{"type":"FeatureCollection","features":[{"type":"Feature","properties":{"id":2600,"name":"PNS0500 Rifugio Berni e Monumento ai Caduti","description":"<p>Benvenuto nel Parco Nazionale dello Stelvio.<\/p>\n<p>L\u2019App \u201cOltre le tracce della storia\u201d che hai attivato ti consente di ricevere sul tuo  smartphone informazioni storiche e ambientali sul luogo che stai visitando. In tal modo possiamo offrirti contenuti culturali senza dover posare e gestire cartelli e senza che tu ti debba fermare per leggerli. Via via che procederai lungo l\u2019itinerario, in corrispondenza dei principali punti di interesse, che sono stati georeferenziati, riceverai una notifica sul tuo dispositivo mobile: apparir\u00e0 quindi l\u2019immagine della cartina della zona e potrai attivare l\u2019audio con la descrizione. Ti consigliamo l\u2019utilizzo degli auricolari: per camminare mantenendo la necessaria attenzione al percorso. Oltre alle informazioni audio, l\u2019applicazione mette a disposizione anche una serie di immagini d\u2019archivio, ma per guardare le foto, fermati qualche istante: la prudenza in montagna \u00e8 sempre d\u2019obbligo. Ne approfitterai per contemplare anche il paesaggio che ti circonda.<br \/>\nRicordati di utilizzare sempre calzature da montagna e abbigliamento adeguato: in alta quota il tempo cambia anche velocemente ed \u00e8 importante avere sempre con s\u00e9 indumenti caldi e protezioni contro il vento o la pioggia. \u00c8 opportuno portare cibo e acqua, ed \u00e8 buona norma disporre di una minima dotazione per il pronto soccorso. Per percorrere in sicurezza l\u2019itinerario considera inoltre la possibilit\u00e0 di farti accompagnare da una guida alpina o da un accompagnatore di media montagna.<br \/>\nTi trovi all\u2019interno del Parco Nazionale dello Stelvio, a cavallo tra Lombardia, Trentino, Alto Adige\/S\u00fcdtirol e Svizzera, a cospetto delle pi\u00f9 imponenti montagne del gruppo dell\u2019Ortles-Cevedale. Oggi \u00e8 un luogo fortemente turistico, d\u2019incontro e di passaggio, ma gi\u00e0 dall&#8217;antichit\u00e0 queste montagne rappresentavano un importante collegamento di uomini e merci tra i due versanti delle Alpi.<br \/>\nTra il 1915 e il 1918 questo territorio fu teatro di aspri combattimenti tra Regno d\u2019Italia e Impero Austro-Ungarico. I luoghi ove si svolsero i combattimenti erano in genere ad alta quota, coperti prevalentemente da neve e ghiacciai perenni: per questo motivo, il conflitto prese il nome di Guerra Bianca. Proprio grazie alla conservazione facilitata dal particolare ambiente di alta quota, sono ancora numerose le testimonianze della permanenza dei soldati dei due eserciti su queste cime. Si tratta di elementi storici importanti, oggi tutelati dalla legge: \u00e8 pertanto vietata ogni azione di danneggiamento, compreso anche il solo prelievo di piccole porzioni di manufatti e reperti.<br \/>\nI contenuti proposti rientrano nel programma di valorizzazione del patrimonio storico promosso e sostenuto da Regione Lombardia all\u2019interno del Parco Nazionale dello Stelvio e del Parco dell\u2019Adamello con la collaborazione del Museo della Guerra Bianca di Tem\u00f9.<br \/>\nIl progetto intende descrivere i luoghi, le vicende e i manufatti legati alla prima guerra mondiale, facendo emergere aspetti poco noti del conflitto, ma soprattutto intende ricorda-re che la storia della Guerra Bianca, e di tutta la Grande Guerra, \u00e8 colma di sacrifici inimmaginabili da entrambe le parti.<br \/>\nQuesto racconto vuole essere un omaggio a quei soldati che, nel sommesso compimento di un dovere o nella convinzione di onorare la propria Patria fino a donarle la vita, sono stati protagonisti di quelle tragiche vicende. Per questo ti  invitiamo a intraprendere questa passeggiata non solo con un approccio rispettoso dell\u2019ambiente, ma anche della memoria di quegli uomini che qui furono costretti ad affrontarsi e a uccidersi.<\/p>\n<p>Grazie alla collaborazione dell\u2019archivio del Museo della Guerra Bianca di Tem\u00f9, nei punti di interesse di questo percorso saranno visibili anche fotografie storiche di queste zone. Le immagini naturalistiche sono invece tratte dal repertorio del concorso fotografico internazionale &#8220;Fotografare il Parco&#8221;<\/p>\n<p>L\u2019itinerario che stai per iniziare ha un dislivello in salita di circa 750 metri, e per le sue caratteristiche \u00e8 rivolto a escursionisti esperti. Lungo il percorso che ti condurr\u00e0 verso il Pizzo di Vallombrina, incontrerai numerose opere militari italiane, alloggi, postazioni di artiglieria, trincee e linee di filo spinato.<\/p>\n<p>Ti trovi nei pressi del rifugio Arnaldo Berni, costruito nel 1933 dal CAI di Brescia, lungo la strada che dal Passo di Gavia discende verso la Valfurva.<\/p>\n<p>Da qui \u00e8 ben visibile verso est la cresta che ad oltre 3500 metri separa il Ghiacciaio di Doseg\u00f9 da quello dei Forni, dove durante la guerra da parte austriaca fu presidiata la Punta San Matteo e il Monte Mantello. Le truppe italiane controllavano invece a nord la Cima San Giacomo, il Pizzo Tresero e la Cima Doseg\u00f9; a sud la Cima Villacorna, il Pizzo di Vallombrina, il Passo Doseg\u00f9, il Passo della Sforzellina e il Corno dei Tre Signori. <\/p>\n<p>La denominazione di quest\u2019ultima montagna evoca l\u2019antico confine tra Principato Vescovile di Trento, Repubblica di Venezia e Contea di Bormio.<\/p>\n<p>Sin dall\u2019et\u00e0 medievale, i mercanti veneziani provenienti dalla Valle Camonica percorrevano il Passo di Gavia scendendo attraverso la Valfurva a Bormio, per poi dirigersi verso l\u2019Engadina e il Tirolo austriaco, e infine raggiungere le piazze commerciali della Baviera. Qui venivano venduti vino, tessuti e spezie. Durante il viaggio di ritorno, i mercanti trasportavano il sale, proveniente soprattutto dalle miniere del Salisburghese. La strada, o meglio il sentiero, che collegava la Valle Camonica alla Valfurva e alla Valtellina partiva da Ponte di Legno, e transitando per la localit\u00e0 Sant\u2019Apollonia raggiungeva il Passo di Gavia. Raggiunto il Passo il sentiero, snodandosi a lato del Lago Bianco, proseguiva costeggiando il lato destro orografico del Torrente Gavia. Di questo percorso resta in alcuni tratti l\u2019originale pavimentazione veneziana a larghe pietre, il Ponte di Pietra e, discendendo verso l\u2019abitato di Santa Caterina Valfurva, il Ponte delle Vacche. <\/p>\n<p>Prima di iniziare il percorso soffermati sul monumento di forma piramidale, al cui vertice \u00e8 posta un\u2019aquila in bronzo. Il monumento fu eretto in ricordo dei caduti della 307esima Compagnia Skiatori Monte Ortler che presero parte alla battaglia di Punta San Matteo del 3 settembre 1918. Inaugurato nel 1919 e posto in prossimit\u00e0 del Rifugio di Gavia, nel 1927 il monumento fu trasportato nella sua attuale collocazione. <\/p>\n<p>Imbocca ora il sentiero CAI n. 525 che scende lungo un tracciato militare; dopo aver superato il Torrente Gavia ti condurr\u00e0 in pochi minuti nei pressi del vecchio rifugio di Gavia.<\/p>\n<p>Buon cammino!<\/p>\n","modified":"2021-07-06T09:01:45","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","audio":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS_IT05_0500.mp3","taxonomy":{"webmapp_category":[11]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"hearing":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"vision":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"cognitive":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2600","wp_edit":"http:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2600&action=edit","translations":{"en":{"id":3321,"name":"PNS0500 Rifugio Berni e Monumento ai Caduti","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0500-rifugio-berni-e-monumento-ai-caduti\/?lang=en","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3321","description":"<p>Welcome to the Stelvio National Park<br \/>\nThe application \u201cFollowing in the footsteps of history\u201d you have activated gives you access to historical and environmental information on the place you are visiting. It is a way of offering cultural contents without us needing to set up and manage info boards or you to stop and read them. As you move along the itinerary you will receive mobile phone alerts when you reach points of interest. A map of the area will automatically appear, giving you the opportunity to activate an audio description. We recommend you use headphones so that you can remain focused on the route as you walk. As well as audio information the application also makes a series of archive images available. Stop a moment to look at these. Prudence is always advisable in the mountains. Take advantage of the opportunity to enjoy the landscape around you.<br \/>\nRemember to wear mountain boots and suitable clothing at all times. At high altitudes the weather changes rapidly and it is important to have warm, wind and rain proof clothing with you at all times. Bringing food and water is recommended and bringing a minimum of first aid supplies with you is good practice. For safety purposes you may also want to consider hiring an Alpine or Middle Mountain guide to accompany you.<br \/>\nYou are in the Stevio National Park, on the border between the Lombardy Region, Trentino, Alto Adige\/S\u00fcdtirol and Switzerland, in proximity to some of the highest mountains in the Ortles-Cevedale massif. It is now a popular tourist destination, a place of meeting and transit, but these mountains have been an important cross-Alpine transit route for both men and goods since antiquity.<br \/>\nFrom 1915 to 1918 the area was the site of bloody fighting between the Italian kingdom and the Austro-Hungarian Empire. Most of the fighting took place at high altitude, where permanent snow and glaciers are the norm and this is why it has been called the White War ever since. It is precisely due to the specific conservation facilitated by high altitude environments that so much evidence of the presence of the two armies on these peaks has been conserved. These are important historical records now protected by the law. Any damage whatsoever, including taking with you a small piece of these historical items and finds is thus strictly forbidden.