zusammen mit dem treuen Offiziersburschen Giacomo Perico viele Male auf den Gipfel des San Matteo in der Hoffnung, den Leichnam zu finden; sie hatten jedoch keinen Erfolg. Ein Jahrhundert nach diesen dramatischen Ereignissen verwahrt der Gipfel des San Matteo noch immer die K\u00f6rper von circa 50 M\u00e4nnern \u2013 zum Gro\u00dfteil Italiener \u2013 die unter der Gletscherschicht des Gipfels begraben sind.<br \/>\nSo lesen wir heute im Alpenf\u00fchrer Ortles, Adamello, Giudicarie, Garda Ovest:<br \/>\nSowohl die Eroberung des San Matteo, ausgef\u00fchrt von einer Sturmtruppe der Alpini, als auch die R\u00fcckeroberung vonseiten der Kaisersch\u00fctzen wurde von den jeweiligen Milit\u00e4rexperten f\u00fcr hoffnungslos und unm\u00f6glich gehalten in Anbetracht der bis dahin gemachten, negativen Erfahrungen. Zusammen mit der Punta San Matteo brachten die Kaisersch\u00fctzen auch den Monte Mantello wieder in ihren Besitz. Seither [\u2026] herrscht auf diesen eisigen und einsamen, unbeschreiblich sch\u00f6nen Gipfeln wieder Frieden, so wie schon vor dem Konflikt, ein Frieden der an die Ewigkeit erinnert. In den hohen Felsbastionen unter diesen Gipfeln findet man immer noch Sch\u00fctzengr\u00e4ben, Steinmauern, Fundamente f\u00fcr Gesch\u00fctze und Seilbahnen. Zahlreiche Pfade und Spuren zeugen von den ehemaligen Verbindungswegen zu den Gletschern; sie scheinen absurd und nutzlos und erzeugen im Wanderer ein Gef\u00fchl der Verwirrung und Ratlosigkeit, wenn er sich \u2013 unwissend dieser Ereignisse \u2013 fragt, wer sie wohl angelegt hat und wozu sie dienten. Es waren die Alpini, die Kaisersch\u00fctzen, die Standsch\u00fctzen, die diese Wege einschlugen, um zu ihren Linien und Wachtposten an der Front zu gelangen. In den Felsen der umliegenden Gipfel findet man die \u00dcberreste von Stellungen und Kavernen, aus denen der kalte und doch aufregende Atem der Geschichte dringt, eine Geschichte, die eine jegliche normale Bergsteigererfahrung bei weitem \u00fcbertrifft.<br \/>\nDiese Schlachten zur Eroberung des San Matteo waren die h\u00f6chstgelegenen Kampfhandlungen des gesamten Ersten Weltkriegs.<\/p>\n","audio":"https:\/\/a.webmapp.it\/stelvio.wp.webmapp.it\/media\/audios\/2604_de.mp3"}},"web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/poi\/pns0502-punto-di-inquadramento-storico-e-glaciologico-paesaggistico\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","ele":2638},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5153884936421,46.3648318674235]}}