<br \/>\nThe information offered here falls under the historical heritage promotion programme sponsored and promoted by the Lombard Region in the Stelvio National Park and the Adamello Park, in conjunction with the Tem\u00f9 White War Museum. The aim of the project is to describe the places, events and artefacts linked to World War One, bringing out little known aspects of the war and, above all, remembering that the history of the White War, like that of the Great War as a whole, is a story of unimaginable suffering on both sides.<br \/>\nThe purpose of this story is thus to pay tribute to those soldiers who played a part in these tragic events, quietly doing their duty or in the belief that honouring their nation meant giving their lives. We therefore hope you will undertake this very beautiful walk in a spirit which is respectful not only of nature but also, first and foremost, of the memory of the men who were obliged to fight and kill each other here.<br \/>\nThanks to the assistance of the Tem\u00f9 Museo della Guerra Bianca in Adamello, photographs of the area are also on display at this itinerary\u2019s points of interest. The nature images have been taken from the international photography competition Fotografare il Parco.<br \/>\nThe itinerary you are about to start out on involves an altitude gain and loss of around 750 metres and is for expert hikers only. Along the route towards Pizzo di Vallombrina (3220 metres), you will come across a great many Italian army buildings: shelters, artillery positions, trenches and rows of barbed wire.<\/p>\n<p>You are now near Rifugio Arnaldo Berni, built in 1933 by the Brescia CAI section along the road which descends from Passo di Gavia towards Valfurva.<\/p>\n<p>From here you get a clear view eastwards of the ridge which separates the Doseg\u00f9 glacier at over 3500 metres from the Forni glacier where the Austrian wartime guard post was Punta San Matteo and Monte Mantello. Italian troops, on the other hand, controlled Cima San Giacomo, Pizzo Tresero and Cima Doseg\u00f9 to the north, Cima Villacorna, Pizzo di Vallombrina, Passo Doseg\u00f9, Punta and Passo della Sforzellina and Corno dei Tre Signori, at an altitude of 3360 metres, to the south. The name of this latter mountain conjures up the historic border between the Trento Prince Bishopric, the Venetian Republic and the County of Bormio. <\/p>\n<p>From the Middle Ages onwards, Venetian merchants from the Camonica valley travelled across the Gavia Pass and descended through Valfurva to Bormio before making their way towards Engadine and the Austrian Tyrol and lastly the Bavarian trading towns. Here wine, cloth and spices were bought and sold. During their return journey merchants transported salt from the mines around Salzburg. The road, or rather footpath, which linked the Camonica valley with Valfurva and Valtellina started at Ponte di Legno and passed through Sant\u2019Apollonia to Passo di Gavia. After reaching the pass the path passed along the side of Lago Bianco and continued along the right bank of Torrente Gavia. On some sections of this path the original Venetian large stone paving has survived as well as the Ponte di Pietra bridge and, descending towards the village of Santa Caterina Valfurva, the Ponte delle Vacche bridge. <\/p>\n<p>Before setting off, stop at the pyramid shaped monument with a bronze eagle to one side. The monument was built to commemorate the fallen of the 307th Skiatori Monte Ortler Company which took part in the Punta San Matteo battle on 3rd September 1918. Opened in 1919 and positioned near Rifugio di Gavia, in 1927 the monument was moved to its current location. <\/p>\n<p>Now take CAI footpath no. 525 which descends along a military track and crosses Torrente Gavia, taking you to the old Gavia refuge in just a few minutes.<\/p>\n<p>Happy walking!<\/p>\n"},"de":{"id":2808,"name":"PNS0500 Rifugio Berni e Monumento ai Caduti","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0500-rifugio-berni-e-monumento-ai-caduti\/?lang=de","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2808","description":"<p>Willkommen im Nationalpark Stilfserjoch.<br \/>\nDie Anwendung \u201eAuf den Spuren der Geschichte\u201c ist jetzt auf Ihrem Smartphone aktiv: Nun werden Ihnen interessante Inhalte, wie Informationen \u00fcber die Geschichte und die Natur des Ortes, den Sie besuchen, direkt auf Ihrem Handy gezeigt. Dadurch k\u00f6nnen wir auf m\u00fchsame Schilder verzichten und Ihnen einen erleichterten Zugang auf kulturelle Inhalte anbieten, die Sie einfach auf Ihrem mobilen Ger\u00e4t lesen k\u00f6nnen, w\u00e4hrend Sie unterwegs sind. Dank der Geokodierung werden Sie entlang der Route nichts mehr \u00fcbersehen: Eine Benachrichtigung auf Ihrem Smartphone wird Sie auf die wichtigsten Punkte aufmerksam machen. Sie k\u00f6nnen auch die Karte des Gebiets rund um Sie auf Ihrem mobilen Ger\u00e4t einsehen und die Audiobeschreibung anh\u00f6ren. Wir empfehlen Ihnen die Verwendung von Kopfh\u00f6rern: So k\u00f6nnen Sie sich ohne Ablenkung durch Ihr Smartphone auf den Pfad konzentrieren. Zus\u00e4tzlich zu den Audioinformationen bietet die Anwendung auch eine Reihe von Bildern: Bleiben Sie einen Moment stehen, um sich die sch\u00f6nsten Aufnahmen anzusehen. Vorsicht ist in den Bergen immer geboten. Ein kurzer Stopp wird Ihnen auch die Gelegenheit bieten, die Natur um sich herum zu betrachten.<br \/>\nAuf Bergschuhe und geeignete Kleidung sollten Sie nie vergessen: In den Bergen kann sich das Wetter auch sehr schnell \u00e4ndern. Es ist darum wichtig, dass Sie warme Kleidung, die Ihnen Schutz vor Regen und Wind bietet, immer bei sich haben. Eine gute Idee ist auch, Lebensmittel und Wasser mitzunehmen. Erste-Hilfe-Ausr\u00fcstung soll ebenfalls bei jedem Ausflug in den Bergen ihren Platz im Rucksack finden. In puncto Sicherheit sollten Sie auch die M\u00f6glichkeit in Betracht ziehen, sich von einem Berg- oder Mittelgebirgsf\u00fchrer begleiten zu lassen.<br \/>\nSie befinden sich im Nationalpark Stilfserjoch, am Grenzpunkt zwischen der Region Lombardei, dem Trentino, S\u00fcdtirol und der Schweiz, vor den imposantesten Gipfeln der Adamello-Gruppe. Heute ist der Park ein Ort von gro\u00dfem touristischem Interesse, der Begegnung und des Durchgangs, aber schon in der Antike stellten diese Berge eine wichtige Verbindung von Menschen und Waren zwischen den beiden Seiten der Alpen dar.<br \/>\nZwischen 1915 und 1918 wurde dieses Gebiet zum Schauplatz heftiger K\u00e4mpfe zwischen Italien und \u00d6sterreich-Ungarn. Gek\u00e4mpft wurde vor allem auf den h\u00f6heren Bergen, die das ganze Jahr \u00fcber von Schnee und Gletschern bedeckt waren: Aus diesem Grund wurde der Konflikt schon damals als Wei\u00dfer Krieg bezeichnet. Gerade der besonderen H\u00f6henlage ist es zu verdanken, dass uns heute noch zahlreiche Zeugnisse vom Leben der Soldaten beider Nationen an der Bergfront erhalten geblieben sind. Es handelt sich um wichtige historische Elemente, die heute unter gesetzlichem Schutz stehen: Jede Besch\u00e4digung, auch das Entfernen kleiner Teile von Artefakten und Funden, ist strikt verboten.<br \/>\nDie angebotenen Inhalte sind Teil des Programms zur Aufwertung des historischen Erbes, das von der Region Lombardei im Nationalpark Stilfserjoch und im Park Adamello in Zusammenarbeit mit dem Museum des Wei\u00dfen Krieges in Tem\u00f9 gef\u00f6rdert und betreut wird. Das Projekt beabsichtigt, die mit dem Ersten Weltkrieg verbundenen Orte, Ereignisse und Artefakte zu beschreiben und wenig bekannte Aspekte des Konflikts ans Licht zu bringen, aber vor allem will es uns an die Hingabe der Soldaten erinnern, die im Wei\u00dfen Krieg und im Ersten Weltkrieg auf beiden Seiten k\u00e4mpften.<br \/>\nDiese Erz\u00e4hlung will jener Soldaten gedenken, die in der unterw\u00fcrfigen Erf\u00fcllung einer Pflicht oder in der \u00dcberzeugung, ihr Land zu ehren, bis hin zur Hingabe ihres Lebens, zu Protagonisten jener tragischen Ereignisse wurden. Wir laden Sie deshalb dazu ein, diese Wanderung nicht nur mit Respekt vor der Umwelt, sondern auch &#8211; und vor allem &#8211; im Gedenken an die M\u00e4nner zu unternehmen, die hier k\u00e4mpfen und sich gegenseitig das Leben nehmen mussten.<\/p>\n<p>Dank der Zusammenarbeit mit dem Archiv des \u201eMuseo della Guerra Bianca in Adamello\u201c in der Ortschaft Tem\u00f9 werden an den wichtigsten Stationen dieser Wanderung auch historische Fotos dieses Gebiets gezeigt. Die Naturfotos stammen hingegen aus der Sammlung des internationalen Fotowettbewerbs \u201eFotografare il Parco\u201c.<br \/>\nDie hier vorgeschlagene Wanderung betr\u00e4gt einen H\u00f6henunterschied bergauf von circa 750 Metern und wendet sich aufgrund ihrer Eigenschaften an erfahrene Bergwanderer. Auf dem Weg, der Sie zum Pizzo di Vallombrina auf eine H\u00f6he 3.220 Meter f\u00fchrt, werden Sie zahlreiche italienische Milit\u00e4ranlagen begegnen wie Unterst\u00e4nde, Artilleriestellungen, Sch\u00fctzengr\u00e4ben und Stacheldrahtbarrikaden.<\/p>\n<p>Sie befinden sich in der N\u00e4he der Schutzh\u00fctte Arnaldo Berni, die von der Sektion Brescia des Italienischen Alpenvereins CAI 1933 an der Stra\u00dfe die vom Gavia-Pass ins Valfurva hinunterf\u00fchrt, erbaut wurde.<\/p>\n<p>Von hier aus ist gegen Osten der Kamm gut sichtbar, der auf 3.500 Meter H\u00f6he den Doseg\u00f9-Gletscher vom Fornigletscher teilt und wo w\u00e4hrend des Kriegs auf der Punta San Matteo und dem Monte Mantello \u00f6sterreichische Soldaten einen St\u00fctzpunkt hatten. Die Italiener hingegen kontrollierten im Norden die Jakobsspitze, den  Pizzo Tresero und den Doseg\u00f9; im S\u00fcden besetzten sie den Gipfel des Villacorna, den Pizzo di Vallombrina, den Doseg\u00f9-Pass, den Sforzellina-Pass nebst gleichnamigem Gipfel und den Corno dei Tre Signori mit seinen 3.360 Metern. Der Name dieses Gipfels \u2013 auf Deutsch: Dreiherrenhorn &#8211; erinnert daran, dass hier einst die Grenzen von drei Herrschaftsbereichen aneinanderstie\u00dfen: das bisch\u00f6fliche F\u00fcrstentum Trient, die Republik Venezien und die Grafschaft Bormio. <\/p>\n<p>Seit dem Mittelalter benutzten venezianische Kaufleute, die aus dem Valcamonica kamen, den Gavia-Pass, um durch das Valfurva hinunter nach Bormio zu gelangen; von dort aus zogen sie ins Engadin und ins \u00f6sterreichische Tirol, um schlie\u00dflich die Handelspl\u00e4tze in Bayern zu erreichen, wo sie Wein, Stoffe und Gew\u00fcrze verkauften. Auf der R\u00fcckreise transportieren die Kaufleute dann Salz, das vor allem aus den Bergwerken des Salzburger Landes stammte. Die Stra\u00dfe, oder besser der Weg, der die T\u00e4ler des Valcamonica mit denen des Valfurva und des Veltlins verband, hatte seinen Ausgangspunkt bei Ponte di Legno; er f\u00fchrte \u00fcber den Ort Sant\u2019Apollonia auf den Gavia-Pass. Auf dem Pass schl\u00e4ngelte sich der Weg zun\u00e4chst am Ufer des Lago Bianco entlang, um dann der rechten Seite des Bergbachs Gavia zu folgen. Vom urspr\u00fcnglichen Weg stammen auf diesem Streckenabschnitt noch einige Reste der ehemaligen venezianischen Pflasterung mit ihren breiten Steinen, die Steinbr\u00fccke, die dem Ort Ponte di Pietra seinen Namen verlieh und talw\u00e4rts, in Richtung der bewohnten Ortschaft von Santa Caterina Valfurva, die Br\u00fccke Ponte delle Vacche &#8211; auf Deutsch: Kuhbr\u00fccke. <\/p>\n<p>Schauen Sie sich vor Beginn der Wanderung kurz das pyramidenf\u00f6rmige Denkmal an,  auf dessen Spitze ein Bronzeadler thront. Das Denkmal wurde im Andenken an die Gefallenen des 307. Ski-Bataillons Monte Ortler errichtet, die an der Schlacht um die Punta San Matteo am 3. September 1918 teilnahmen. Dieses Denkmal wurde 1919 in der N\u00e4he der Gavia-Schutzh\u00fctte eingeweiht, dann jedoch 1927 an den derzeitigen Standort versetzt. <\/p>\n<p>Biegen Sie nun ein auf den Weg 525 des italienischen Alpenvereins, der auf einem ehemaligen Milit\u00e4rweg talw\u00e4rts f\u00fchrt. Nach der \u00dcberquerung des Bergbachs Gavia bringt er Sie in wenigen Minuten in die N\u00e4he der alten Gavia-Schutzh\u00fctte.<\/p>\n<p>Wir w\u00fcnsche Ihnen eine sch\u00f6ne Wanderung!<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/poi\/pns0500-rifugio-berni-e-monumento-ai-caduti\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","ele":2541,"sequence":1},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5005877181571,46.35986791798]}},{"type":"Feature","properties":{"id":2602,"name":"PNS0501 Villaggio Militare ex Rifugio di Gavia","description":"<p>Posto a 2522 metri, il rifugio fu costruito dal CAI di Brescia nel 1899. Quando venne inaugurato, la rivista mensile del CAI riport\u00f2 questi commenti:<\/p>\n<p>\u201cIl Rifugio aperto \u00e8 situato al Passo di Gavia ed \u00e8 costituito da una stanza che ha superficie di 12 metri quadri. La elevata sua situazione e la prossimit\u00e0 dei ghiacciai che lo circondano lo fanno sede di frequentissime bufere, riuscite fatali a pi\u00f9 di un viandante. Numerose ossa umane e di animali si rinvennero sull\u2019accidentato altipiano, e da un cranio umano ancor oggi esistente sotto una pietra, una localit\u00e0 prese il nome di testa di morto\u201d. <\/p>\n<p>Dopo la sua inaugurazione, a causa dell\u2019incuria dei viandanti, il rifugio fu reso inabitabile e in pochi anni and\u00f2 in completa rovina. Ripristinato e ampliato durante la guerra, l\u2019edificio fu adibito da parte italiana a sede del comando del settore Gavia, mentre nei dintorni sono presenti i resti di alloggi e baraccamenti per il deposito logistico e il ricovero delle truppe. <\/p>\n<p>Da questi alloggi partirono gli alpini del battaglione Val d\u2019Intelvi che nell\u2019agosto del 1915 valicarono il Passo della Sforzellina e il Passo di Doseg\u00f9, discesero in territorio trentino lungo l\u2019Alta Val del Monte, fino a raggiungere la Malga Palud\u00e8i, per poi ritirarsi.<\/p>\n<p>La strada del Gavia che hai percorso per raggiungere queste zone fa parte di un sistema di strade e teleferiche costruite dall\u2019esercito italiano per l\u2019approvvigionamento delle linee del fronte Ortles-Cevedale. <\/p>\n<p>Con l\u2019ingresso dell\u2019Italia nel primo conflitto mondiale, il Passo di Gavia fu ritenuto fondamentale per la sua funzione di collegamento tra l\u2019Alta Valtellina e l\u2019Alta Valle Camonica, permettendo quindi un raccordo strategico tra il fronte dell\u2019Ortles-Cevedale e quello dell\u2019Adamello. Con lo scoppio del conflitto i reparti del Genio italiano, anche ricorrendo allo scavo di gallerie, tracciarono una nuova strada militare, adatta al transito di mezzi motorizzati e pezzi di artiglieria. Il passo dall\u2019alto era difeso dall\u2019artiglieria italiana, collocata a est sul Monte Gavia, e a ovest sul Monte Gaviola.<\/p>\n<p>Ecco quello che scrive Ulrico Martinelli nel libro La guerra a 3000 metri. Dallo Stelvio al Gavia, 1915-1918, pubblicato nel 1928:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019accesso alle posizioni pi\u00f9 importanti aveva reso necessarie alcune strade, costruite con meravigliosa rapidit\u00e0, ardite nelle curve, audaci nel superare i dislivelli, di cui alcune carreggiabili o meglio camionabili per le piccole meravigliose mulette Fiat.<br \/>\nTra le prime quella che da Uzza s\u2019inerpica sul ripido costone della Reit sino al Passo dell\u2019Ables; un\u2019altra che si stacca da S. Antonio di Valfurva, s\u2019innalza subito tra prati e boschi e per la Val Zebr\u00f9 giunge sino alla Baita del Pastore; una terza, importantissima, quella che attraverso il Passo del Gavia metteva in comunicazione Ponte di Legno e S. Apollonia con S. Caterina e Bormio. A completare queste arterie di comunicazione furono impiantate dovunque linee teleferiche: alcune di breve percorso, come quelle che dal piano di Spondalunga portava al Filon dei Mot, e l\u2019altra che, dalla confluenza della Val Vitelli col Braulio, saliva alle Buse. Altre invece avevano uno sviluppo assai maggiore: quella arditissima che dalla Prima Cantoniera dello Stelvio saliva alla Bocchetta di Pedenoletto, divisa in tre tratti. Meno paurosa quella che dall\u2019Alpe di Sol\u00e0z sopra Teregua nella Valfurva saliva al Passo dell\u2019Ables, l\u2019altra che dalla Baita del Pastore portava alla Capanna Milano. Erano tutte teleferiche del tipo Ceretti Tanfani e funzionavano a motore.\u201d<\/p>\n","modified":"2021-07-06T09:01:45","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","audio":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS_IT05_0501.mp3","taxonomy":{"webmapp_category":[11]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"hearing":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"vision":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"cognitive":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2602","wp_edit":"http:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2602&action=edit","translations":{"en":{"id":3322,"name":"PNS0501 Villaggio Militare ex Rifugio di Gavia","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0501-villaggio-militare-ex-rifugio-di-gavia\/?lang=en","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3322","description":"<p>At an altitude of 2522 metres, on the right bank of Torrente Gavia and built in proximity to the old trade route from Passo di Gavia to Valfurva, the refuge was built by the Brescia CAI section in 1899, and the CAI\u2019s monthly magazine reports as follows:<br \/>\nThis functioning refuge is at Passo di Gavia and is made up of a single room measuring 12 square metres. Its high altitude and proximity to the glaciers around it means that it is the site of frequent storms which have been fatal to more than a few travellers. A great many human and animal bones have been found on this rough high plateau as well as a human skull still to be found under a stone, a place given the name dead man\u2019s head\u201d.<\/p>\n<p>After it was opened and as a result of the neglect of those passing through it, the refuge was left uninhabitable and fell into complete disrepair within a few years. Renovated and enlarged during the war by Italian soldiers under the Gavia sector command, around it there are the remains of lodgings and shelters for logistics supplies and troop accommodation. <\/p>\n<p>It was from these shelters that the Alpini from the Val d\u2019Intelvi Battalion set off in August 1915, crossing Passo della Sforzellina and Passo di Doseg\u00f9 and descending into Trentino along Alta Val del Monte to Malga Palud\u00e8i, before retreating.<\/p>\n<p>The Gavia road you have walked along to reach this point is part of a system of roads and teleferics built by the Italian army to supply the Ortles-Cevedale sector. <\/p>\n<p>When Italy joined First World War, Passo di Gavia was held to be a fundamentally important link between the upper Valtellina and the upper Camonica valleys, thus acting as strategic link between the Ortles-Cevedale and Adamello fronts. When the war broke out the Italian army divisions built a new military road suitable for motor vehicles and artillery, including by building tunnels. The pass was defended from above by the Italian artillery to the east of Monte Gavia (3220 metres) and to the west on Monte Gaviola (3025 metres).<\/p>\n<p>On this subject listen to the words of Ulrico Martinelli in the book La guerra a 3000 metri. Dallo Stelvio al Gavia, 1915-1918, published in 1928:<\/p>\n<p>Access to the most important positions required the building of certain roads with wonderful speed, bold bends and daring ascents and descents including a few accessible to vehicles or rather the wonderful small Fiat trucks.<br \/>\nThese included the road which winds its way up the steep Reit ridge from Uzza to Passo dell\u2019Ables, another which turns off from S. Antonio di Valfurva, climbing up immediately through fields and forests and Val Zebr\u00f9 to Baita del Pastore. A third and very important road crosses Passo del Gavia, linking Ponte di Legno and S. Apollonia with S. Caterina and Bormio. <\/p>\n<p>Completing this communication network, teleferic lines were built everywhere, some brief, like that from the Spondalunga plateau to Filon del Mot and another which climbed to Buse from the Val Vitelli confluence. Others were longer including a daring teleferic from the Stelvio Prima Cantoniera up to Bocchetta di Pedenoletto, divided into three sections. The teleferic which linked Alpe Sol\u00e0z above Teregua in Valfurva climbed up to Passo dell\u2019Ables and another from Baita del Pastore to Capanna Milano were less frightening. These were all Ceretti Tanfani type teleferics which were motorised.<\/p>\n"},"de":{"id":2809,"name":"PNS0501 Villaggio Militare ex Rifugio di Gavia","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0501-villaggio-militare-ex-rifugio-di-gavia\/?lang=de","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2809","description":"<p>Diese H\u00fctte, die sich auf einer H\u00f6he von 2.522 Metern befindet, wurde von der Sektion Brescia des italienischen Alpenvereins CAI im Jahr 1899 errichtet. Bei der Einweihung wurde in der Monatszeitschrift des CAI dar\u00fcber folgendes geschrieben: <\/p>\n<p>\u201eDiese neu er\u00f6ffnete H\u00fctte liegt am Gavia-Pass und besteht aus einem Raum mit circa 12 Quadratmetern. Aufgrund der hohen Lage und der N\u00e4he zu den Gletschern toben hier oben oft Schneest\u00fcrme, die schon mehr als einem Wanderer zum Verh\u00e4ngnis geworden sind. Die holprige Hochebene ist \u00fcbers\u00e4t mit zahlreichen Tier- und Menschenknochen und von einem unter einem Stein aufgefundenen Totenkopf, der sich noch immer an Ort und Stelle befindet, r\u00fchrt der Ortsname \u201eTesta di Morto\u201c her\u201d. <\/p>\n<p>Nach der Einweihung war die H\u00fctte aufgrund der Achtlosigkeit der Wanderer schon bald unbewohnbar geworden und sie zerfiel im Verlauf weniger Jahre zu einer Ruine. W\u00e4hrend des Krieges wurde das Geb\u00e4ude dann wieder hergerichtet und erweitert und von den Italienern als Kommandositz des Bezirks Gavia benutzt. In der Umgebung sieht man noch Reste von Unterk\u00fcnften und Baracken, die zur Unterbringung der Truppen und als Lager dienten.  <\/p>\n<p>Von hier aus starteten die Alpini des Regiments Val d\u2019Intelvi, als sie im August 1915 den Sforzellina-Pass und den Doseg\u00f9-Pass \u00fcberschritten, am oberen Val del Monte entlang ins Gebiet des Trentino bis zur Malga Palud\u00e8i abstiegen, um sich aber dann schlie\u00dflich wieder zur\u00fcckzuziehen. <\/p>\n<p>Die Gavia-Stra\u00dfe, auf der Sie bis hierher gelangt sind, ist Teil eines Stra\u00dfen- und Seilbahnsystems, das vom italienischen Heer zur Versorgung der Ortler-Frontlinie errichtet wurde. <\/p>\n<p>Beim Eintritt Italiens in den Ersten Weltkrieg wurde der Gavia-Pass aufgrund seiner Position zwischen dem Veltlin und dem oberen Valcamonica f\u00fcr au\u00dferordentlich wichtig gehalten, denn er stellte eine strategische Verbindung zwischen der Ortler-Front und der Adamello-Front dar. Bei Ausbruch des Konflikts legten die Pioniere des italienischen Heers eine neue Milit\u00e4rstra\u00dfe an, f\u00fcr die auch Tunnels gegraben wurden; diese Stra\u00dfe sollte f\u00fcr den Transit der Fahrzeuge und der Artillerie dienen. Der Pass wurde von der italienischen Artillerie, die sich im Osten auf dem Monte Gavia auf 3.220 Metern festgesetzt hatte, und im Westen auf dem Monte Gaviola auf 3.025 Meter H\u00f6he errichtet, verteidigt .<\/p>\n<p>H\u00f6ren Sie sich in diesem Zusammenhang an, was Ulrico Martinelli in seinem Buch \u201eDer Krieg auf 3.000 Meter H\u00f6he. Vom Stilfser Joch zum Gavia-Pass, 1915 bis 1918\u201c  schrieb. Das Buch wurde 1928 ver\u00f6ffentlicht:<\/p>\n<p>Um die wichtigsten Stellungen zu erreichen, waren mehrere Stra\u00dfen notwendig, die mit wunderbarer Schnelligkeit, mit k\u00fchnen Kurven und gewagten Steigungen zur \u00dcberwindung der H\u00f6henunterschiede gebaut wurden; einige davon waren auch befahrbar, zumindest mit den kleinen, fabelhaften Fiat Mulette-Lastwagen.<br \/>\nEine dieser Stra\u00dfen f\u00fchrt von Uzza den steilen Grat des Reit hinauf bis zum Passo dell\u2019Ables; eine andere zweigt in Sant Antonio di Valfurva ab, f\u00fchrt sodann durch Wiesen und W\u00e4lder sowie durch das Zebr\u00f9-Tal bis zur Baita del Pastore; eine dritte, \u00e4u\u00dferst wichtige, ist die Stra\u00dfe \u00fcber den Gavia-Pass, die die Ortschaften Ponte di Legno und Sant\u2018 Apollonia mit Santa Caterina und Bormio verbindet. <\/p>\n<p>Zur Vervollst\u00e4ndigung dieser Kommunikationslinien wurden \u00fcberall Transportseilbahnen errichtet: einige davon \u00fcberquerten nur kurze Spannfelder, wie die Seilbahnen, die die Spondalunga-Ebene mit dem Filon dei Mot verbanden oder eine andere Bahn, die vom Treffpunkt der beiden T\u00e4ler Vitelli und Braulio zu den Buse hinaufging. Andere Seilbahnen hingegen \u00fcberbr\u00fcckten betr\u00e4chtliche Distanzen, so die gewagte Materialseilbahn vom ersten Stra\u00dfenw\u00e4rterhaus des Stilfser Jochs zur Bocchetta di Pedenoletto hinauf, die in drei  Abschnitte unterteilt war. Weniger be\u00e4ngstigend waren die Seilbahnen von der Alpe Sol\u00e0z oberhalb von Teregua im Valfurva zum Passo dell\u2019Ables oder von der Baita del Pastore zur Milano-H\u00fctte. Bei allen handelte es sich um motorbetriebene Modelle des Herstellers Ceretti Tanfani.<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/poi\/pns0501-villaggio-militare-ex-rifugio-di-gavia\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","ele":2522,"sequence":2},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5031668817588,46.3592054644643]}},{"type":"Feature","properties":{"id":2604,"name":"PNS0502 Punto di inquadramento storico e glaciologico-paesaggistico","description":"<p>Ti trovi in un tipico ambiente alpino di alta montagna. Basse temperature e lungo periodo di innevamento in inverno, irraggiamento estremamente intenso e venti che causano disidratazione in estate; in questi ambienti tutto sembra congiurare contro la possibilit\u00e0 di sopravvivenza delle piante. La stagione per vegetare si riduce, spesso, a pochissime settimane. Ci\u00f2 nonostante sono molte le piante che riescono a sopravvivere, grazie a particolari adattamenti alle difficili condizioni dell\u2019alta montagna. \u00c8 il caso dei salici striscianti, come il salice erbaceo. Parenti strettissimi dei salici arborei di pianura, qui i salici crescono lungo il terreno anzich\u00e9 in verticale, sollevandosi dal suolo solo di pochi centimetri. Fino ad agosto potete anche osservare le piccole campanelle sfrangiate della Soldanella, che spesso fiorisce prima che la neve sia del tutto sciolta, perforando gli ultimi centimetri del manto bianco. Comuni sono i piccoli fiori rosa della Silene acaule, tipica pianta a cuscinetto, o quelli blu delle diverse specie di genziane che amano i suoli acidi, caratteristici di queste zone. Sono solo alcune delle molte piante che riescono a fiorire in questi luoghi. <\/p>\n<p>Il Ghiacciaio di Doseg\u00f9 che vedi in direzione del tuo percorso, \u00e8 uno degli ultimi testimoni dei vastissimi ghiacciai che un tempo coprivano gran parte della Valle di Doseg\u00f9 e della Valle di Gavia. Nel Pleistocene, a partire da un milione e ottocento mila anni fa, si sono succedute diverse fasi glaciali, intercalate da periodi pi\u00f9 caldi in cui i ghiacciai si ritiravano. L\u2019ultimo importante episodio ha avuto un massimo tra i 18 e i 22.000 anni fa. Il ghiaccio riempiva la valle fino a 3000 metri di quota: ne emergevano, come isole di roccia, solo le cime e i crinali pi\u00f9 elevati. Circa 17000 anni fa il ghiaccio ha iniziato la sua ritirata, lasciando dietro di s\u00e9 molte testimonianze della sua antica presenza. Ad esempio le rocce montonate, dossi rocciosi con un lato smussato e l\u2019altro ripido, o le \u201cstrie\u201d, i solchi sulla roccia incisi dal pietrisco trascinato dal ghiaccio nel suo movimento verso valle.<\/p>\n<p>La tua posizione offre una magnifica vista panoramica sulla Punta San Matteo che si eleva laggi\u00f9, a nord est. Il nome della montagna \u00e8 dovuto all\u2019ascensione, compiuta da Julius von Payer nel giorno di San Matteo, il 21 settembre del 1867, mentre la prima salita fu effettuata due anni prima, il 28 giugno del 1865, ad opera degli inglesi Francis Fox Tuckett e Douglas William Freshfield. <\/p>\n<p>Nel corso del primo conflitto mondiale la cima del San Matteo rimase a lungo non presidiata da truppe, in quanto fu ritenuta da entrambe le parti di difficile approvvigionamento e difendibilit\u00e0. Tuttavia nell\u2019estate del 1917 la cima fu occupata da parte austriaca, e questo rese possibile il controllo del passaggio di uomini e mezzi italiani dal Passo di Gavia e il dominio strategico sul settore posto tra il Corno dei Tre Signori e la Punta d\u2019Albiolo, nell\u2019Alta Valle di Viso.<br \/>\nL\u2019esercito austriaco allest\u00ec la parte sommitale del San Matteo con trincee dotate di mitragliatrice e collegate tra loro da brevi gallerie scavate nel ghiaccio. A circa 30 metri dalla cima fu inoltre scavata &#8211; sempre nel ghiaccio &#8211; una profonda galleria dotata di un\u2019apertura a est in direzione del Monte Giumella. Questa galleria serv\u00ec da ricovero per gli uomini e da deposito di rifornimenti e di munizioni. Alla presa austriaca del San Matteo corrispose da parte italiana il rafforzamento delle posizioni di Vallom brina, Villacorna, Tresero, Doseg\u00f9 e San Giacomo.<br \/>\nPer il mese di agosto del 1918 gli italiani organizzarono la conquista del San Matteo con un piano di attacco ripartito in cinque colonne. Il piano prevedeva che la prima colonna, composta da dieci guide ardite della Val Zebr\u00f9 e guidato dal sergente Pietro Caimi, risalisse la cima del San Matteo salendo lungo la parete Nord-Ovest. Una seconda colonna, composta da trenta soldati agli ordini del tenente Giovan Battista Compagnoni, guida alpina e maestro elementare di Santa Caterina Valfurva, sarebbe risalita attraverso la cresta Sud-Ovest attraversando il Ghiacciaio di Doseg\u00f9. La terza colonna, sempre composta da trenta uomini e capitanata dal tenente Camillo De Filippi, avrebbe nel frattempo aggirato il Monte Mantello per intervenire in caso di bisogno. Il Monte Mantello rappresentava invece l\u2019obbiettivo della quarta colonna, composta da soli nove uomini, che avevano il compito di occuparne la cima. La quinta colonna infine aveva l\u2019ordine di intervenire durante la fase finale dell\u2019azione per costringere alla resa il nemico. E infine la 306esima compagnia skiatori Monte Ortler, capitanata da Guido Bertarelli, era pronta a dare supporto in caso di necessit\u00e0. La mattina del 13 agosto 1918 il piano di attacco scatt\u00f2, e con un\u2019azione rapida che registr\u00f2 limitate perdite un centinaio di alpini mise piede sulla vetta del San Matteo.<br \/>\nNelle giornate successive gli alpini italiani furono impegnati in un duro lavoro di allestimento delle postazioni difensive. A capo del presidio italiano allestito sulla Punta San Matteo fu posto il capitano Arnaldo Berni della 307esima compagnia skiatori Monte Ortler. Ascoltiamolo in una lettera alla famiglia:<br \/>\n\u201cCarissimi,<br \/>\neccomi finalmente, dopo tanti giorni di forzato silenzio, ad intrattenermi un po\u2019 pi\u00f9 a lungo con voi [\u2026]. Voi sapete, dal Comunicato ufficiale, che il giorno 13 \u00e8 stata conquistata la Punta San Matteo a 3684 metri ed il Monte Mantello [\u2026]. L\u2019azione \u00e8 stata fatta dal mio Battaglione ed anch\u2019io vi ho preso parte con la mia compagnia, la quale si \u00e8 fatta onore. Ora siamo sulle posizioni conquistate e vi potete immaginare come ci si sta. Sono disagi immensi per le condizioni di clima e di suolo, \u00e8 una preoccupazione continua per non farci strappare la nuova conquista dal nemico che ci \u00e8 vicinissimo [\u2026]. Malgrado i disagi passati la mia salute si \u00e8 sempre mantenuta ottima. La nostra azione\u2026 \u00e8 riuscita in modo brillantissimo e con pochissime perdite [\u2026]. \u00c8 stata l\u2019azione pi\u00f9 alta svoltasi dall\u2019inizio della guerra. I giornalisti non arrivano fino a noi e cos\u00ec le gesta dei nostri soldati, che quass\u00f9 hanno veramente del prodigioso, non sono rese note o lo sono troppo poco\u2026\u201d<\/p>\n<p>Incaricata della riconquista da parte austriaca della Punta San Matteo fu la terza compagnia del battaglione d\u2019assalto del primo reggimento Kaisersch\u00fctzen, che pass\u00f2 all\u2019azione il 3 settembre 1918 con un ampio dispiegamento di forze. Dopo un intenso bombardamento di preparazione sulla cima, sfruttando la densa nebbia, 400 Kaisersch\u00fctzen partirono dal Monte Giumella. Le fasi della battaglia furono tanto rapide quanto cruente, e alla fine restarono sul campo un centinaio di uomini appartenenti ad entrambi gli schieramenti: tra loro, il capitano Berni, travolto dai blocchi di ghiaccio nella galleria dove si trovava con i suoi uomini. Negli anni successivi il padre Archinto ed i fratelli, con l\u2019aiuto del fedele attendente Giacomo Perico, raggiunsero molte volte la cima del San Matteo nell\u2019intento di ritrovare il suo corpo, ma senza alcun esito. Ad un secolo di distanza da quei drammatici avvenimenti la vetta del San Matteo custodisce i corpi di una cinquantina di uomini &#8211; perlopi\u00f9 alpini italiani &#8211; ancora sepolti nella calotta di ghiaccio sommitale.<br \/>\nLeggiamo cosa \u00e8 scritto nella guida alpinistica Ortles, Adamello, Giudicarie, Garda Ovest:<br \/>\n\u201cTanto la conquista della Punta di San Matteo, compiuta da un gruppo d\u2019assalto di alpini, quanto la riconquista da parte dei Kaisersch\u00fctzen furono ritenute disperate e impossibili dai rispettivi esperti militari, che si basavano sulle esperienze negative fatte fino ad allora. Insieme alla Punta San Matteo i Kaisersch\u00fctzen si ripresero anche il Monte Mantello. Da allora [\u2026] su quelle cime gelide e solitarie, indicibilmente belle, regna di nuovo la pace che c\u2019era prima del conflitto e che rammenta l\u2019eternit\u00e0. Negli alti circhi rocciosi sotto quelle vette si trovano ancora trincee, muretti in pietra, fondamenta di piazzole per cannoni e per le teleferiche. Innumerevoli sentieri e tracce di passaggio segnano i percorsi verso i ghiacciai che sembrano assurdi e inutili, lasciando perplessi gli escursionisti; se ignari di quegli avvenimenti, essi si chiedono chi li abbia tracciati e a che cosa servissero. Furono gli alpini, i Kaisersch\u00fctzen, gli Standsch\u00fctzen a percorrerli per giungere alle rispettive linee e vedette sul fronte. Nelle rocce delle cime circostanti si trovano resti di posizioni e caverne da cui esce l\u2019alito freddo e insieme appassionante della storia, che qui trascende ogni esperienza alpinistica normale.\u201d<br \/>\nLe battaglie per la conquista del San Matteo furono le azioni organiche combattute alla quota pi\u00f9 elevata di tutta la Grande Guerra.<\/p>\n","modified":"2021-07-06T09:01:45","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","audio":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS_IT05_0502.mp3","taxonomy":{"webmapp_category":[11]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"hearing":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"vision":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"cognitive":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2604","wp_edit":"http:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2604&action=edit","translations":{"en":{"id":3323,"name":"PNS0502 Punto di inquadramento storico e glaciologico-paesaggistico","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0502-punto-di-inquadramento-storico-e-glaciologico-paesaggistico\/?lang=en","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3323","description":"<p>You are in a typical high mountain Alpine setting. Low temperatures and long periods of snow in winter, extremely intense sun and wind causing dehydration in summer: everything in this mountain environment seems to work against plant survival. And as if this were not enough, the growing season is frequently reduced to just a few weeks. Despite this many plants manage to survive up here thanks to specific adaptations to difficult high mountain conditions. This is the case of low growing willows such as the dwarf willow. Close relatives of the tree willows which grow on the plains, here willows grow along the land rather than up from it, rising only a few centimetres from the ground. Until August you can also find small Soldanella, little fringed bellflowers, which often flower before the snow has all melted, breaking through the last few centimetres of snow. Small pink moss campion flowers, a typical cushion plant, or the blues of the various gentians which love the acid soils of this area. These are just some of the many plants which manage to flower in these places. <\/p>\n<p>The Doseg\u00f9 glacier which you can see in the direction you will shortly be walking is one of the last traces of the vast glaciers which once covered the bulk of the Doseg\u00f9 and Gavia valleys. In the Pleistocene era, from one million eight hundred thousand years ago, various ice ages succeeded one another punctuated by warmer periods in which the glaciers withdrew. The last episode peaked at around 18-22,000 years ago. The glacier filled the valley up to an altitude of 2700 to 3000 metres with only the highest peaks and ridges sticking out over the top like rock islands. From 17,500 years ago the glacier began to recede, leaving behind it many traces of its ancient presence. The roche moutonn\u00e9e, rocks with one side smoothed over and the other steep or those with grooves in the rock carved out by the gravel dragged along by the glacier as it moved down into the valley bottom.<\/p>\n<p>Your position affords a magnificent view of Punta San Matteo (3678 metres) to the north east. The mountain\u2019s name is due to the climb completed by Julius von Payer on St. Matthew\u2019s day (21st September) 1867 while the first ascent dates to two years earlier, 28th June 1865, by Englishmen Francis Fox Tuckett and Douglas William Freshfield. <\/p>\n<p>During First World War the peak of San Matteo remained unguarded at length as it was considered difficult to supply and defend by both sides. However, in the summer of 1917 the peak was occupied by the Austrians and this enabled the latter to control Italian men and vehicle movements from Passo di Gavia and strategic domination over the sector between Corno dei Tre Signori (3360 metres, to the east of Passo di Gavia) and Punta d\u2019Albiolo (2970 metres) in the upper Viso valley.<br \/>\nThe Austrian army built trenches equipped with machine guns and linked together by short tunnels dug out of the ice at the peak of San Matteo. Around 30 metres from the peak a deep tunnel opening up to the east in the direction of Monte Giumella was dug. This tunnel served as a shelter for soldiers and a supplies and ammunition deposit. The Italians responded to the Austrians taking San Matteo by strengthening their Vallombrina, Villacorna, Tresero, Doseg\u00f9 and San Giacomo positions.<br \/>\nIn August 1918 the Italians organised an attack on San Matteo with a five pronged strategy. The plan involved the first column, made up of ten Val Zebr\u00f9 Arditi Alpine guides led by Sergeant Pietro Caimi climbing up to the peak of San Mateo along its north-west face. A second column made up of thirty soldiers under the command of Lieutenant Giovan Battista Compagnoni, Santa Caterina Valfurva Alpine guide and elementary school teacher, were to climb the south-west ridge, crossing the Doseg\u00f9 glacier. The third column, once again made up of thirty men and captained by Lieutenant Camillo De Filippi was, in the meantime, to move to the other side of Monte Mantello so as to be able to help if needed. Monte Mantello was the objective of the fourth column made up of just nine men whose task it was to occupy the peak. Lastly, the fifth column was given orders to act during the final phase of the action to oblige the enemy to surrender. Lastly the 306th Skiatori Monte Ortler Company captained by Guido Bertarelli was ready to provide support if needed. On the morning of 13th August 1918 the attack was launched and a hundred or so Alpini soldiers set foot on the peak in rapid action which led to immediate losses.<br \/>\nOver the days which followed the Italian Alpini set to the hard work of setting up defensive positions. Leading the Italian guard set up on Punta San Matteo was Captain Arnaldo Berni of the 307th Skiatori Monte Ortler Company. Listen to what Berni had to say about this in a letter to his family:<br \/>\nDear all,<br \/>\nHere I am finally, after many days of enforced silence, able to spend a little more time with you [\u2026]. You know, from official communiques, that Punta San Matteo at 3684 metres and Monte Mantello were conquered on the 13th [\u2026]. The action was the work of my battalion and I took part in it, too, with my battalion, which did itself honour. Now we are in the positions conquered and you can imagine how it feels. There are immense climate and ground related difficulties and we are constantly preoccupied about it being taken away from us by the enemy, which is very close by [\u2026]. Despite past troubles my health has been excellent throughout. [Our action\u2026] was a huge success and with very few losses [\u2026]. It was the highest altitude action since the war began. The journalists don\u2019t make it up here and so the actions of our men, truly prodigious up here, have not been made public or too little attention has been paid them&#8230;<\/p>\n<p>The third company of the first Kaisersch\u00fctzen regiment\u2019s attack battalion was entrusted with an Austrian reconquest from Punta San Matteo and set to work on 3rd September 1918 with a considerable number of men. After heavy preparatory shelling on the peak and under cover of thick fog, 400 Kaisersch\u00fctzen set off from Monte Giumella. The battle was rapid and violent and at the end of it around one hundred men from both sides had not survived. One of these was Captain Berni, knocked down by blocks of ice in the tunnel he was waiting in with his men. Over the following years, his father Archinto and brothers, together with his loyal adjutant Giacomo Perico, climbed up to the peak of San Matteo many times in an attempt to find his corpse but always unsuccessfully. A century on from these dramatic events the San Matteo peak still guards the bodies of around fifty men &#8211; mainly Italian Alpini soldiers &#8211; still buried deep in the great peak glacier.<br \/>\nLet&#8217;s now read the Ortles, Adamello, Giudicarie, Garda Ovest mountain guidebook.<br \/>\nBoth the capturing of Punta San Matteo by an Alpini assault party and its reconquest by the Kaisersch\u00fctzen were considered desperate and futile by their respective military experts who based their assessments on prior negative experiences. Together with Punta San Matteo the Kaisersch\u00fctzen retook Monte Mantello, too. Since then [\u2026] on these frozen and solitary, indescribably beautiful peaks, the peace that reigned prior to the war has lasted and feels eternal. In the high rocky cirques below those peaks there are still trenches, stone walls and foundations for gun placements and teleferics. A multiplicity of footpaths and signs of passage mark routes to the glaciers which seem absurd and useless, leaving hikers who know nothing of what went on there perplexed and wondering who might have made them and for what purpose. It was the Alpini, the Kaisersch\u00fctzen and the Standsch\u00fctzen who used them to get to their respective lines and look-out posts on the front. In the rocks of the peaks around them there are the remains of positions and caves from which emerge the cold but, at the same time, fascinating winds of the past which here transcend all normal mountaineering experience.<br \/>\nThe battles for the conquest of San Matteo were organic battles fought at the highest altitudes for the whole of the Great War.<\/p>\n"},"de":{"id":2810,"name":"PNS0502 Punto di inquadramento storico e glaciologico-paesaggistico","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0502-punto-di-inquadramento-storico-e-glaciologico-paesaggistico\/?lang=de","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2810","description":"<p>Sie befinden sich in einer typischen Hochgebirgslandschaft. Niedrige Temperaturen und lange Schneeperioden im Winter, \u00e4u\u00dferst starke Sonnenstrahlung und austrocknende Winde im Sommer; alles in dieser Umgebung scheint sich gegen die \u00dcberlebensm\u00f6glichkeiten von Pflanzen verschw\u00f6rt zu haben. Zu all dem ist die Vegetationsperiode oft auf wenige Wochen beschr\u00e4nkt. Nichtsdestotrotz gibt es viele Pflanzen, die hier oben gedeihen, dank ihrer besonderen Anpassungsf\u00e4higkeiten an die schwierigen Bedingungen im Hochgebirge. Dies ist auch der Fall bei der Kriech-Weide und der Kraut-Weide. Diese engen Verwandten der Weidenb\u00e4ume in der Ebene, wachsen hier oben auf dem Boden entlang und nicht nach oben, wobei sie sich nur wenige Zentimeter von der Erde erheben. Bis August sind auch die kleinen ausgefransten Bl\u00fcmchen des Alpengl\u00f6ckchens vorzufinden; sie bl\u00fchen oft schon, bevor der Schnee ganz weggeschmolzen ist, indem sie die letzten Zentimeter der Schneedecke durchsto\u00dfen. H\u00e4ufig kommen auch die kleinen rosa Bl\u00fcten des st\u00e4ngellosen Leimkrauts vor, einer typischen Polsterpflanze, oder die blauen Bl\u00fcmchen der verschiedenen Enzian-Arten, die die charakteristischen sauren B\u00f6den dieser Gegend lieben. Doch dies sind nur einige der vielen Pflanzen, die hier erbl\u00fchen. <\/p>\n<p>Der Doseg\u00f9-Gletscher, den Sie auf Ihrem Weg genau vor sich sehen, ist einer der letzten Zeugen eines weitr\u00e4umigen Gletschergebiets, das einst einen Gro\u00dfteil des Doseg\u00f9-Tals und des Gavia-Tals bedeckte. Im Pleistoz\u00e4n, vor 1,8 Millionen Jahren, folgten mehrere Eiszeiten aufeinander; diese wurden von w\u00e4rmeren Zeitabschnitten unterbrochen, in denen sich die Gletscher zur\u00fcckzogen. Die letzte wichtige Eiszeit erreichte ihren H\u00f6hepunkt vor 18.000  bis 22.000 Jahren. Der Gletscher f\u00fcllte das Tal bis auf 2.700 und sogar 3.000 Meter: Nur die h\u00f6chsten Gipfel und Bergk\u00e4mme ragten wie Felsinseln hervor. Vor 17.500 Jahren begann das Eis dann seinen R\u00fcckzug, wobei es viele Zeugnisse seiner langen Pr\u00e4senz zur\u00fccklie\u00df. Ein Beispiel hierf\u00fcr sind die sogenannten Rundh\u00f6cker oder Rundbuckel, Felsbrocken die auf einer Seite gerundet sind und auf der anderen steil abfallen, oder die  Gletscherschrammen, d.h.  die Rillen in den Felsen, die vom Ger\u00f6ll, das der Gletscher talw\u00e4rts mit sich schob, eingeritzt wurden. <\/p>\n<p>Von Ihrem derzeitigen Standpunkt aus haben Sie einen herrlichen Ausblick auf die Punta San Matteo mit 3.678 Metern, die in Richtung Nordosten liegt. Der Name geht auf Julius von Payer zur\u00fcck, der den Berg am Tag des Heiligen Matth\u00e4us, das hei\u00dft am 21. September des Jahres 1867 bestieg; der erste Aufstieg gelang jedoch bereits zwei Jahre vorher &#8211; am 28. Juni 1865 &#8211; den Engl\u00e4ndern Francis Fox Tuckett und Douglas William Freshfield. <\/p>\n<p>Im Verlauf des Ersten Weltkriegs blieb der Gipfel der Punta San Matteo lange Zeit von Truppen unber\u00fchrt, denn beide Seiten hielten die Verteidigung und die damit verbundene Versorgungslogistik f\u00fcr schwierig. Nichtsdestotrotz wurde der Berggipfel im Sommer 1917 von den \u00d6sterreichern besetzt, wodurch sie nicht nur die italienischen Soldaten und Fahrzeuge, die den Gavia-Pass \u00fcberschritten, kontrollieren konnten, sondern auch das Gebiet zwischen dem Corno dei Tre Signori mit einer H\u00f6he von 3.360 Metern \u00f6stlich des Gavia-Passes, und der Punta d\u2019Albiolo mit einer H\u00f6he von 2.970 Metern im Oberen Valle di Viso.<br \/>\nDas \u00f6sterreichische Heer errichtete im Gipfelbereich Sch\u00fctzengr\u00e4ben, in denen Maschinengewehre aufgestellt wurden; die Gr\u00e4ben waren miteinander durch kurze, ins Eis geschlagene Stollen verbunden. Circa 30 Meter unterhalb des Gipfels wurde au\u00dferdem ein tiefer Tunnel ins Eis geschlagen mit einer \u00d6ffnung im Osten, in Richtung des Monte Giumella. Dieser Tunnel diente als Unterkunft f\u00fcr die M\u00e4nner und als Lager f\u00fcr Lebensmittelvorr\u00e4te und Munition. Auf die Besetzung der Punta San Matteo von \u00f6sterreichischer Seite erfolgte auf italienischer Seite die Verst\u00e4rkung der Stellungen auf den Gipfeln des Vallombrina, Villacorna, Tresero und Doseg\u00f9 sowie auf der Jakobsspitze.<br \/>\nF\u00fcr August 1918 planten die Italiener die Eroberung der Punta San Matteo durch einen von f\u00fcnf Kolonnen ausgef\u00fchrten Angriff. Der Plan sah vor, dass die erste Kolonne, bestehend aus zehn \u201ck\u00fchnen\u201d F\u00fchrern aus dem Val Zebr\u00f9 unter der F\u00fchrung des Feldwebels Pietro Caimi entlang der nordwestlichen Wand auf die Punta San Matteo steigen sollten. Eine zweite Kolonne von 30 Soldaten unter der F\u00fchrung des Leutnants Giovan Battista Compagnoni &#8211; Bergf\u00fchrer und Grundschullehrer aus Santa Caterina Valfurva &#8211;  sollten \u00fcber den s\u00fcd\u00f6stlichen Grat und den Doseg\u00f9-Gletscher aufsteigen. Die dritte Kolonne &#8211; auch diese mit 30 Soldaten -, gef\u00fchrt vom Leutnant  Camillo De Filippi, sollten in der Zwischenzeit den Monte Mantello umgehen, um bei Bedarf eingreifen zu k\u00f6nnen. Die Gipfelbesetzung des Monte Mantello war hingegen das Ziel der vierten Kolonne, die aus nur neun Soldaten bestand. Die f\u00fcnfte Kolonne schlie\u00dflich hatte die Aufgabe, in der Schlussphase des Angriffs einzugreifen, um den Feind zur Aufgabe zu zwingen. Au\u00dferdem stand auch das 306. Ski-Bataillon \u201cMonte Ortler\u201c  unter der F\u00fchrung des Hauptmanns Guido Bertarelli bereit, um notfalls Beistand zu leisten. Am Morgen des 13. August 1918 wurde das Startzeichen zum Angriff gegeben und in einer Milit\u00e4raktion, die nur geringe Verluste verzeichnete, besetzten circa 100 Alpini den Gipfel.<br \/>\nAn den darauffolgenden Tagen leisteten die Alpini harte Arbeit, indem sie die Verteidigungsstellungen errichteten. Das Kommando der italienischen Stellung auf der Punta San Matteo unterlag dem Hauptmann Arnaldo Berni des 307. Ski-Bataillons \u201cMonte Ortler\u201c. H\u00f6ren wir, was Arnaldo Berni in einem Brief an seine Familie schrieb:<br \/>\nMeine Liebsten,<br \/>\nendlich kann ich nach langen Tagen gezwungenen Schweigens Euch etwas mehr Zeit widmen [\u2026]. Ihr wisst aus dem offiziellen Kommuniqu\u00e9 dass am 13. dieses Monats die Punta San Matteo mit 3.684 Metern sowie der Monte Mantello erobert wurden [\u2026]. Die Aktion wurde von meinem Bataillon ausgef\u00fchrt und auch ich habe mit meiner Kompanie, die ihm alle Ehre machte, daran teilgenommen. Nunmehr befinden wir uns an den eroberten Positionen und Ihr k\u00f6nnt Euch vorstellen, wie es uns da geht. Die Beschwernisse aufgrund des Klimas und des Gel\u00e4ndes sind immens, und wir sind stetig darum besorgt, uns dieses eroberte Gebiet nicht vom Feind, der ganz nahe steht, entrei\u00dfen zu lassen [\u2026]. Trotz aller Unannehmlichkeiten erfreue ich mich immer bester Gesundheit. [Unsere Aktion\u2026] gelang aufs Vortrefflichste und mit nur ganz wenigen Verlusten [\u2026]. Seit Beginn des Krieges war dies die Aktion, die auf h\u00f6chster H\u00f6he \u00fcberhaupt durchgef\u00fchrt wurde. Die Journalisten kommen nicht bis zu uns hoch und so wird \u00fcber die Taten unserer Soldaten, die hier oben ans Wunderbare grenzen, nichts berichtet oder jedenfalls zu wenig \u2026  <\/p>\n<p>Mit der R\u00fcckeroberung der Punta San Matteo war auf \u00f6sterreichischer Seite die Dritte Kompanie des Sturmbataillons des Ersten Kaisersch\u00fctzen-Regiments beauftragt, die am 3. September 1918 mit einem massiven Aufgebot an Kr\u00e4ften zum Angriff \u00fcberging. Nach einem intensiven, vorbereitenden Beschuss des Gipfels und unter dem Schutz des dichten Nebels verlie\u00dfen 400 Kaisersch\u00fctzen den Monte Giumella. So schnell wie sich die Schlachtphasen abspielten, so blutig waren sie auch, und am Ende blieben auf dem Schlachtfeld etwa hundert M\u00e4nner beider Aufstellungen zur\u00fcck: Unter ihnen befand sich auch Hauptmann Berni, der im Tunnel, in dem er sich mit seinen M\u00e4nnern aufhielt,  von Eisbl\u00f6cken mitgerissen wurde. In den darauffolgenden Jahren stiegen dessen Vater Archinto und die Br\u00fcder zusammen mit dem treuen Offiziersburschen Giacomo Perico viele Male auf den Gipfel des San Matteo in der Hoffnung, den Leichnam zu finden; sie hatten jedoch keinen Erfolg. Ein Jahrhundert nach diesen dramatischen Ereignissen verwahrt der Gipfel des San Matteo noch immer die K\u00f6rper von circa 50 M\u00e4nnern \u2013 zum Gro\u00dfteil Italiener \u2013 die unter der Gletscherschicht des Gipfels begraben sind.<br \/>\nSo lesen wir heute im Alpenf\u00fchrer Ortles, Adamello, Giudicarie, Garda Ovest:<br \/>\nSowohl die Eroberung des San Matteo, ausgef\u00fchrt von einer Sturmtruppe der Alpini, als auch die R\u00fcckeroberung vonseiten der Kaisersch\u00fctzen wurde von den jeweiligen Milit\u00e4rexperten f\u00fcr hoffnungslos und unm\u00f6glich gehalten in Anbetracht der bis dahin gemachten, negativen Erfahrungen. Zusammen mit der Punta San Matteo brachten die Kaisersch\u00fctzen auch den Monte Mantello wieder in ihren Besitz. Seither [\u2026] herrscht auf diesen eisigen und einsamen, unbeschreiblich sch\u00f6nen Gipfeln wieder Frieden, so wie schon vor dem Konflikt, ein Frieden der an die Ewigkeit erinnert. In den hohen Felsbastionen unter diesen Gipfeln findet man immer noch Sch\u00fctzengr\u00e4ben, Steinmauern, Fundamente f\u00fcr Gesch\u00fctze und Seilbahnen. Zahlreiche Pfade und Spuren zeugen von den ehemaligen Verbindungswegen zu den Gletschern; sie scheinen absurd und nutzlos und erzeugen im Wanderer ein Gef\u00fchl der Verwirrung und Ratlosigkeit, wenn er sich \u2013 unwissend dieser Ereignisse \u2013 fragt, wer sie wohl angelegt hat und wozu sie dienten. Es waren die Alpini, die Kaisersch\u00fctzen, die Standsch\u00fctzen, die diese Wege einschlugen, um zu ihren Linien und Wachtposten an der Front zu gelangen. In den Felsen der umliegenden Gipfel findet man die \u00dcberreste von Stellungen und Kavernen, aus denen der kalte und doch aufregende Atem der Geschichte dringt, eine Geschichte, die eine jegliche normale Bergsteigererfahrung bei weitem \u00fcbertrifft.<br \/>\nDiese Schlachten zur Eroberung des San Matteo waren die h\u00f6chstgelegenen Kampfhandlungen des gesamten Ersten Weltkriegs.<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/poi\/pns0502-punto-di-inquadramento-storico-e-glaciologico-paesaggistico\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","ele":2638,"sequence":3},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5153884936421,46.3648318674235]}},{"type":"Feature","properties":{"id":2606,"name":"PNS0503 Bivacco Battaglione Skiatori Monte Ortler","description":"<p>Ci troviamo a quota 3140 metri, lungo la cresta che dal Passo Doseg\u00f9 conduce al Pizzo di Vallombrina e che prosegue verso la Cima di Villacorna, in corrispondenza della storica linea di frontiera che separava il Regno d\u2019Italia e l\u2019Impero austro-ungarico. Puoi ben osservare ad est i versanti dell\u2019Alta Val di Monte, che scende verso l\u2019abitato trentino di Pejo, e a ovest la Valle di Gavia, che degrada verso Santa Caterina Valfurva.<br \/>\nIl presidio di queste postazioni permetteva da parte italiana il controllo delle vette del Mantello e del San Matteo, presidiate dagli austriaci. Sono qui presenti numerose testimonianze di trincee, postazioni per mitragliatrici e cannoni, punti di ricovero per le sentinelle e i resti di molti baraccamenti. Anche la cresta che dal Passo Doseg\u00f9 conduce al Corno dei Tre Signori fu interessata da varie opere difensive, concentrate soprattutto alla Punta e al Passo della Sforzellina, e collegate tramite mulattiera al Passo di Gavia.<\/p>\n<p>Il bivacco presso il quale ti trovi \u00e8 dedicato al Battaglione Skiatori Monte Ortler che presidi\u00f2 questa zona nell\u2019estate del 1918 ed \u00e8 il risultato del riadattamento di una vecchia baracca militare, compiuto dalla sezione di Valfurva dell\u2019Associazione Nazionale Alpini. Intorno a te sono numerosi i resti di fortificazioni e le linee di filo spinato.<br \/>\nAscoltiamo ancora Ulrico Martinelli, dal suo libro La guerra a 3000 metri. Dallo Stelvio al Gavia, 1915-1918:<br \/>\n\u201cOrmai l\u2019inverno s\u2019inizia precoce, un inverno quale da anni non si ricordava per abbondanza di neve caduta, per succedersi di giornate rigide e di tormenta a giornate piovose e sciroccali, tremende le une e le altre ai nostri poveri soldati costretti a vivere a oltre tremila metri, e a far la spola tra i posti di difesa e i centri di rifornimento, ora spietatamente azzannati dal gelo e dalla tormenta, e ora tragicamente travolti dalle valanghe. Il nemico non fece tante vittime tra i nostri in tutto il tempo della guerra, quante ne fece quell\u2019infausto inverno. Congelamenti e valanghe erano all\u2019ordine del giorno: le vittime numerose, pi\u00f9 degne di piet\u00e0 di coloro che cadevano nella mischia cruenta, nell\u2019assalto generoso, pieni d\u2019eroico entusiasmo\u2026\u201d<\/p>\n","modified":"2021-07-06T09:01:45","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","audio":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS_IT05_0503.mp3","taxonomy":{"webmapp_category":[11]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"hearing":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"vision":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"cognitive":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2606","wp_edit":"http:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2606&action=edit","translations":{"en":{"id":3324,"name":"PNS0503 Bivacco Battaglione Skiatori Monte Ortler","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0503-bivacco-battaglione-skiatori-monte-ortler\/?lang=en","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3324","description":"<p>We are at an altitude of 3140 metres along the ridge which leads from Passo Doseg\u00f9 to Pizzo di Vallombrina and continues in the direction of Cima di Villacorna, at the height of the historic border line between the Italian Kingdom and the Austro-Hungarian Empire. You can see the slopes of Alta Val di Monte to the east, descending towards the Trentino town of Pejo, and, to the west, the Gavia valley descending towards Santa Caterina Valfurva.<br \/>\nThese positions enabled the Italians to control the not too distant peaks of Mantello and San Matteo, guarded by the Austrians. There are numerous remains of trenches, machine gun positions and guns here as well as shelters for guards and the remains of many huts. The ridge from Passo Doseg\u00f9 to Corno dei Tre Signori was also the site of various defensive buildings concentrated, above all, on Punta and Passo della Sforzellina, linked to Passo di Gavia by mule track.<\/p>\n<p>The shelter you are currently at is dedicated to the Skiatori Monte Ortler Battalion which guarded this area in the summer of 1918 and it is the result of the re-adaptation of an old army barracks by the Valfurva section of the Associazione Nazionale Alpini. Around you are many remains of fortifications and lines of barbed wire.<br \/>\nLet\u2019s listen to Ulrico Martinelli now from his book La guerra a 3000 metri. Dallo Stelvio al Gavia, 1915-1918:<br \/>\nBy now the winter is coming on early, one whose snowfalls are heavier than any people can remember for years followed by freezing days and winds which are sometimes rainy and sometimes Sirocco, both of them terrible for our poor soldiers forced to live at over three thousand metres and travel between defensive positions and supply centres, now pitilessly scourged by ice and wind, now tragically buried by avalanches.The enemy caused many fewer deaths in the whole duration of the war than that unhappy winter. Frostbite and avalanches were the order of the day: the many victims were more worthy of pity than those who fell in fighting, in the fervour of attack, full of heroic enthusiasm&#8230;<\/p>\n"},"de":{"id":2811,"name":"PNS0503 Bivacco Battaglione Skiatori Monte Ortler","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0503-bivacco-battaglione-skiatori-monte-ortler\/?lang=de","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2811","description":"<p>Wir befinden uns auf 3.140 Meter H\u00f6he auf dem Bergkamm, der sich vom Doseg\u00f9-Pass zum Pizzo di  Vallombrina und dann weiter in Richtung Cima di Villacorna hinzieht; dieser Grat war die historische Grenzlinie zwischen dem Italienischen K\u00f6nigsreich und dem \u00d6sterreichisch-Ungarischen Kaiserreich. Sie k\u00f6nnen von hier im Osten die H\u00e4nge des Hochtals Val di Monte, das zum Trentiner Dorf Peio abf\u00e4llt, gut erkennen; im Westen liegt das Gavia-Tal, das sich nach Santa Caterina Valfurva hinunterzieht.<br \/>\nVon diesen Stellungen konnten die Italiener die nicht weit entfernten Gipfel des Monte Mantello und des San Matteo kontrollieren, die von den \u00d6sterreichern besetzt waren. In diesem Gebiet gibt es noch zahlreiche \u00dcberreste von Sch\u00fctzengr\u00e4ben, Maschinengewehr- und Gesch\u00fctzstellungen, Unterst\u00e4nde f\u00fcr die Wachtposten und die Ruinen von vielen Baracken. Auch auf dem Grat, der vom  Doseg\u00f9-Pass zum Corno dei Tre Signori f\u00fchrt, waren verschiedene Verteidigungsanlagen errichtet worden; diese konzentrierten sich vor allem auf dem Sforzellina-Pass sowie am gleichnamigen Berg und waren durch einen Saumpfad mit dem Gavia-Pass verbunden.<\/p>\n<p>Die H\u00fctte, an der Sie sich befinden, wurde dem Ski-Bataillon Monte Ortler gewidmet, das dieses Gebiet im Sommer 1918 besetzt hatte. Sie ist das Ergebnis des Umbaus einer ehemaligen Milit\u00e4rbaracke, der von der Sektion Valfurva der Nationalen Alpini-Vereinigung durchgef\u00fchrt worden war. Um Sie herum befinden sich zahlreiche Reste von Befestigungsanlagen und Stacheldrahtbarrikaden.<br \/>\nH\u00f6ren wir nochmals, was Ulrico Martinelli in seinem Buch \u201eDer Krieg auf 3.000 Meter H\u00f6he. Vom Stilfser Joch zum Gavia-Pass, 1915 bis 1918\u201c schreibt:<br \/>\nDer Winter ist \u00fcbereilt eingefallen, ein Winter, wie wir ihn schon seit Jahren nicht mehr hatten was die ergiebigen Schneef\u00e4lle anbetrifft und das h\u00e4ufige Wechseln zwischen strenger K\u00e4lte und Schneest\u00fcrmen auf der einen Seite und dann wieder regnerischen Tagen, an denen der warme Schirokko bl\u00e4st. Sowohl die einen als auch die anderen sind eine Qual f\u00fcr unsere armen Soldaten, die gezwungen sind, auf \u00fcber 3.000 Meter H\u00f6he zu leben und zwischen Verteidigungslinien und Nachschublagern pendeln: entweder leiden sie unter dem erbarmungslosen Frost und den Schneest\u00fcrmen, oder sie  werden von den Lawinen tragisch mitgerissen. Der Feind hat unter ihnen w\u00e4hrend des gesamten Krieges nicht so viele Opfer gefordert, wie es jener ungl\u00fcckselige Winter tat. Erfrierungen und Lawinen waren an der Tagesordnung: zahlreich waren die Opfer, die eher unser Mitleid verdienen als jene M\u00e4nner, die im blutigen Schlachtget\u00fcmmel fielen, im gro\u00dfz\u00fcgigen Angriff, voll von heldenhafter Begeisterung \u2026<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/poi\/pns0503-bivacco-battaglione-skiatori-monte-ortler\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","ele":3140,"sequence":4},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5436296405715,46.3586113163025]}},{"type":"Feature","properties":{"id":2608,"name":"PNS0504 Pizzo di Vallombrina","description":"<p>Siamo arrivati a 3159 metri, sulla cresta che conduce alla cima del Pizzo di Vallombrina. Il tuo sguardo si apre a 360 gradi, con a nord il Ghiacciaio di Doseg\u00f9 e la cima del Pizzo Tresero, a Nord-Est il Monte Giumella, a Sud, sul versante trentino, l\u2019Alta Val del Monte, mentre a Ovest puoi scorgere la valle di Gavia che discende verso la Valfurva.<\/p>\n<p>Lungo la cresta che hai percorso hai superato diverse linee di reticolati, postazioni e ruderi di fabbricati italiani, mentre sulla cima del Pizzo di Vallombrina puoi osservare una postazione da fucilieri realizzata in muri a secco e in ottimo stato di conservazione. Nonostante la quota e l\u2019esposizione al vento, questa posizione fu presidiata stabilmente da parte italiana perch\u00e9 da qui era possibile sorvegliare la cresta che conduce alla Punta San Matteo e dominare il versante che dalla Val del Monte scende verso l\u2019abitato di Pejo.<\/p>\n<p>In questa zona le linee dei due eserciti erano molto vicine tra loro. Racconta il capitano Agno Berlese che durante la notte di Natale del 1917 vi fu uno speciale incontro tra avversari nei pressi della Punta San Matteo. Ascoltiamolo:<\/p>\n<p>\u201cNella notte di Natale del 1917 sulla vetta del San Matteo, un giovane Kaisersch\u00fctze della ventunesima Compagnia delle guide alpine era di vedetta, quando prima sent\u00ec e poi vide risalire dal ghiacciaio del Doseg\u00fa una colonna di portatori proveniente dal Passo Gavia, la quale, diretta verso le posizioni italiane sul Tresero, si era persa nell\u2019oscurit\u00e0 e nella neve alta, dirigendosi per errore sulla cresta che conduce alla vetta del San Matteo. La vedetta diede prontamente l\u2019allarme. Ben presto giunse il comandante del posto di guardia, che si rese conto di quello che stava accadendo. Un assalto da parte della colonna italiana era da escludersi, in quanto gli uomini procedevano parlottando senza alcuna precauzione e carichi di rifornimenti. A poche decine di metri di distanza il comandante url\u00f2 agli italiani: \u00abStasera \u00e8 la festa di Natale e non spariamo! Tornate indietro!\u201d.<\/p>\n","modified":"2021-07-06T09:01:45","color":"","icon":"","noDetails":false,"noInteraction":false,"zindex":"","audio":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/PNS_IT05_0504.mp3","taxonomy":{"webmapp_category":[11]},"accessibility":{"mobility":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"hearing":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"vision":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"cognitive":{"check":false,"description":"","level":"accessible_independently"},"food":{"check":false,"description":""}},"reachability":{"by_bike":{"check":false,"description":""},"on_foot":{"check":false,"description":""},"by_car":{"check":false,"description":""},"by_public_transportation":{"check":false,"description":""}},"locale":"it","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2608","wp_edit":"http:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-admin\/post.php?post=2608&action=edit","translations":{"en":{"id":3325,"name":"PNS0504 Pizzo di Vallombrina","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0504-pizzo-di-vallombrina\/?lang=en","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/3325","description":"<p>We\u2019re now at 3159 metres, on a crest which leads to the peak of Pizzo di Vallombrina. The views here are 360 degrees with the Doseg\u00f9 glacier and the Pizzo Tresero peak to the north, Punta San Matteo to the south, upper Val del Monte on the Trentino side while the Gavia valley descending to Valfurva is visible to the west.<\/p>\n<p>Along the crest you walked along to the peak you passed a number of lines of barbed wire and Italian built positions and ruins while on the the peak of Pizzo di Vallombrina you can see a rifle position built in dry stone wall and in an excellent state of conservation. Despite the altitude and exposure to the wind, this position was stably guarded by the Italians because from here they could control the crest of Punta San Matteo and dominate the slopes which led from Val del Monte to Pejo.<br \/>\nIn this area the lines of the two armies were very close together. Captain Agno Bertese tells of a special meeting between enemies near Punta San Matteo on Christmas night 1917:<\/p>\n<p>On the night of Christmas 1917 on the San Matteo peak, a young Kaisersch\u00fctze from the 21st Alpine Guide Company was on watch when he first heard and then saw a column of porters from Passo Gavia climbing up the Doseg\u00f9 glacier on its way to the Italian Tresero positions having lost its way in the darkness and deep snow and moved up to the crest which leads to the San Matteo peak. The soldier immediately sounded the alarm. Soon the guard post commander arrived and realised what was happening. That it was an Italian attack was out of the question as the column of men were chatting to each other, taking no precautions and were loaded up with supplies. Just a few dozen metres away the commander shouted out to the Italians: \u201cTonight is Christmas night and we won\u2019t shoot! Turn back!\u201d<\/p>\n"},"de":{"id":2812,"name":"PNS0504 Pizzo di Vallombrina","web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/\/pns0504-pizzo-di-vallombrina\/?lang=de","source":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/wp-json\/wp\/v2\/poi\/2812","description":"<p>Wir sind auf 3.159 Meter angekommen, auf dem Grat, der zum Gipfel des Pizzo di Vallombrina f\u00fchrt. Es bietet sich Ihnen ein sagenhafter Rundblick: im Norden sehen Sie den Doseg\u00f9-Gletscher und die Spitze des Pizzo Tresero, im Nordosten den Monte Giumella, im S\u00fcden, auf der Seite des Trentinos, das obere Val del Monte, w\u00e4hrend im Westen das Gavia-Tal zu erkennen ist, das in Richtung Valfurva abf\u00e4llt. <\/p>\n<p>Auf dem Grat, der Sie auf diesen Gipfel f\u00fchrte, sind Sie an mehreren italienischen Stacheldrahtbarrikaden, Stellungen und Geb\u00e4uderuinen vorbeigekommen, w\u00e4hrend auf dem Gipfel des Pizzo di Vallombrina eine Sch\u00fctzenstellung zu sehen ist, die in  der Trockenmauerweise errichtet wurde und sehr gut erhaltenen ist. Trotz der H\u00f6he und der Winde, denen diese Stellung ausgesetzt ist, war sie st\u00e4ndig von italienischen Soldaten besetzt, denn von hier konnten sie den Grat zur Punta San Matteo kontrollieren sowie auch die Bergflanke beherrschen, die vom Val del Monte zur Ortschaft Pejo abf\u00e4llt. <\/p>\n<p>In diesem Gebiet waren beide feindliche Linien sehr nahe beieinander. Der Hauptmann Agno Berlese erz\u00e4hlt von einem besonderen Treffen zwischen den Gegnern in der Weihnachtsnacht 1917 in der N\u00e4he der Punta San Matteo:<\/p>\n<p>In der Weihnachtsnacht 1917 stand auf dem Gipfel des San Matteo ein junger Kaisersch\u00fctze der 21. Bergf\u00fchrer-Kompanie Wache, als er zun\u00e4chst h\u00f6rte und dann auch sah, wie sich vom Doseg\u00fa-Gletscher ein Trupp von Tr\u00e4gern vom Gavia-Pass herauf n\u00e4herte, die zu den italienischen Stellungen auf dem Tresero wollten; sie hatten sich aber in der Dunkelheit und im hohen Schnee verlaufen und zogen nunmehr irrt\u00fcmlich am Grat entlang, der auf den Gipfel des San Matteo f\u00fchrte. Der Wachtposten schlug umgehend Alarm und schon bald kam der Kommandant, dem sofort Bewusst wurde, was hier vorging. Ein Angriff vonseiten der Italiener konnte ausgeschlossen werden, denn die M\u00e4nner des Trupps redeten ohne jegliche Vorsichtsma\u00dfnahme untereinander und waren beladen mit Vorr\u00e4ten. Aus einer Distanz von wenigen Metern rief der Kommandant den Italienern zu:  \u00abHeute ist Weihnachten und wir schie\u00dfen nicht! Kehrt um!\u00bb.<\/p>\n"}},"web":"https:\/\/stelvio.wp.webmapp.it\/poi\/pns0504-pizzo-di-vallombrina\/","addr:street":"","addr:housenumber":"","addr:postcode":"","addr:city":"","contact:phone":"","contact:email":"","opening_hours":"","capacity":"","ele":3159,"sequence":5},"geometry":{"type":"Point","coordinates":[10.5405623595873,46.3630285969273]}}]}